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Roma: origine delle catacombe

Roma: catacombe

Origine del termine catacomba 

Veri e propri tesori della Roma sotterranea le catacombe sono una viva e piena testimonianza della diffusione timida ma comunque numerosa e capillare dei primi cristiani e della profonda spiritualità delle prime comunità.

Il termine catacomba nasce a Roma e deriva dal termine ad catacumbas, cioè “presso la cavità”, che serviva per designare topograficamente una depressione di fronte al Circo di Massenzio sulla Via Appia, tra le due colline dove oggi si trovano il cimitero di Callisto e la tomba di Cecilia Metella.

Questo generico toponimo sarà poi utilizzato dalla metà del III secolo d.C. per designare i cimiteri cristiani. Si è abbandonato da tempo oramai l’erroneo luogo comune secondo il quale le catacombe erano il rifugio dei cristiani durante le gravissime persecuzioni imperiali; è quindi interessante capire perché si scelse questo anomalo modo di sepoltura dei defunti.

Inizio dell’uso della sepoltura in catacomba 

Di solito quando si parla di catacombe il pensiero si rivolge subito a Roma, anche se è inesatto dal momento che anche altri centri possiedono cimiteri sotterranei, ma nessuno possiede nuclei così imponenti ed in numero così cospiquo e, cosa non meno importante, solo a Roma è possibile avere cronologie certe sulla loro nascita, sul loro uso e sui motivi del loro abbandono.

L’alba delle catacombe si ebbe alla metà del II secolo d.C., ma le prime testimonianze sicure si datano circa un cinquantennio più tardi, agli inizi del III d.C., durante il pontificato di Papa Zefirino (199-217 d.C.), che affidò al diacono Callisto, che diventerà poi lui stesso Papa, di occuparsi della cura e della manutenzione del primo cimitero comunitario sull’Appia.

Infatti il primo vescovo di Roma ad essere sepolto in catacomba fu proprio Callisto morto nel 222 d.C. Fino a questo momento la comunità cristiana seppelliva i propri morti nei cimiteri pagani all’aperto (sub divo), successivamente il numero dei fedeli crebbe e si sentì il bisogno di “vivere” in comunità anche dopo la morte in attesa della resurrezione.

La scelta di scavare cunicoli sotterranei era dettata da motivi pratici ed economici: la natura del terreno ha svolto un ruolo fondamentale, infatti la campagna romana è fondamentalmente tufacea ed argillosa e ricca di cave per l’estrazione di pozzolana, che, una volta abbandonate, furono occupate come primi embrioni di catacombe.

Il tracciato delle cave però era irregolare, le gallerie sono molto larghe, con pareti curvate e per tale motivo spesso servirono dei rinforzi alle murature per evitare frane e per scavare i loculi per le sepolture. In alcuni casi gli scavi in profondità raggiunsero addirittura i 20 m, pari ad un edificio di sei piani.

Roma: catacombe

Credenze, riti e legislazione legati alla sepoltura

Elemento di comunanza di tutti i popoli sono la sensibilità e il legame stretto che si crea con la tomba del caro defunto; l’uomo è spinto a ciò non solo dall’affetto e dai sentimenti, ma anche dalla profonda credenza della continuità della vita oltre la morte e dalla necessità di “difendere” la tomba dalla “minaccia” di spiriti maligni.

Molti riti pagani in relazione alle sepolture, quali libagioni rituali in determinati giorni dell’anno, banchetti (epulum) per ricorrenze e feste comuni (ad esempio i parentalia a febbraio, o le rosalia a maggio,giugno, luglio), vengono assimilati nel mondo cristiano che li plasma e li adatta alle proprie necessità. Anche per i cristiani quindi il concetto di refrigerio (refrigerium = “rinfresco”; il primo significato è legato al sollievo tramite un pasto, poi assume quello di “quiete”, “riposo”) viene assimilato ad un desiderio di pace e di beatitudine che non viene comunque privato e slegato dall’idea del ristoro fisico.

Si credeva che anche nell’aldilà si avesse bisogno di cibo e bevande e compiere le libagioni su di una sepoltura significava dare un vero piacere, materiale e spirituale, all’estinto. È proprio contro queste pratiche, d’origine pagana, che si scagliano i Padri della Chiesa e soprattutto le loro grida di dissenso si volgono alla pratica, diffusasi tra i cristiani, di cospargere le tombe di fiori e corone vegetali.

