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Roma. Il Colosseo svela il Terzo anello e gli Ipogei

Il nostro “Venerdì di Archeorivista” si cala nella più viva attualità, l’apertura per la stampa e gli invitati, avvenuta il 14 ottobre 2010 al Colosseo, del Terzo anello chiuso da 40 anni e degli Ipogei finora inaccessibili.  Un vero evento, che evidenzia un importante successo dell’azione in profondità sull’archeologia romana, per farla uscire da un degrado endemico e metterla in sicurezza con interventi sistematici: programma inquadrato nella strategia di valorizzazione dei beni culturali che il ministro Bondi persegue con tenacia.

Colosseo svela il Terzo anello e gli Ipogei

L’evento dell’apertura inquadrato nel programma per l’archeologia romana

Era stato lapidario Roberto Cecchi, Commissario delegato per le aree archeologiche di Roma e Ostia antica nel concludere l’introduzione al suo ponderoso rapporto su “Roma archaeologia” con le parole: “Per ciò che concerne il Colosseo il progetto prevede un ampliamento del sistema di fruizione che interesserà anche l’Attico, il terzo ordine del monumento e gli Ipogei. Infine il progetto di restauro delle superfici, oltre alla sistemazione degli impianti”. Ne riassume i termini nell’aula del Collegio romano, alla presentazione del lavoro svolto con supporto di “slides” fatti di grafici e diagrammi anche nella veste di Segretario generale del Ministero dei Beni Culturali. Tutto questo viene inquadrato nell’azione quotidiana e nella strategia del Ministero attuata dal direttore generale per la valorizzazione Mario Resca e dal sottosegretario Francesco Maria Giro, con le conclusioni del ministro Sandro Bondi, che ha voluto dare una particolare solennità all’evento.

L’apertura al pubblico del Terzo anello del Colosseo dopo quarant’anni e degli Ipogei per la prima volta va molto al di là di un’inaugurazione, pur importante. Riguarda il monumento simbolo dell’antichità al quale è legata l’immagine della posizione di primissimo piano del nostro paese nei beni culturali; ed è anche una prima dimostrazione quanto mai concreta che il programma definito giusto un anno fa nel Rapporto sopra citato va avanti regolarmente con la cadenza prevista.

E allora si può confidare che i 70 interventi programmati nell’area archeologica dei Fori andranno a compimento; che venga attuato il “progetto generale di tutela” con la manutenzione programmata al posto dei concitati interventi di emergenza a danno avvenuto; che siano completate le “opere di manutenzione straordinaria e di consolidamento” anche per la sicurezza strutturale, in un assetto geologico che amplia il rischio sismico; fino al “progetto di fruizione” per la migliore visibilità dei siti. Il tutto in una zona cruciale, di notevole vastità e di estrema delicatezza, per la quale abbiamo più volte auspicato, anche sulla rivista consorella www.abruzzocultura.it, che si valutasse la fattibilità del progetto avveniristico ma non troppo, di superamento della cesura di Via dei Fori Imperiali che “interrompe un’emozione”, quella della continuità dell’area archeologica ai due lati della colata di sessanta metri di nastro stradale che la mortificano occultando tanti tesori.

Con grande soddisfazione abbiamo notato che anche Legambiente Lazio si muove in questa direzione con la “richiesta – avanzata dal suo presidente Lorenzo Parlati in una dichiarazione a “Repubblica” – di “lavorare per creare una grande area archeologica pedonalizzata da Piazza Venezia, lungo Via dei Fori e fino al Circo Massimo”. Con la sottolineatura: “Un sogno, a portata di mano, che va realizzato prestissimo”. E’ un sogno anche il nostro, anzi lo è ancora più in grande. Del resto sia il sottosegretario Giro che il sindaco Alemanno hanno espresso l’intenzione di isolare ulteriormente il Colosseo dal traffico ampliando l’area pedonale, e la cosa non può che rallegrarci.

