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Roma: tempio di Romolo

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Il Tempio di Romolo è caratterizzato dall’avere una struttura, realizzata in mattoni, dotata di una forma circolare.  Esso è anticipato da una parete frontale particolarmente concava all’interno della quale furono realizzate quattro aperture che, probabilmente, avevano la funzione di celle utilizzate per sostenere altrettanti simulacri.

Il Tempio è dotato anche di una copertura a cupola e ciò di cui si è certi oggi è che esso non fu intitolato né al primo re di Roma, Romolo appunto, né all’omonimo figlio di Massenzio.

Fino a pochi anni fa, l’ipotesi più valida lo riconosceva come il Tempio dei Penati ma gli studiosi hanno da poco iniziato ad identificarlo con il Tempio intitolato a Giove Statore che, secondo quanto narrato da un’antica leggenda, fu edificato da Romolo. Il Tempio di Giove Statore sarebbe legato anche ad un importante evento storico legato alle origini di Roma: infatti, sarebbe il luogo in cui i Romani, braccati dai Sabini in seguito al noto episodio del Ratto delle Sabine, riuscirono ad opporre la loro prima efficace resistenza.

La porta d’ingresso del Tempio è affiancata da due colonne costruite in porfido e dotate di capitelli realizzati, invece, in marmo bianco. Questi hanno la funzione di sorreggere una cornice, foderata, anch’essa di marmo bianco e splendidamente intagliata. La porta realizzata, invece, in bronzo, è ancora quella originale ed è dotata di una serratura che ancora oggi funziona alla perfezione. La struttura interna del Tempio è visibile ancora oggi dall’interno della chiesa dei Santissimi Cosma e Damiano della quale, un tempo, ne costituiva l’anticamera.

La parte centrale dell’edificio è dotata, ai lati, di due camere molto estese che terminano in un’abside: ciascuna delle camere era anticipata da due colonne, realizzate in cipollino e poste su alti plinti, che erano in contatto con la parte centrale dell’edificio (purtroppo oggi possiamo ammirare soltanto quelle di destra, le uniche che si sono conservate).

Nel corso del VI secolo, quando il vano rettangolare del Tempio di Romolo che combacia con la parte posteriore della rotonda, zona che può essere facilmente identificata come la Biblioteca Pacis appartenente al Tempio della Pace, fu modificato in modo che potesse diventare la chiesa intitolata ai Santissimi Cosma e Damiano, si decise di mettere in relazione i due edifici (la chiesa e il Tempio di Romolo) che in principio erano divisi, attraverso l’apertura di un passaggio.

È utile notare come la costruzione post-neroniana che si sviluppa su un livello maggiore rispetto al piano stradale, oggi metta in risalto le sue fondazioni disseppellite nel corso dei lavori di scavo effettuati verso la fine dell’Ottocento che riuscirono a riportare di nuovo alla luce il livello più vecchio dell’edificio risalente, invece, al periodo augusteo.

Del Tempio della Pace, innalzato da Vespasiano negli anni tra il 71 e il 75 d.C. per festeggiare la sconfitta del popolo ebraico, definito da Plinio come uno dei più belli al mondo oggi, purtroppo, restano soltanto pochissimi resti. Al suo interno si narra che vi fosse conservato il bottino ricavato dall’occupazione del Tempio di Gerusalemme, con il noto candelabro dorato a sette bracci e le trombe argentate (raffigurati ambedue sulla superficie dell’Arco di Tito), ed anche numerose altre opere artistiche prelevate dalle regioni orientali ad opera di Nerone per poter arredare la sua ricca Domus Aurea.

Noto anche con la denominazione di Foro di Vespasiano a causa della costruzione della sua estesa piazza ricca di monumenti che la rendevano molto simile ad un foro, il Tempio della Pace fu raso al suolo nel corso del 192 a causa di un forte incendio ma fu, in seguito, ricostruito da Settimio Severo. La costruzione era strutturalmente semplice: era formato, infatti, da un’unica sala, terminante in un’abside, che era anticipata dall’estesa piazza prima citata che raggiungeva le dimensioni di 110 x 135 metri e che era incorniciata da un quadriportico e da quattro esedre (quella posta sul lato nord è l’unica tutt’ora ben conservata ed è posta sotto la Torre dei Conti). Il simulacro per il culto era posto all’interno dell’abside e, precisamente, occupava una posizione centrale rispetto al muro in fondo che era a sua volta era affiancato da numerosi ambienti.

Un paio di questi, quelli che si trovano a est del Tempio, sono visibili ancora oggi: di uno, quello posto tra l’entrata della chiesa dei Santissimi Cosma e Damiano e la basilica di Massenzio, è visibile l’intero muro sud-occidentale, interamente realizzato in laterizio e risalente al risanamento severiano. Questo ambiente era in contatto con il porticato grazie ad un’estesa apertura abbellita da quattro colonne. Sul muro in mattoni ancora oggi si possono notare l’insieme di fiori, disposti con precisa regolarità, che avevano il compito di sorreggere le piastre in marmo sulle quali era incisa un’ampia mappa della città, denominata Forma Urbis, e realizzata nel corso degli anni tra il 203 e il 211 d.C., nel periodo governato quindi dall’imperatore Settimio Severo.

La mappa di Roma era raffigurata su un totale di 151 lastre disposte a gruppi di 11 e orientate in modo che si alternassero in senso verticale e in senso orizzontale. Le sue dimensioni totali raggiungevano facilmente i 18 metri di larghezza e i 13 metri di altezza e fino ad oggi, nonostante che le lastre sopravvissute al corso del tempo e degli eventi siano soltanto un decimo di quelle originarie, questa mappa rappresenta la principale certificazione topografica appartenente alla Roma antica.

L’altro ambiente, sicuramente quello conservato in modo migliore, sorge nella parte posteriore del muro che sorreggeva la Forma Urbis e al suo interno si trova la chiesa dei Santissimi Cosma e Damiano. Questo vano era formato ipoteticamente da due stanze separate da un tramezzo di cui oggi non resta traccia: la stanza più vicina al muro della Forma Urbis, composta da un doppio strato di mattoni, era probabilmente la sede di una delle due Biblioteche e questa ipotesi sembra confermata dalle piccole celle che si aprivano sulle pareti, non abbastanza profonde per poter essere utili a sostenere delle statue ma destinate sicuramente a contenere gli armadi in cui erano conservati i libri. All’altro ambiente, che forse originariamente era absidato, in seguito fu affiancato il Tempio di Romolo e, come già detto, soltanto successivamente questi due edifici, separati in origine, furono messi in collegamento tra loro.

Foto dei Fori Imperiali

http://www.archart.it/archart/italia/lazio/Roma/Roma%20-%20Fori%20Imperiali/index.html

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