Roma: tempio di Vesta

Il Tempio dedicato alla dea Vesta era uno dei luoghi di culto più vecchi e più rilevanti di Roma. La sua importanza era determinata dalla presenza, nella sua area sacra, del “fuoco sacro” una fiamma che rappresentava lo Stato romano e l’intera comunità. Il Tempio era strettamente collegato alla Casa delle Vestali, le sacerdotesse che avevano il compito di custodire il fuoco sacro, ed entrambi gli edifici finirono per rappresentare un’unica costruzione denominata Atrium Vestae. Il Tempio di Vesta fu innalzato nel corso del IV secolo d.C. ed era caratterizzato dalla presenza di un’ampia pedana di forma circolare, realizzata in

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Il Tempio dedicato alla dea Vesta era uno dei luoghi di culto più vecchi e più rilevanti di Roma. La sua importanza era determinata dalla presenza, nella sua area sacra, del “fuoco sacro” una fiamma che rappresentava lo Stato romano e l’intera comunità. Il Tempio era strettamente collegato alla Casa delle Vestali, le sacerdotesse che avevano il compito di custodire il fuoco sacro, ed entrambi gli edifici finirono per rappresentare un’unica costruzione denominata Atrium Vestae.

Il Tempio di Vesta fu innalzato nel corso del IV secolo d.C. ed era caratterizzato dalla presenza di un’ampia pedana di forma circolare, realizzata in cemento ma foderata con il marmo, che aveva il compito di sorreggere i basamenti di un gruppo di 20 colonne scanalate e realizzate in stile corinzio, disposte anch’esse ad anello. Esse incorniciavano una nicchia a forma circolare che aveva la funzione di ospitare il fuoco sacro perennemente acceso. Questa nicchia era stata realizzata fondamentalmente per lo svolgimento di questa precisa funzione tanto che la sua sommità, di forma conica, era dotata di un foro centrale utile alla dispersione del fumo.

È importante sottolineare che all’interno della nicchia non era presente alcuna statua o rappresentazione della dea Vesta ma si può ipotizzare che la statua della dea fosse conservata all’interno dell’edicola posta in prossimità dell’entrata della Casa delle Vestali.

All’interno della pedana si apriva un vano a forma trapezoidale che ipoteticamente rappresentava il penus Vestae. Ad esso era possibile accedere soltanto attraversando la nicchia e le sacerdotesse Vestali erano le uniche dotate del permesso di raggiungerlo. Il penus Vestae aveva la funzione di conservare i pignora civitatis, alcuni oggetti sacri legati a Roma e “pegno” delle fortune della città che, secondo quanto narrato da un’antica leggenda, Enea avrebbe condotto a Roma dalla città di Troia. Tra gli oggetti più importanti contenuti all’interno del penus Vestae vi era sicuramente il Palladio, un’antica rappresentazione della dea Minerva.

Il Tempio di Vesta e la Casa delle Vestali furono distrutte dall’incendio del 64 d.C. provocato da Nerone e per questo motivo i due edifici originali vennero rimpiazzati, ad un livello maggiore rispetto quello precedente, dalle strutture visibili ancora oggi. Nonostante le numerose variazioni subite dal Tempio nel corso degli anni, esso conserva ancora oggi le dimensioni e la forma originarie; il suo nuovo orientamento, invece, fu realizzato tenendo in considerazione quello dominante all’interno del Foro Romano.

Con il termine del periodo neroniano il Tempio fu sottoposto ad un totale risanamento durante l’epoca di Traiano e, successivamente, fu rinnovato anche ad opera di Giulia Domna, la moglie dell’imperatore Settimio Severo, in occasione dell’incendio avvenuto nel corso del 191 d.C.: anche questo risanamento tenne conto della forma originale del Tempio mantenuta anche dal rifacimento del 64 d.C.

Il volto odierno del Tempio di Vesta è legato ad un risanamento avvenuto successivamente nel corso del 1930 che utilizzò gran parte del materiale originale del Tempio, rifinendo il resto con aggiunte in travertino.

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  1. elisa

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