Per questo ci è piaciuto leggere nel rapporto Cecchi – e lo abbiamo sottolineato nei tre servizi che gli dedicammo alla sua presentazione – che “l’area tra Palatino, Colosseo, Fori e Circo Massimo ha una chiara vocazione unitaria. E’ facile, cioè, immaginare di poter vedere questi beni riuniti all’interno di un unico, ideale perimetro, superando quelle divisioni che ne rendono difficile e poco comprensibile la fruizione”. Non intendiamo forzare le parole del Commissario che dà una visione generale del comprensorio, ma la nostra lettura non può non riferirla anche alla cesura dei Fori.

Sono considerazioni per il futuro, forzatamente estranee all’attuale logica che abbiamo già chiamato “primum vivere deinde philosophari”, ed è già molto riuscire a farlo con i drastici tagli di risorse che purtroppo colpiscono soprattutto la cultura. Anche perché non si cerca di “tirare a campare” come per troppo tempo si è fatto ignorando le esigenze dell’archeologia; si è messo mano con una determinazione e un impegno mai visto finora, a un lavoro encomiabile di tutela e valorizzazione.

Una impressione personale – seguendo l’esposizione del commissario Cecchi nel suo Rapporto prima e nell’aula adesso – è di sentirci più sicuri, perché lì sono le nostre radici, la nostra identità. Non ci si affida più per questi preziosi quanto delicati beni culturali allo stellone d’Italia, al troppo spesso invocato “lassù qualcuno mi ama”; il motto a cui fare riferimento è “aiutati che Dio ti aiuta”, lo ha detto giorni fa il presidente della Fondazione Cardinale Federico Borromeo, e se ragiona così l’istituzione direttamente dedicata e ispirata al santo lombardo, da laici non si può essere da meno.

Pensavamo queste cose mentre Cecchi ricordava gli impegni assunti nel settembre 2009 dimostrando, con schemi e cronogrammi, il loro rispetto in un lavoro che procede secondo i piani descritti nel suo Rapporto. Per il Colosseo la fruibilità di tutti i livelli, dagli Ipogei all’Attico è un risultato a portata di mano: manca soltanto il tassello finale dopo l’apertura ora realizzata del Terzo anello e dell’Ipogeo, con percorsi di grande fascino che attraversano ambulacri prima preclusi.

Mentre si procederà al grande restauro del monumento appena completata la gara per gli sponsor in scadenza a fine ottobre: si pensa di acquisire risorse per almeno 25 milioni di euro in cambio di forme di pubblicità “innovative e meno invasive possibili”, la cui sobrietà sarà decisiva nel ballottaggio tra le offerte: si lavorerà nella pulitura delle facciate e nella nuova recinzione in ferro battuto, nei restauri dagli Ipogei al secondo livello, si realizzeranno impianti e un centro servizi.

E’ essenziale e tecnica la relazione di Cecchi, nessuna concessione all’enfasi; anche le immagini proiettate non hanno nulla di spettacolare, anelli schematici ma sappiamo che lì c’è la bellezza del Colosseo; in più un annuncio, entro fine anno riaperti il Tempio di Venere e la Casa delle Vestali.

Il direttore generale Resca, il sottosegretario Giro e il ministro Sandro Bondi

E noto che il Colosseo è il monumento più visitato al mondo, con sei milioni di visitatori all’anno, diciannove mila al giorno, fresco record di afflusso in un trend di crescita; e cresceranno ancora con le nuove aperture che invoglieranno a tornarci i tanti che lo hanno già visto. L’introito annuo è sui 35 milioni di euro, che dovrebbero essere destinati per la conservazione senza disperderli in altri impieghi perché “non si può utilizzare il Colosseo come un bancomat”, ha detto Adriano La Regina, con l’autorità di una vita passata da soprintendente ai beni culturali e artistici della città di Roma.

Su questi temi si è soffermato il direttore generale Mario Resca che nel suo approccio manageriale alla valorizzazione non dimentica mai il mercato, la ricaduta economica sul territorio e non si stanca di ricordare che gli investimenti in questo campo hanno un elevato ritorno economico – da sei a dodici volte le risorse investite – e sono una leva formidabile per il turismo: “E’ sui beni culturali che si deve investire per il rilancio economico soprattutto in periodi di recessione”.

