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Roma. “Sedia del Diavolo” sulla Nomentana

Sedia del Diavolo

La “sedia del Diavolo” sulla via Nomentana a Roma

Sulla sinistra della via Nomentana, poco distante dalla chiesa di S. Agnese, in Piazza Publio Elio Callistio, si trova un imponente monumento funerario di epoca romana, comunemente detto “Sedia del Diavolo”.

Il sepolcro, oggi allo stato di rudere, conserva solo tre dei suoi quattro lati, permettendo così al visitatore di vedere al suo interno.

Descrizione del monumento

Si tratta di un edificio funerario in laterizi del tipo a tempietto” (a naiskos), della prima metà del II secolo d.C. (età antoniniana), costruito da due camere sovrapposte di cui l’inferiore seminterrata.

La parte emergente del vano inferiore è coperta all’esterno da uno zoccolo in mattoni rossi, in cui si aprono tre feritoie sfalsate; la camera era raggiungibile da una scalinata frontale forse preceduta da un pronao. Se la parete di facciata è crollata, le altre, in mattoni gialli, presentano quattro lesene con capitelli corinzi a foglie lisce in mattoni rossi e due finestre; sempre in mattoni sagomati sono le modanature aggettanti alla sommità del podio intorno alle finestre e alla base del tetto a due spioventi; sul prospetto posteriore rimane l’architrave liscio e il fregio con una curiosa imitazione della struttura isodoma resa con l’alternanza dei laterizi gialli e rossi.

La camera inferiore, coperta con volta a vela semicrollata, e già preceduta da un vestibolo con scala interna per il vano superiore, ha nelle pareti in opera listata due arcosoli per parte e cinque nicchie entro cornici (una semicircolare fra due rettilinee e due angolari); nella parete frontale un solo arcosolio decentrato.

La camera superiore aveva all’interno una nicchia rettangolare per lato ed in fondo una ricca edicola absidata con catino a conchiglia, inquadrata da colonnine che dovevano sostenere un frontone.

Questa sala era coperta da una volta a calotta emisferica su pennacchi.

Il monumento nel Medioevo e la leggenda

La denominazione del sepolcreto è conseguente al crollo della parete frontale che lo faceva apparire come un immenso trono annerito dai fuochi di chi vi trovava rifugio.

Il richiamo al Diavolo pare derivi dall’aspetto dato al rudere dai bagliori rossastri dei fuochi notturni che venivano accesi all’interno di essa. Secondo la leggenda il trono venne posto dal diavolo stesso con le spalle al palazzo papale del Laterano e nei secoli il luogo fu lo scenario perfetto di maledizioni, profezie e guarigioni.

Tracce di una sua riutilizzazione nel medioevo sono evidenti in murature a blocchetti di tufo sul lato meridionale.

Il nome della piazza, Publio Elio Callisto, i cui palazzi incombono sull’edificio sepolcrale una volta isolato e immerso nella campagna romana, deriva dall’arbitrario collegamento ad esso, in quanto di provenienza sconosciuta, di un’epigrafe funeraria (CIL VI, 10567) di un liberto dell’imperatore Adriano. Fino agli anni ’50 la piazza era chiamata della Sedia del Diavolo.

I sepolcri “a tempietto”

I cosiddetti sepolcri a tempietto ebbero un momento di intensa costruzione principalmente durante il II secolo d.C.; in genere la tipologia si avvicina a quella dell’edificio sacro italico-romano, caratterizzato da un alto podio e fronte scandita dal colonnato o da una particolare decorazione.

La tomba comunemente denominata la “Sedia del Diavolo” sulla via Nomentana e il S. Urbano alla Caffarella costituiscono dei chiari esempi di quali fossero i caratteri di tali edifici.

Una soluzione diversa è rappresentata, invece, dal cosiddetto tipo a piani sovrapposti riconoscibile in alcuni monumenti dell’Appia, con podio molto alto ed entrambi i piani dotati di pseudo-peristasi complete, mentre il tetto è a spioventi con frontoni.

Rimane una vasta documentazione di tali monumenti, come quelli della necropoli dell’Isola Sacra, lungo la via che conduceva da Ostia al porto, oppure nel sepolcreto scavato sotto la basilica di San Pietro in Vaticano.

L’applicazione di sottili rivestimenti laterizi, nei quali sempre più si accentua la policromia, è uno dei caratteri principali di questa architettura sepolcrale. La cortina a vista, che in età adrianea si mantenne di colore rosso, chiaro o scuro, talvolta rafforzato dalla tintura, a partire dall’età antoniniana vide la comparsa del laterizio giallo: nel caso del cosiddetto tempio del dio Redicolo le pareti di laterizio giallo sono esaltate dalle decorazioni in cotto rosso, a definire importanti contrasti cromatici. La policromia delle pareti tendeva a sostituire in genere gli elementi decorativi tradizionali o gli effetti della plastica murale.

Un motivo della diffusione di queste tombe laterizie a tempietto si può riconoscere, oltre che nel costo minore del mattone, anche nel più ampio spazio interno, adatto ad una tomba familiare, poiché poteva accogliere l’arcosolio con il sarcofago, ma anche nicchie per le olle cinerarie. Inoltre, lo spazio per le sepolture poteva essere ancora aumentato dalla collocazione intorno all’edificio di un recinto sacro nel quale erano realizzate ulteriori nicchie.

Bibliografia di riferimento

  • F. Coarelli, Dintorni di Roma, Roma-Bari 1993.
  • J.-P. Adam, L’arte di costruire presso i romani: materiali e tecniche, Milano 1996.
  • A. Carbonara, G. Messineo, Via Nomentana, Roma1996.

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