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Sallustio: De Catilinae coniuratione

De Catilinae coniuratione, la Congiura di Catilina

De Catilinae coniuratione, la Congiura di Catilina

Quest’opera, comprendente 61 capitoli, è ritenuta la prima monografia sallustiana in ordine di tempo, anche se non è possibile indicarne l’anno di composizione con precisione, con ogni probabilità fra il 43 e il 40 a.C. L’opera compare nei codici sotto il titolo di Bellum Catilinae, Bellum Catilinarium o Liber Catilinarius, ma è conosciuta con il titolo di De Catilinae coniuratione, mutuando l’espressione usata dallo stesso autore nel capitolo IV paragrafo 3 dell’opera. L’opera ha per oggetto la narrazione della congiura ordita ai danni dello stato romano da Lucio Sergio Catilina, un nobile decaduto e bramoso di potere e denaro. Sallustio non parla soltanto di questa vicenda, ma cerca di indagarne le cause più profonde, le motivazioni e le vicende politiche, sociali e civili che hanno portato a questo avvenimento.

Dopo la morte di Silla (78 a.C.) lo stato romano era prostrato dalle confische, dalle proscrizioni e dalla repressione. Il senato si era trovato ad essere arbitro della situazione e aveva incontrato non pochi oppositori, a cominciare da Sertorio che aveva creato in Spagna uno stato nemico convogliando nel corso degli anni tutti i democratici profughi dall’Italia e le popolazioni spagnole e africane intenzionate a liberarsi dall’oppressione di Roma. Solo nel 73 a.C. il senato inviò in Spagna il suo miglior generale, Pompeo, che sgominò le forze di Sertorio. Subito dopo seguì la rivolta degli schiavi guidati da Spartaco, che fu repressa nel sangue da Marco Licinio Crasso e Pompeo di ritorno dalla Spagna.

Dopo questi avvenimenti la dissoluzione della repubblica romana era solo agli inizi. A partire dal 70 a.C. cominciano ad affacciarsi sulla scena politica una vasta gamma di orientamenti politici, fra i quali alcuni più radicali, legati ai ceti rimasti esclusi dal potere. Alla guida di uno di questi si distinse Catilina, che nel 63 a.C. si era candidato alle elezioni consolari, con un programma per certi aspetti estremistico e appoggiato in parte da Cesare e Crasso, intenzionati ad indebolire in ogni modo il potere dell’oligarchia senatoria. Catilina fu sconfitto alle elezioni dal suo rivale Cicerone e, ritenendo di aver subito un torto, si mise alla testa di una vera e propria insurrezione, che doveva interessare non solo nobili impoveriti, ma anche contadini rovinati, schiavi fuggitivi, italici ribelli. La sua intenzione, una volta preso il potere, era quella di estendere la cittadinanza romana, eliminare i debiti e ridistribuire le terre.

La vicenda, così come la racconta Sallustio, ruota intorno a tre personaggi principali: Catilina, Cesare e Catone.

Non trova, invece, molto spazio la figura del console Cicerone, che nelle sue Catilinarie esaltò i propri meriti nell’aver scoperto e represso tale congiura. Nell’opera di Sallustio egli non pronuncia discorsi riferiti per esteso, fa semplicemente quello che deve fare, niente di più. Nella freddezza dell’autore nei confronti di Cicerone qualcuno ha voluto leggere una sorta di ritorsione contro il De consiliis suis, opera nella quale l’oratore accusava apertamente Cesare di aver retto le file della congiura. In effetti è alquanto probabile che il futuro dittatore avesse riposto alcune speranze nel progetto di Catilina. Tra gli intenti di Sallustio ci sarebbe dunque anche quello di liberare Cesare dai sospetti e dalle accuse che tendevano a collegare la sua politica con un possibile esito rivoluzionario. Dopo che i complici di Catilina furono catturati si dovette decidere quale pena riservare loro.

