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Roma: piramide di Gaio Cestio

Roma. Piramide di Gaio Cestio

La Piramide è un monumento funerario costruito a Roma per Gaio Cestio, probabilmente il pretore dell’anno 44 a.C. (1) L’identificazione del titolare del sepolcro, infatti, non è del tutto sicura, nonostante i dati contenuti nell’iscrizione posta sul lato occidentale (dove è l’ingresso attuale) lo indichino come Gaio Cestio Epulone, figlio di Lucio e appartenente alla tribù Poblilia, tribuno della plebe e membro del collegio dei Septemviri Epulones ovvero i sacerdoti preposti all’organizzazione dei banchetti tenuti in occasione di feste religiose. Una seconda iscrizione in caratteri più piccoli posta sul lato orientale, afferma che l’opera venne realizzata dai suoi eredi, per disposizione testamentaria, in meno di 330 giorni.

Non fu invece possibile esaudire un’altra volontà del defunto ovvero quella di deporre nella tomba i preziosi arazzi pergameni (attalica) (2) di sua proprietà e ciò a causa di una legge a carattere suntuario, ovvero mirante a limitare l’ostentazione del lusso, emanata nel 18 a.C. Con i profitti della loro vendita furono invece realizzate due statue in bronzo raffiguranti il defunto, collocate sul lato occidentale del mausoleo. Delle statue restano solo le basi iscritte (ora conservate ai Musei Capitolini), in cui sono menzionati alcuni degli eredi e beneficiari del testamento, eminenti personaggi della vita pubblica. Tra questi figurano Marco Valerio Messalla, console del 31 a.C., Lucio Sestio, fratello del morto, e Marco Vipsania Agrippa, generale amico di Augusto e poi suo genero, morto nel 12 a.C. Attraverso queste informazioni è possibile quindi collocare cronologicamente la costruzione della Piramide tra il 18, data della legge contro il lusso, e il 12 a.C., morte di Agrippa.

Eretta lungo la Via Ostiense, strada di grande traffico che provenendo dal Foro Boario conduceva all’antico porto di Roma (3), la piramide costituisce attualmente l’unico esemplare superstite di una serie di monumenti di tipo analogo costruiti a Roma nel I sec. a.C. ispirati a modelli egiziani, di età tolemaica più che faraonica, espressioni di quella “moda egizia” diffusasi dopo la conquista dell’Egitto ad opera di Augusto nel 30 a.C.

Descrizione

La base misura 29,50 metri e l’altezza 36,40 metri (100 x 125 piedi), dimensioni oggi sminuite dall’innalzamento del suolo; realizzata in opera cementizia, ha le fondazioni rivestite in travertino e l’elevato in marmo lunense ed era circondata da una recinzione in blocchi di tufo, oggi parzialmente in vista.

Sul lato ovest una piccola porta aperta nel Seicento conduce, attraverso un lungo corridoio, all’unica cella funeraria presente; essa è rettangolare (5,84 x 4 metri e 4,80 metri circa di altezza), coperta da una volta a botte e la sua cubatura costituisce poco più dell’1% del volume complessivo del monumento. Il rivestimento di mattoni è tra i primi esempi databili di utilizzo del laterizio a Roma. Le pareti erano decorate con affreschi attribuibili al cosiddetto “terzo stile” pompeiano: pannelli con candelabri che inquadravano due donne in piedi e due sedute, in gran parte oggi scomparse e quattro vittorie con corone, poste agli angoli del soffitto, indicanti il centro della volta, oggi crollato, in cui era probabilmente dipinta l’apoteosi di Gaio Cestio.

Sui quattro angoli del monumento vi erano altrettante colonne poste su alte basi: due di esse furono rinvenute e ricollocate nella posizione originaria nel 1663 durante lo scavo effettuato per volontà di papa Alessandro VII, ricordato da una terza iscrizione incisa sul monumento.

