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Sambruson. Inaugura l’Antiquarium

Venerdì 7 ottobre 2011, alle 18, è stato inaugurato, presso i locali della Scuola Media Gandhi, l’Antiquarium di Sambruson, che raccoglie le testimonianze archeologiche di epoca preistorica, romana e rinascimentale, emerse nel corso di uno scavo nel 1950, oggi finalmente valorizzate con l’obiettivo di mostrare a tutti le tracce del passato della città.

Tutto nacque quando l’azienda Valdadige promuove tra il gennaio e il marzo del 1950 degli scavi per estrarre argilla. Fu allora che il geometra Lino Vanuzzo, direttore dei lavori e appassionato di archeologia, si accorse che le scavatrici stavano affondando i loro denti in qualcosa di strano: emersero i pali appartenenti ad alcune palafitte e un’amigdala; inoltre, il geometra conservò due asce e una punta di freccia, insieme a ossa umane e animali. Tracce di un villaggio preistorico e probabilmente di una necropoli. Ma non vi sono certezze perché le testimonianze non erano state analizzate con gli strumenti adeguati per datarli. Inoltre, sono rimasti solamente i tronchi e alcune corna, forse di cervo: degli altri reperti rimangono soltanto le foto scattate da Vanuzzo.

Ma le testimonianze più significative sono quelle di epoca romana. Materiali edili di diverso tipo, anfore e frammenti di mosaici, ceramiche e affreschi: una ricca collezione di oggetti che ricorda quanto fosse importante Sambruson, incrocio di due strade romane, la Popilia e la Annia, da dove passava l’antico Brenta. Probabilmente Sambruson era un centro di scambi commerciali e una stazione di sosta per chi esercitava la mercatura. Infine, tra i tesori di Vanuzzo troviamo reperti del Rinascimento: frammenti di vetri, di maioliche, di ceramiche. La testimonianza meglio conservata è un boccale, ma ci sono anche vasi, in parte ricostruibili a partire dai frammenti.

Se non fosse stato per l’interessamento del circolo “Trovemose”, dall’associazione “Sambruson la nostra storia” e di Monica Zampieri, che da questa vicenda ha tratto il materiale per la sua tesi di laurea e successivamente per un libro, la collezione Vanuzzo sarebbe rimasta ancora nascosta nei magazzini comunali di Mestre o nel deposito autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto. Grazie all’Antiquarium, Sambruson e tutta la Riviera hanno recuperano e dato valore a un pezzo della loro storia.