Mentre la tensione in città era altissima, Cicerone convocò il senato nel tempio della Concordia sollecitandolo a prendere una decisione. La seduta si tenne il 5 dicembre del 63 a.C. e, durante il suo svolgimento, si avvicendarono vari oratori, fra i quali Cicerone stesso. Sallustio riferisce soltanto i discorsi tenuti da Cesare e da Catone, che occupano i capitoli più lunghi dell’intera opera (LI, LII), mettendoli a confronto. Cesare invitava i senatori ad emettere un guidizio ponderato, basato sull’antica legge dei padri. Egli era contrario alla pena di morte e giustificava il suo pensiero ponendo l’attenzione sul fatto che una punizione troppo severa avrebbe potuto influire negativamente sui posteri, creando un precedente del quale un futuro governo avrebbe potuto abusare. Cesare concluse proponendo per i congiurati il carcere a vita, presso i municipi meglio difesi e la confisca di tutti i loro beni; la morte sarebbe stata solo una liberazione dai mali, quella da lui proposta era invece una punizione presentata come ben peggiore della morte.

Catone, invece, era ben favorevole alla pena di morte e si schierò veementemente contro la proposta di Cesare, del tutto inopportuna alla situazione; i congiurati non meritavano alcuna pietà e la loro punizione sarebbe stata di esempio per Catilina e per i suoi uomini. Il senato valutò migliore la proposta di Catone e la notte stessa Cicerone fece eseguire la sentenza di pena di morte nel carcere mamertino, dove erano stati chiusi i detenuti.

La descrizione del personaggio di Catilina nell’opera sallustiana è difficile da collocare, sembra non essere completamente negativo. Certamente l’autore gli attribuisce caratteristiche non diverse da quelle di un mostro di perversione e di malvagità, ma innegabilmente da questa figura dilaga un fascino sinistro, a cominciare dal senso di rispetto che circonda coloro che combattono e muoiono per loro idee, giuste o sbagliate che siano. Catilina morirà da eroe sul campo di battaglia e lo stesso autore vuole mostrare dove sarebbero potute arrivare le sue virtù se fossero state messe al servizio di intenti più nobili.

Argomento dei capitoli della Congiura di Catilina

Capitoli I-IV

l’uomo deve coltivare soprattuto le qualità spirituali per conseguire gloria vera ed eterna. L’attività storiografica, che l’autore ha scelto di praticare dopo il ritiro dalla vita politica, rientra fra quelle che danno fama e consentono di servire la patria come attraverso l’azione. La scelta della congiura di Catilina come tema di una monografia è dovuto alla pericolosità che quell’evento ebbe per lo stato romano.

Capitoli V-XIX

l’autore descrive l’indole e i costumi di Catilina, passando poi a una digressione storica che illustra il passaggio dai tempi felici delle origini alla decadenza di quelli in cui si sviluppa la congiura.

Capitoli XX-XXV

Catilina raduna in casa sua i congiurati promettendo vantaggi e ricompense, li congeda dopo un solenne giuramento. Egli raccoglie uomini ed armi, perchè la congiura non rimane a lungo segreta e la nobilitas, impaurita, affida il consolato a Cicerone.

Capitoli XXVI-XXXVI

viene organizzato un attentato contro Cicerone che fallisce grazie alle rivelazioni di Fulvia. Cicerone ottiene i pieni poteri dal senato e di fronte a Catilina, richiamato nella Curia, pronuncia la prima Catilinaria. Catilina è costretto a lasciare Roma e a raggiungere il campo di Manlio in Etruria. Il senato decide di proclamarli entrambi nemici pubblici.

Capitoli XXXVII-XLVII

Sallustio inserisce una nuova digressione sulle cause della congiura, poi passa ad esaminare i tentativi di coinvolgere i Galli Allobrogi nella stessa. Dietro consiglio di Cicerone, questi fingono di allearsi con i congiurati, per spillare loro documenti compromettenti, fra i quali lettere, che una volta giunte nelle mani del console, permettono l’arresto dei congiurati rimasti a Roma: Lentulo e Cetego.

Capitoli XLVIII-LIV

il senato si riunisce per decidere la sorte dei congiurati. Si confrontano Cesare e Catone con proposte del tutto opposte.

Capitoli LV-LXI

Cicerone fa eseguire la sentenza, mentre Catilina cerca di fuggire verso nord con le sue truppe, ma viene bloccato dall’esercito regolare. Nei pressi di Pistoia avviene lo scontro finale e Catilina muore sul campo di battaglia dopo aver combattuto valorosamente.

Bibliografia on line

  • Gaio Crispo Sallustio
  • Sallustio: il genere monografico

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