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Roma. Sulla Flaminia torna alla luce la tomba di Marco N. Macrino

Riemerge sulla via Flaminia, alle porte dell’Urbe, la tomba del senatore Marco Nonio Macrinio, generale di Marco Aurelio, e un’iscrizione che prova l’esistenza di questo personaggio che pochi mesi fa era stato identificato come possibile ispiratore del “Gladiatore”, film diretto da Ridley Scott nel 2000 e interpretato da Russel Crowe. 

I lavori di scavo, diretti dalla Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma, sono rincominciati da circa un mese e tutti i giorni emergono sorprese. La più sensazionale è la completa rimessa in luce del basamento del mausoleo del generale, lungo vetri metri e largo dieci. Inizialmente, si pensava di spostare altrove questo ritrovamento archeologico, ma date le dimensioni a questa soluzione si è preferita quella di rimettere in piedi la struttura imponente del mausoleo, alto circa quindici metri e tutto di marmo, incluse le tegole del tetto. Infatti, il grande monumento giace sotto la ferrovia attorno al nucleo di cemento in un centinaio di grossi frammenti architettonici che dovranno essere ricomposti: colonne scanalate, capitelli corinzi, strutture del soffitto a cassettone con rosoni, pezzi del frontone del timpano, cornici, l’acroterio, fregi. E in mezzo a questi frammenti marmorei emerge l’iscrizione dedicata a Marco N. Macrino, legatus e compagno dell’imperatore Marco Aurelio, che ha consentito subito di attribuire con certezza il mausoleo di cui progressivamente è emersa l’importanza.

Grazie ai lavori, diretti da Daniela Rossi, archeologa della Soprintendenza, ora sappiamo che il mausoleo era dotato di un timpano con quattro colonne davanti e sopra un acroterio. Eccezionale risulta il tetto a due falde per via della sua completa realizzazione in marmo. L’interno della costruzione è formato da una cella sepolcrale con muri perimetrali e fregi d’acanto.

Ma il sito copre un arco di storia che va dal primo secolo avanti Cristo al secondo dopo Cristo e sulla Flaminia sono state ritrovate lastre con fasci littori appartenenti a un secondo mausoleo. Ma la scoperta che ha destato maggiore stupore è stata quella delle pietre messe per lungo che appartenevano a tombe di soldati, presumibilmente narbonesi e quasi sicuramente provenienti da una necropoli sorta dopo la battaglia di Ponte Milvio. Ci sono iscrizioni dedicate a soldati di Como, Mediolanum e Vienna.

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