Il sottosegretario Francesco Maria Giro ha parlato del Colosseo come del “palazzo più noto al mondo”; e lo ha fatto da romano sollecitando a una feconda collaborazione il sindaco Alemanno, che sarà l’autorità presente all’apertura gratuita di sabato, in una staffetta ideale Stato-Comune per celebrare la romanità antica. La sua enfasi mentre sottolineava il potente impulso dato dal ministro Bondi nasceva anche dall’emozione del momento, ma aveva delle basi razionali nel ricordare la lucida strategia di puntare sulla valorizzazione dei beni culturali utilizzando i mezzi più adeguati.

Ha parlato dei tre programmi sull’archeologia romana, sui musei e su Pompei citando esempi eclatanti del degrado in cui si trovavano gli scavi e del lavoro fatto per portarli ai livelli di eccellenza che meritano per il loro valore incommensurabile. Tutto ciò superando le pastoie e le lungaggini del passato, quando perfino se si arrivava a mettere mano alle opere i cantieri erano eterni e inconcludenti, ma per lo più non si faceva neppure questo, si rimuoveva il problema.

Un altro suo riconoscimento è andato al ministro per l’azione tenace svolta all’interno del governo per portarlo a dedicare “risorse adeguate per difendere e valorizzare il nostro patrimonio culturale di valore inestimabile, di cui il Colosseo è un simbolo straordinario anche in termini di immagine”.

Nessun trionfalismo nelle parole del ministro Sandro Bondi, che hanno concluso la presentazione, ma la giusta rivendicazione della svolta strategica compiuta nel passare dalla mera conservazione – peraltro anch’essa disattesa, come aveva appena dimostrato Giro – alla valorizzazione che comprende ovviamente la tutela; anzi vede anche questa in termini attivi, non di mera custodia, con i monitoraggi e la manutenzione programmata del programma Cecchi per l’archeologia romana.

Ha ricordato come la svolta da lui impressa sia nata da una semplice constatazione: “Avevo notato che retrocedevamo nel turismo pur avendo la maggiore dotazione al mondo di beni culturali; e ho capito che dipendeva dal fatto che non veniva valorizzata, al contrario di paesi meno dotati di noi i quali ci sopravanzavano perché capaci di valorizzare ciò di cui disponevano anche se molto più modesto”. Si è decisa una terapia d’urto partendo dai punti di eccellenza per farne una leva generalizzata: di qui gli interventi radicali sull’archeologia romana e sugli scavi di Pompei, su Brera a Milano e sugli Uffizi a Firenze procedendo a interventi “non simbolici ma in profondità”.

A tal fine si è proceduto alla riforma del Ministero, e si è creata una nuova direzione generale a ciò dedicata affidata a Resca, un manager di punta preso dal privato; e si è ricorsi allo strumento del commissariamento: un’unica persona responsabile degli interventi, al posto delle competenze spesso ripartite tra ministeri e istituzioni, caso eclatante quello di Pompei; il tutto senza esautorare le strutture delle soprintendenze, al contrario valorizzandone l’insostituibile apporto specialistico con l’inserimento di una direzione manageriale che ha dato alle loro competenze sbocchi impensati.

Non è stato automatico, le resistenze non sono mancate ma i risultati hanno dimostrato che era la via giusta. Sono stati curati in modo particolare i collegamenti con gli enti locali e le istituzioni private, il cui apporto si rivela prezioso; verrà redatta una “carta dei musei” sia pubblici che privati.

Si è data molta importanza alla promozione internazionale come mostrano, in particolare, i recenti accordi con la Cina per l’apertura di un prestigioso “spazio Italia” nel grande museo di Pechino a piazza Tienanmen e il parallelo “spazio Cina” a Palazzo Venezia. E’ una citazione venuta ben a proposito, dato che il Colosseo è stato illuminato con i colori della Cina in occasione dell’apertura dell’Anno culturale della Cina in Italia il 7 ottobre, quando i lampioni di via dei Fori Imperiali sono apparsi a tutti festosamente addobbati con le tipiche lanterne rosse di quella millenaria civiltà.

Colosseo svela il Terzo anello e gli Ipogei

La visita alle nuove meraviglie del Colosseo

Era doveroso inquadrare l’evento spettacolare dell’apertura del Terzo anello e degli Ipogei del Colosseo nel lavoro che lo ha reso possibile e nel contesto in cui si colloca. Crediamo che pur nella loro inevitabile aridità gli elementi riportati ne facciano apprezzare ancora di più l’importanza perché è solo la fase iniziale di un programma di ampio respiro non episodico né transitorio.