Inoltre l’uso comune e diffuso di porre amuleti sui sepolcri, per allontanare il male, fu uno dei tanti elementi di superstizione che gli adepti alla nuova fede ereditarono dal paganesimo; campanelli, laminette d’argento ed oro, zoccoli di ferro, invocazioni di ogni genere, spesso incomprensibili ed oscure facevano la loro comparsa sulle sepolture assumendo un connotato apotropaico e magico.

Questo ovviamente non deve destare stupore visto che i primi cristiani altri non erano che pagani convertitosi alla nuova religione, che non rinnegarono le loro origini e la loro cultura, e come i pagani prima di loro, i nuovi fedeli accoglievano questi refrigeria come feste a cui però sommavano opere di carità verso i poveri e le vedove; la Chiesa combattè in modo secco e deciso ogni forma di degenerazione di tali pratiche, che in Occidente continuarono fino al VI d.C. e addirittura in Oriente fino al XIII secolo.

Inoltre tutte le prime sepolture cristiane sorsero al di fuori della cinta muraria, presso le grandi arterie viarie della città, in conformità delle leggi dell’Urbe (già a partire dalle XII Tavole alla metà del V a.C.) che vietavano qualsiasi forma di sepoltura nel suolo cittadino.

Qualsiasi luogo cimiteriale era ritenuto sacro ed inviolabile (locus religiosus); per tale motivo chiunque fosse colto nell’atto di rubare, di depredare o fare scempio nei cimiteri,o addirittura rimuovere delle salme da un sepolcro per far posto ai propri defunti veniva severamente punito.

Il rispetto verso i defunti, la sacralità dei sepolcri, la credenza cristiana che la partecipazione alla resurrezione fosse legata all’integrità e alla conservazione dl corpo fecero sì che nacquero e si diffusero una serie di forme deprecatorie, o di minaccia o di sanzioni contro chi violasse la sacralità della sepoltura.

Roma: catacombe

Dalle cave alle catacombe 

Quando i primi membri della comunità cristiana cominciarono a seppellire sottoterra non fecero altro che sfruttare strutture già presenti, vale a dire cunicoli arenari, idraulici o gli ipogei.

In modo particolare i cunicoli arenari sono stati la scelta principale nel costituire il nucleo originario delle catacombe e sono facilmente riconoscibili per il loro andamento irregolare e per la presenza di gallerie molto ampie. Di solito lo scavo di un nuovo ipogeo sotterraneo partiva da luoghi collinari per continuare poi in direzione orizzontale o verticale, a seconda della situazione morfologica del terreno che si incontrava.

Come primo elemento si fece ricorso a stette e ripide scale, poi venivano aperti dei lucernari, cioè pozzi verticali, che avevano il fine estrarre la terra scavata, di illuminare e di permettere il passaggio dell’aria. L’escavazione poteva essere irregolare (come avviene ad esempio nelle catacombe di Priscilla) perché il nucleo originario deriva da cave d’arenaria o a causa della morfologia del terreno, oppure regolare basandosi su uno schema progettuale preciso con gallerie ortogonali ad una principale o con il congiungimento trasversale di una serie di gallerie.

Le sepolture erano prevalentemente formate da loculi, sovrapposti, scavati nelle pareti delle gallerie lasciando a vista uno dei lati lunghi. In alcuni casi si attesta l’uso della tomba “a forno” che lasciava in vista, al contrario, uno dei lati brevi, come avviene ancora oggi nei cimiteri. I loculi venivano chiusi con lastroni di marmo o con tegole in terracotta sigillati con della calce; su questi veniva dipinto o inciso l’epigramma funebre o semplicemente il nome del defunto, addirittura in molti casi sono anepigrafi visto l’alto tasso di analfabetismo dell’epoca.

Spesso in sostituzione dell’epigrafe o semplicemente per decorare le sepolture venivano infissi gli oggetti più strani e particolari, generalmente appartenuti al defunto; basti pensare ai vari oggetti rinvenuti come monete, statuette d’avorio, giocattoli, vetro dorato o lucerne, attestate in gran quantità perché venivano sfruttate per illuminare i bui cunicoli e simbolicamente rappresentavano l’illuminazione nella via cristiana.

I loculi spesso erano interrotti dalla presenza di arcosoli, (sepolture scavate nel tufo e sormontate da un arco) destinati di consueto ai nobili e decorati a fresco. In alcuni casi vagando per le gallerie si possono incontrare delle vere e proprie cappelle funerarie destinate alla sepoltura di membri di una famiglia o di una comunità di persone; spesso presentano delle ricche decorazioni ricavate in negativo nella roccia; cornici, mensole e colonne.

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