Storia

Al contrario di altri mausolei dello stesso tipo situati in altre zone della città, la Piramide Cestia deve la sua sopravvivenza al fatto di essere stata inglobata nella cinta muraria, iniziata nel 272 d.C. dall’imperatore Aureliano, che utilizzò in notevole misura anche altre parti di costruzioni preesistenti situate lungo il percorso stabilito, come la caserma dei Castra Praetoria e l’Anfiteatro Castrense. Incorporata nel circuito murario la Piramide divenne con la vicina Porta Ostiensis, oggi Porta San Paolo, nome conferito nel Medioevo dalla vicinanza con l’omonima basilica, parte integrante del sistema difensivo della città.

Rimasta dunque integra nel Medioevo fu indicata, per la tendenza del periodo a voler collegare gli edifici più rappresentativi della città con i personaggi mitici delle sue origini, col nome di “tomba di Remo” o Meta (4) Remi in relazione alla “tomba di Romolo” o Meta Romuli, analogo e coevo monumento funerario situato nell’area dell’Ager Vaticanus in prossimità dell’incrocio tra la Via Cornelia e la Via Triumphalis e demolito a partire dal 1499 su ordine di papa Alessandro VI Borgia per l’apertura della nuova via Alessandrina (più tardi chiamata Borgo Nuovo). La Piramide di Gaio Cestio fu invece restaurata e, sia per il riferimento fantasioso alle origini della fondazione di Roma che per la sua forma, fu molto ammirata da viaggiatori ed eruditi. Il sepolcro fu violato in un momento imprecisabile del Medioevo dai cercatori di “tesori” che penetrarono all’interno della cella attraverso un cunicolo scavato sul lato settentrionale: il sarcofago (o più probabilmente l’urna cineraria) di Gaio Cestio venne asportato e il quadro centrale della volta con gli affreschi raffiguranti la scena dell’apoteosi del defunto fu distrutto probabilmente per cercare eventuali altri ambienti nascosti all’interno del nucleo al di sopra della camera sepolcrale.

Come già menzionato, nel 1663 la piramide fu oggetto di scavi e di un restauro generale ad opera di papa Alessandro VII: fu riportata in luce la parte bassa dell’edificio che era ancora interrata, furono rinvenute le colonne superstiti e le basi delle due statue bronzee e fu scavata un’apertura nella piramide stessa che permise di scoprire la camera sepolcrale. Il nuovo interesse per il monumento, ormai unico nel suo genere in città, portò a ipotizzare una trasformazione del sepolcro antico in chiesa cristiana, secondo un costume diffuso a Roma fin dall’inizio del Medioevo. Ma il progetto, che avrebbe certamente snaturato il carattere del monumento e non avrebbe avuto nessuna giustificazione di carattere pratico, considerate anche le dimensioni della cella, fortunatamente, non fu mai realizzato.

Per saperne di più

  • F. ASTOLFI, La Piramide di Caio Cestio, in Forma Urbis, Itinerari nascosti di Roma Antica, Roma 1999.
  • F. COARELLI , Roma, Collana Guide Archeologiche, Bari 2001, pp. 424-425.

Note 

  • 1) A Gaio Cestio si deve probabilmente anche la costruzione del Ponte Cestio che ancora unisce l’Isola Tiberina a Trastevere.
  • 2) La menzione degli attalica e la ricchezza della tomba fanno pensare che il nostro personaggio potrebbe essere identificato anche con un cavaliere di nome Gaio Cestio, residente in Asia Minore tra il 62 e il 51 a.C., probabilmente un commerciante o appaltatore di imposte.
  • 3) Un tratto della via antica è ancora visibile nell’area circostante la Piramide stessa ad un livello inferiore di circa quattro metri rispetto allo spiccato delle mura aureliane di III sec. d.C.
  • 4) L’attributo di “meta” derivava dalla vaga somiglianza che questi due edifici presentavano con le mete che, assieme agli obelischi, erano situati sulla “spina” dei circhi romani, cioè la struttura che divideva in senso longitudinale la pista interna.

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