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Roma: terme di Agrippa

Agrippa, genero di Augusto, fece costruire le terme che presero il suo nome tra il 26 e il 19 a.C. nel Campo Marzio, a nord di Largo Argentina e a sud del Pantheon: inaugurato nel 12 a.C., si tratta del primo impianto termale pubblico di Roma. Della struttura originaria non resta quasi nulla, tranne la sala rotonda tagliata dal vicolo dell’Arco della Ciambella, ancora visibile, sebbene inglobata nelle strutture murarie presenti nel vicolo e conservata fino a tre quarti della volta, per un’altezza di oltre 10 m. All’interno degli stabili si conserva anche l’esedra, di 17 m di diametro, che affiancava ad est la rotonda.

Struttura dell’impianto

Il nucleo centrale delle terme alimentate dall’acquedotto Vergine, il cui completamento risale al 19 a.C., era costituito da un’enorme sala rotonda, con un diametro di 25 m, coperta da una cupola fornita di un oculus: secondo alcuni studiosi si trattava di un ambiente destinato ad incontri e riunioni, mentre altri ritengono che fosse il frigidarium. Lo storico Cassio Dione (Cass. Dio, 53, 21.1), descrivendo l’impianto, ci riferisce che era provvisto di un sudatorio laconico. Questo ambiente è stato identificato con una costruzione circolare in blocchi di tufo rinvenuta nell’Ottocento durante gli scavi effettuati nella zona retrostante il Pantheon. Questo vano era stato rifoderato all’esterno, in una fase più tarda, con un rivestimento in opera laterizia, che gli conferiva l’aspetto di un edificio a pianta poligonale. Le terme di Agrippa presentano varie fasi costruttive. Quella iniziale è caratterizzata dalla struttura canonica delle terme: apodyterium, frigidarium, tepidarium, calidarium e laconicum; gli ambienti erano di dimensioni diverse e l’impianto prevedeva un orientamento delle aule riscaldate verso ovest o sud-ovest, per sfruttare al meglio il calore e la luce del Sole.

Apparato decorativo

Le fonti letterarie tramandano che la costruzione possedeva un ricco apparato decorativo (Plin., Nat. Hist., XXXV, 26; XXXVI, 189): il calidarium aveva incrostazioni marmoree e piccole pitture ad encausto su lastre di terracotta; gli altri ambienti erano affrescati. In una sala erano esposti due quadri con Aiace ed Afrodite, comprati personalmente da Agrippa nella città di Cizyco a caro prezzo. Strabone (XIII, 1, 19) riporta la notizia che Agrippa ornò i giardini delle terme con un leone: “Qui Agrippa pose un leone giacente, opera di Lisippo; lo mise nel bosco tra lo stagno e l’Euripo”.

Le terme erano connesse ad un ginnasio a ai giardini di Agrippa e con questi costituivano uno splendido complesso di colonnati e ombrose passeggiate interrotte da fontane ed esedre. Secondo Plinio il Vecchio (Pl., Nat. Hist., XXXVI, 121) Agrippa aveva adornato il complesso con trecento statue, gran parte delle quali si dovevano trovare nel parco.

Restauri successivi

In epoche successive le terme furono arricchite da altre aule e ambienti. Plinio parla di un recente restauro del complesso, avvenuto poco prima che egli scrivesse la sua opera. Le Terme furono gravemente danneggiate dall’incendio che, nell’80 d.C., devastò gran parte del Campo Marzio (Cass. Dio 66,24,1-3), ma furono ricostruite quasi subito come ci attesta Marziale in due epigrammi (Mart.,3, 20; 36). I restauri più significativi si ebbero in età adrianea, in epoca Severiana e poi sotto gli imperatori Massenzio, Costanzo e Costante. Dal V sec. il complesso, che assunse il nome di Terme Agrippiane e Agrippine e, dall’VIII sec., di Terme Commodiane, si avviò al definitivo declino divenendo sede di una delle calcare di Roma.

Apoxyomenos

Sulla fronte delle Terme, Agrippa volle collocare l’Apoxyomenos, un capolavoro dello scultore Lisippo, di cui ci parla Plinio il Vecchio (Plin., Nat. Hist., XXXVI, 26; 189). La statua rappresenta un atleta che si deterge il sudore con lo strigile, strumento di metallo ricurvo e con un manico. L’originale bronzeo della statua, che era stato portato a Roma da Agrippa, è andato perduto e possediamo una copia marmorea di epoca romana. Si tratta del capolavoro di Lisippo: l’attenzione dell’artista tende a cogliere l’atleta in un istante qualunque e in una posa quasi casuale, senza alcuna idealizzazione.

Per approfondire

G. Rocco, Ginnasi, Balnea e terme, in “Il mondo dell’archeologia”, Treccani, Roma 2000.

P. Sommella, Il programma urbanistico di Augusto fra ideologia e città, in “Lazio centrale. Luoghi e Tradizioni d’Italia, EDITALIA, Roma 2001.

R. A. Staccioli, Gli acquedotti di Roma antica, Newton, Roma 1996.

E. Tortrici, L’attività edilizia di Agrippa a Roma, in “Il bimillenario di Agrippa”, Univ. Di Genova, 1990.

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