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Roma: mura regie e repubblicane

Roma: mura regie e repubblicane
Il Palatino dal Circo Massimo

E’ molto difficile riuscire a ricostruire la cinta muraria della Roma più antica, laddove il mito si confonde assai spesso con la realtà e dove le testimonianze concrete sono molto labili. Ciò nonostante, scavi condotti recentemente, hanno messo in luce, lungo le pendici del Palatino, un tratto di mura databile con ogni probabilità al VII sec. a. C., al regno cioè di Romolo come riferisce la leggenda.

Questo primo esempio di fortificazione fu poi sostituito da altri. In special modo tra il VII e il VI sec. a. C., una nuova cortina muraria in blocchi di tufo rosso è la più importante ed è facilmente avvicinabile a quelle che dovevano essere le mura fatte costruire dal re Tarquinio Prisco. Queste mura erano completate nella parte esterna da un fossato, mentre all’interno doveva esserci una palizzata lignea, come testimonierebbero tracce di fori a indicare il limite del pomerio.

Nel VI sec. a. C. la città di Roma si amplia ulteriormente fino a inglobare una superficie più vasta di quella del Palatino e allora è costruita una nuova cinta muraria, le famose mura serviane del re Servio Tullio. Oggi si crede che resti di questa fortificazione siano visibili in vari punti della città moderna, in realtà si tratta di rifacimenti del IV sec. a. C. realizzati dopo l’invasione dei Galli.

La nuova cinta muraria fu realizzata da maestranze diverse che operarono contemporaneamente fino a realizzare un’opera larga 3-4 metri e alta fino a 12 metri. Il tratto meglio conservato è quello della Porta Viminalis. Immediatamente alle spalle della cortina vi era un agger, un terrapieno che arrivava fino a un punto più alto che serviva alla ronda e a rendere più agevole la difesa delle mura in caso di attacco. A testimoniare questo vi sono anche le parole di Dionigi di Alicarnasso, Cicerone, Strabone, Plinio il Vecchio.

Queste mura furono restaurate varie volte in età repubblicana ad esempio durante la seconda guerra punica e durante le guerre civili del I sec. a. C. A quest’ultimo periodo appartengono i resti ritrovati sull’Aventino e sono realizzati in opus reticulatum provvisti di aperture per le catapulte.

Con l’avvento al potere di Augusto e con l’instaurazione di un lungo periodo di pace, le mura perdono la loro funzione difensiva tanto che le abitazioni sono costruite a ridosso di queste. Roma era ormai una città aperta, delimitata solo dalle quattordici regioni volute dall’imperatore nel 7 a. C. Questo stato di cose durò fino alla costruzione delle mura aureliane nel 270-275 d.C. Delle porte di età repubblicana che si aprivano nelle mura, restano tracce assai scarse, quelle visibili sono tutte della fase aureliana. Sono stati trovati però tracce della Porta Collina, della Viminalis ma forse la porta meglio conservata è la Esquilina, a tre fornici e di travertino,che nonostante una dedica all’imperatore Galieno, è di età augustea. La porta nella struttura è assimilabile all’arco di Augusto nel Foro o a quello di Rimini che doveva avere anch’esso la funzione di porta d’ingresso alla città.

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