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Roma: statua della Lupa Capitolina

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Al piano terra del Palazzo dei Conservatori, al Campidoglio, c’è un portico con una serie di colonne architravate rette ai fianchi da pilastri. Fino al 1473, data in cui Michelangelo impose alla piazza il nuovo assetto, all’interno del portico si custodiva la statua in bronzo che raffigurava la celebre e celebrata Lupa Capitolina, ieri come oggi suggestivo e leggendario simbolo di Roma.

Le recenti indagini scientifiche hanno però svelato come la leggenda sulle sue origini fosse alquanto fallace. Essa fu ritenuta per molto tempo una creazione etrusca discendente dai primi dieci anni del V secolo a.C. ma oggi è stato dimostrato che la sua origine è ben più tarda.

L’incrinatura, visibile ancora oggi, sulle zampe posteriori dell’animale viene imputata ad un fulmine evento che tende ad identificarla con l’identica rappresentazione di Romolo nutrito dalla Lupa precedentemente conservata nel Tempio di Giove Massimo e colpita da un fulmine nel 65 a.C.

Secondo un’antica tradizione romana, tutte le sculture e le statue che venivano colpite da fulmini assumevano il carattere della sacralità e per questo motivo non potevano essere più visibili. In base a questa leggenda si comprende il motivo alla base della scomparsa della Lupa capitolina per interi secoli: venne alla luce di nuovo solo nel Medio Evo. Recenti studi ed approfondite analisi, tuttavia, hanno rivelato origini ben diverse per la statua e la sua lesione: la statua, infatti, risalirebbe nei secoli compresi tra l’VIII e il XIV, in pieno Medio Evo e la lesione sulle zampe posteriori sarebbe soltanto un “difetto di fabbrica” avvenuto al momento della fusione del bronzo di cui è composta.

Durante il Medio Evo essa era posta fuori dalla Torre degli Annibaldi su un basamento in pietra sorretto da graffe inserite nel muro: qui aveva l’infelice funzione di osservatrice delle esecuzioni dei prigionieri, com’è mostrato anche da un dipinto che risale al 1438 il quale evidenzia come nei pressi della Lupa vi erano le mani, appartenute a qualche ladro che probabilmente aveva cercato di rubare i pregiati manufatti conservati nell’adiacente basilica di San Giovanni in Laterano, recise e fissate al muro con alcuni chiodi.

La Lupa fu regalata ai Conservatori dal pontefice Sisto IV, accompagnata da 10 fiorini d’oro che sarebbero serviti al suo trasferimento e alla ristrutturazione di Romolo e Remo, che apparivano profondamente rovinati e che in seguito furono risanati da Antonio Pollaiolo. Durante il 1586 la statua fu posta sopra un basamento al centro di una stanza a lei dedicata, chiamata appunto Stanza della Lupa: la riproduzione posta sul pilastro che si trova all’ingresso di Via San Pietro in Carcere, è soltanto un duplicato.

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