Ma è venuto il momento della visita, a qualche ora dalla presentazione, nel pomeriggio di giovedì 14 ottobre fino a sera con la mongolfiera luminosa che illuminava gli archi e le campate del monumento mentre un catering discreto addolciva la festa, perché questa è stata una vera festa. C’erano tutti i protagonisti della presentazione svoltasi in mattinata, ministro in testa, a godersi con la stampa e gli altri invitati la circostanza in cui i risultati sono divenuti tangibili. Li toccherà con mano il vasto pubblico, sabato 16 ottobre con l’apertura gratuita per tutti, e sarà ancora festa.

E’ difficile trovare le parole adatte per descrivere le sensazioni provate, abbiamo avvertito di entrare ancora di più nella storia antica nel visitare parti prima inaccessibili dove rivivere questa storia. Vi sentiamo battere il cuore della nostra identità e scorrere la linfa delle radici che non vanno mai dimenticate o trascurate, ma rafforzate pur nella montante omologazione del mondo globalizzato.

Salendo di un livello la prospettiva si allarga e insieme si approfondisce, è come se si sorvolasse l’Anfiteatro Flavio che appare ancora più vasto mentre lo sguardo si distende in una panoramica che fa abbracciare le sterminate campate laterali, da destra a sinistra, poi da sinistra a destra, quindi si fionda verso il basso, nell’arena per i giochi dei gladiatori ora composta da ruderi che le danno la sua fisionomia inconfondibile. Più in alto spiccano le pareti superiori, la parte ancora chiusa è limitata all’Attico, quando sarà aperto non aggiungerà molto, il grande evento è quello odierno.

Più che le parole parlano le fotografie, istantanee non professionali scattate d’impulso per fermare attimi indimenticabili, compongono una galleria di sentimenti e di emozioni più che di immagini.

Ma come Roberto Cecchi vogliamo restare freddi e lo facciamo riportando le parole di Pia Petrangeli, tratte dal rapporto citato, che inserisce il Colosseo nei “progetti di sistema”: “E’ il caso dell’Anfiteatro Flavio, in cui i cantieri avviati in settori molto diversi del monumento consentiranno, una volta conclusi, di implementare i percorsi visibili aprendo al pubblico una parte di ciascun ordine dell’Anfiteatro, compreso il settore ipogeo. E’ quanto verifichiamo oggi.

E allora andiamo nei sotterranei mai accessibili in passato nella secolare storia di apertura del Colosseo al pubblico, dal lato della porta Libitinaria: il retro rispetto ai Fori Imperiali perché doveva esservi un traffico da nascondere, di gladiatori condannati a giocarsi la vita nell’arena – nelle vicinanze ci sono i resti della “Casa del gladiatore” – e di belve, corpi vivi prima o morti dopo.

Scendiamo dal Terzo anello nelle ripidissime scalinate, siamo prima saliti a piedi senza l’ascensore, pur funzionante, per l’emozione di calcare i gradini del monumento. La stretta passerella di accesso agli Ipogei con i suoi comodi scalini introduce a qualcosa di inatteso. Non sono sotterranei angusti e claustrofobici, ma è una spettacolare galleria con colonne e pilastri, muri di mattoni e di pietra: la scenografia dall’aperto si trasferisce al chiuso in dimensioni raccolte ma pur sempre imponenti

L’intera planimetria comprende un corridoio di quasi ottanta metri con un asse di oltre quaranta metri, 6 metri e mezzo sotto il livello dell’arena; ci sono corridoi ortogonali, paralleli ed ellittici. Naturalmente solo una parte è percorribile, un’altra è visibile; si vede da vicino il resto dell’arena circolare a cielo aperto, lo sguardo penetra nel dedalo di muri, si è nelle viscere del Colosseo. Il terreno non è quello delle fondazioni, ma è stato consolidato, era fatto di riporti; i muri sono sottili.

Modeste le superfici delle celle laterali nelle quali sostavano le fiere prima di salire nell’arena, e i gladiatori nei propri angusti spazi. Gli spazi si dilatano nei quattro vasti ambienti dove furono realizzate delle darsene per la battaglia navale inaugurale, l’80 dopo Cristo davanti all’imperatore.

