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Roma: tempio di Antonino e Faustina

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Il Tempio di Antonino e Faustina fu eretto da Antonino Pio in memoria di sua moglie Faustina nel corso del 141 d.C., anno in cui lei morì ed iniziò ad essere venerata. L’edificio è dall’estesa iscrizione incisa sull’architrave del tempio:

Divo Antonino et / Divae Faustinae ex S(enatus) c(onsulto)

La prima parte dell’iscrizione ossia Divo Antonino et risulta essere postuma, in quanto fu aggiunta soltanto in seguito alla morte dell’imperatore stesso: in questo modo il tempio fu intitolato anche a lui.

La struttura del tempio si innalza da un alto basamento, anticipato da una gradinata risanata nel corso del tempo e ricostruita, seguendo la modernità, con l’uso di mattoni. Nella parte centrale della gradinata si possono notare alcuni frammenti in laterizio appartenenti all’altare originario.

La parete frontale del Tempio è caratterizzata dall’essere sostenuta da sei gigantesche colonne, che raggiungono un’altezza di ben 17 metri, realizzate con marmo cipollino e dotate di capitelli in stile corinzio realizzati in marmo bianco. A questo gruppo di colonne ne vanno poi aggiunte altre due per ogni lato che si congiungono alle sei precedenti dando vita ad una specie di anticamera del tempio stesso. Il locale è realizzato, invece, in peperino ed è dotato di una pianta quadrata. Sui lati maggiori della struttura si snoda un fregio in marmo in cui sono raffigurati grifoni, motivi vegetali e strumenti sacrificali, un’opera tipica del periodo antonino, realizzata in stile classico. Anticamente l’intero locale era foderato in marmo.

Nel corso dell’XI secolo, il Tempio di Antonino e Faustina divenne la sede della chiesa di San Lorenzo di Miranda. La denominazione dell’edificio, ipoteticamente, derivava dal fatto che si riteneva che in quella zona San Lorenzo fosse stato punito con la morte; il nome Miranda, invece, potrebbe forse derivare dal fatto che il Tempio si ergeva tra le bellezze del Foro Romano oppure dal nome della istitutrice di un monastero posto in prossimità del Tempio.

Durante il 1536, in occasione della venuta a Roma di Carlo V, la chiesa fu rasa al suolo in modo che il portico del Tempio fosse nuovamente visibile. Essa fu ricostruita nel corso del 1602 ma fu fatto in modo che occupasse soltanto il locale interno del Tempio e la parte superiore della parete frontale.

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