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Roma. Identificata la prima raffigurazione dei figli di Antonio e Cleopatra

figli di Antonio e Cleopatra

È merito di un’archeologa italiana, Giuseppina Capriotti, dell’Iscima-CNR, se finalmente ai due figli gemelli di Cleopatra e Antonio, Alessandro Helios e Cleopatra Selene, è stato restituito un volto. L’esperta li ha identificati in un gruppo di sculture, esposto al Museo del Cairo. Siamo nel 41 avanti Cristo e dalla relazione amorosa tra la regina egizia e il triumviro romano nascono tre figli, prima i due gemelli, poi un secondo maschio, Tolomeo Filadelfo.

Fino ad oggi, però, l’unica immagine conosciuta e raffigurata sul verso di una moneta e in una scultura, era quella di Selene, maritata al re Giuba II. I maschi, invece, ebbero probabilmente un destino peggiore: dopo la morte dei genitori ad Alessandro e Tolomeo fu riservato verosimilmente un triste epilogo, condividendo il destino di Cesarione, il figlio che Cleopatra aveva avuto da Giulio Cesare. Durante il trionfo seguito alla conquista dell’Egitto, Ottaviano Augusto fece sfilare i figli di Antonio per poi affidarli con apparente magnanimità alla sorella Ottavia. Da qui se ne perdono le tracce: vengono cancellati dalla storia e dall’iconografia, probabilmente eliminati anche fisicamente, come aveva l’abitudine di fare la famiglia Giulio Claudia nei confronti dei dinasti che poteva rivelarsi pericolosi.

La scultura che ritrarrebbe i gemelli proviene dalla città di Dendera, in Alto Egitto, dove era custodita all’interno di un tempio dedicato ad Hathor: alta circa un metro, raffigura una bambino e un bambino che si abbracciano, affiancati da due serpenti. La testa degli infanti è sormontata da due dischi con intarsiato l’occhio-udjat, identificabili con sole e luna. Il maschio porta i capelli ricci, legati in una treccia laterale, in uso tra i bambini egizi, mentre la femmina ha i capelli raccolti in un acconciatura a grandi ciocche, molto simili a quella delle regine tolemaiche, particolarmente a quella di Cleopatra.

Quest’opera esemplare, che mostra l’innovativo dialogo tra la cultura egizia e quella ellenistica, ricorda nello stile un’altra statua scoperta a Dendera e raffigurante Pakhom, un personaggio di alto rango, datata tra il 50 e il 30 avanti Cristo. È evidente il legame tra la scultura e la dinastia tolemaica che governò l’Egitto dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.), e di cui Cleopatra fu l’ultima rappresentante. A rafforzare l’ipotesi che la scultura ritragga i figli di Cleopatra e Marco Antonio c’è anche il riferimento al mito egizio di Shu e Tefnet, figli del dio Atum e noti come i suoi occhi, ovvero il sole e la luna. Quindi, l’abbraccio dei due bambini potrebbe riferirsi alle notti di plenilunio, quando secondo la mitologia i due corpi celesti si uniscono, oppure all’eclisse di sole che si sarebbe verificata durante il riconoscimento dei gemelli di Cleopatra da parte di Marco Antonio. Fu questo il motivo per cui i bambini presero i nomi aggiuntivi di Helios e Selene, a sottolinearle il legame celeste e esaltarne la nascita gemellare.

figli di Antonio e Cleopatra

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