Viene fatto di immaginare quale potesse essere l‘animazione nell’intrico di corridoi e negli ambienti sotterranei dove lavoravano gli inservienti e gli addetti alle macchine usate per muovere vere quinte teatrali azionate dal corridoio centrale e sollevate con argani e pesi: di lì venivano portati direttamente nell’arena con delle botole che si aprivano i gladiatori e le fiere, nonché altri effetti scenici, quasi “dei ex machina” che irrompevano dal basso e non dall’alto come nel teatro antico.

Colosseo svela il Terzo anello e gli Ipogei

Gli studi e i lavori per la messa in sicurezza anche dal rischio sismico

Tornando ai freddi dati tecnici, dopo le immagini ispirate dall’Ipogeo, ricordiamo che il Colosseo è un edificio di quasi 190 metri per 165, alto poco meno di 50 metri con una fondazione in “opus coementicium” e una struttura con 80 setti radiali di varia altezza collegati da volte in calcestruzzo romano alle pareti laterali, di forma ovale in travertino, con tre ordini di ottanta arcate su pilastri sovrastati dall’Attico. Inquadrata la consistenza, non riteniamo superfluo specificare alcuni del lavori compiuti su un monumento dalla conformazione particolare, che ha subito sia il degrado naturale dei materiali e delle strutture, sia le spoliazioni secolari per le nuove costruzioni:

Prima di riaprire le parti chiuse, sono stati messi in sicurezza elementi pericolanti dell’Attico, rigenerati i nuclei sopra ai pilastri, e ricostituita la continuità strutturale; più in particolare nel Terzo anello sono stati completamente risistemati sia la pavimentazione degradata e fonte di infiltrazioni, sia i parapetti affacciati sull’immensa cavea; per gli Ipogei, consolidate le strutture in elevazione, sistemato il piano di calpestio e realizzati gli accessi oltre all’illuminazione e a tutto il resto.

Ma il tema della sicurezza è ben più vasto e complesso, comprende gli effetti dei fenomeni sismici in un’area molto fragile per la precaria conformazione geologica. Più precisamente, se la parte a nord è su una piattaforma vulcanica di tufo di certo solida, quella a sud è appoggiata a sedimenti di origine fluviale e lacustre indotti dal Fosso labicano. Risultato: la prima è più stabile e conserva i quattro livelli originali degli archi, la seconda, più esposta e interessata dai crolli in passato perché i terremoti l’hanno colpita maggiormente, conserva solo due livelli completi e il terzo in parte.

Sulla sicurezza strutturale sono stati mobilitati addirittura sette gruppi di lavoro, i cui responsabili sono tutti professori, coordinati da un Comitato tecnico-scientifico costituito da sei illustri specialisti. Le criticità sono state evidenziate in dettaglio, dopo un’accurata analisi storica dei dissesti e degli interventi di restauro spesso altrettanto deleteri: tra esse “l’eterogeneità di rigidezza delle strutture in elevazione” e la mancanza di settori radiali che fanno scaricare le spinte orizzontali sulla sola parete; inoltre “le murature dell’ipogeo, nella loro eterogeneità di forme e materiali, presentano numerose criticità legate sia al degrado fisiologico sia alle trasformazioni antropiche subite, che hanno incrementato la vulnerabilità in chiave sismica di diversi lacerti murari”.

Il freddo linguaggio tecnico usato nel rapporto da Lagomarsino e Podestà non lascia indifferenti, vengono i brividi nel leggere di rischio sismico amplificato dallo stato geologico dell’area. Soprattutto in riferimento alla “sicurezza sismica della parte sommitale della parete nord, dove è evidente come l’assenza di murature di contraffortamento radiali costituisca una fonte di vulnerabilità, specie se si considera la considerevole altezza della parete stessa”. Sono elementi che vengono monitorati anche nell’ambito della “valutazione del comportamento strutturale nei confronti della pericolosità sismica del sito”. La decisione con cui il problema viene affrontato dai migliori specialisti nell’ambito del progetto di largo respiro sull’archeologia romana è la migliore garanzia che il Colosseo verrà messo in sicurezza anche nelle ipotesi di sisma di particolare gravità.

Colosseo svela il Terzo anello e gli Ipogei

Dalla storia antica alla viva attualità, il festoso brindisi finale

Nei nostri “venerdì di archeorivista” non manchiamo di dare notizie storiche sui siti visitati, sono anzi il cuore della visita dato che le evidenze visibili spesso sono modeste, e comunque i ruderi non riportano per loro stessi agli antichi assetti. Diverso è il caso del celebre Colosseo la cui evidenza spettacolare ha una forza straordinaria. E la conformazione assunta con i crolli e le spoliazioni, nel marcare il tempo e la vetustà, gli dà una straordinaria carica evocativa e un’identità inconfondibile.

Del resto, anche nell’antica Roma la fece da protagonista, proprio per l’importanza dei giochi che vi si svolgevano e consentivano di vedere da vicino l’imperatore e le più alte cariche in una condivisione di emozioni della grande folla che vi assisteva: si parla di 68 mila posti a sedere e 5 mila posti in piedi. Fu realizzato da Vespasiano in soli sette anni nella zona dove in precedenza c’era uno stagno, il mitico lago di Nerone bonificato con il riempimento di materiale risultante dalle demolizioni. Ha fondazioni imponenti di 530 metri a forma di ellisse, in una fossa larga oltre 30 metri riempita di calcestruzzo romano per oltre 6 metri e poi elevata in mattoni fino a 13 metri, divisa in quattro sezioni. L’Anfiteatro Flavio – doveroso riferimento alla stirpe del fondatore – fu chiamato Colosseo soltanto nel Medioevo, per la colossale statua, alta quasi 40 metri, di Nerone, raffigurato come il dio Apollo, spostata dalla zona della Domus Aurea a quella dell’anfiteatro.

Fu inaugurato dall’imperatore Tito nell’80 dopo Cristo, le feste durarono cento giorni; e anche se il collegamento è ardito, diciamo che è bello vivere per una serata la festa in anteprima seguita dalla vera festa popolare che sarà la preannunciata apertura gratuita al pubblico sabato 16 ottobre.

Vi si svolgevano lotte tra gladiatori e altri spettacoli, di caccia e guerra come le battaglie navali che si protraevano per l’intera giornata e proseguivano anche nella notte alla luce delle fiaccole; nella festa per l’apertura del Terzo anello e degli Ipogei c’è stata invece la mongolfiera luminosa. Nell’era imperiale gli spettacoli spesso celebravano vittorie militari o feste religiose; venivano utilizzate reti di protezione quando c’erano le fiere e velari per difendere dal sole o dalla pioggia.

A parte la controversa questione storica concernente l’utilizzazione dell’arena nelle persecuzioni dei cristiani, è certo che l’editto del 313 con cui Costantino proclamò il Cristianesimo “religione dell’impero” vietò, oltre alle condanne a morte, gli spettacoli gladiatori e venatori nel Colosseo.

Terremoti nella seconda metà del V secolo danneggiarono proprio la parte impiegata per i residui spettacoli, per cui a poco a poco venne abbandonato e fu oggetto di incendi e spoliazioni, usato come rifugio e perfino come cimitero e fortezza. Si deve arrivare a metà del XVIII secolo perché papa Pio VII ne curasse il restauro ponendo fine a un abbandono attribuito all’essere ritenuto sede di persecuzioni ai cristiani; del resto il terremoto del 1703 che colpì la zona appenninica, e in particolare L’Aquila, vi aveva provocato dei crolli. Con Benedetto XIV il Colosseo fu consacrato alla Via Crucis, rito che si ripete tuttora nella notte del venerdì santo con la partecipazione del sommo pontefice in persona. Oggi risponde al nome di Benedetto XVI: ed è una bella coincidenza l’identità dei due pontefici con l’apertura al pubblico quasi dell’intero spazio del monumento.

Anche questo abbiamo potuto registrare nella magica serata del 16 ottobre, mentre la mongolfiera luminosa faceva brillare i bicchieri del ministro e del sottosegretario, del commissario e del direttore generale, accomunati in un brindisi di celebrazione e di festa. Una festa di tutti.

Ph. Romano Maria Levante, tutte

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