Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

San Gregorio Magno

Vita di San Gregorio Magno

La santità e lo zelo pastorale non erano cosa nuova nell’albero genealogico di Gregorio, che, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe annoverato tra i suoi avi Felice III, papa tra il 483 e il 492, e Agapito I, sul soglio di Pietro tra il 535 e il 536: venerati entrambi dalla Chiesa cattolica, i due pontefici, antenati di Gregorio, si distinsero in modo particolare per una serie di iniziative a tutela della vera fede nel contesto della lotta contro le eresie monofisita ed ariana (1).

Coloro che con sincera intenzione
desiderano portare alla retta fede
quanti sono lontani dalla religione cristiana,
debbono provvedere con (parole) attraenti,
e non aspre, che un sentire ostile
non allontani coloro la cui mente
avrebbe potuto essere stimolata
dall’adduzione di una chiara motivazione.
Infatti chiunque agisca diversamente
e li voglia con questo pretesto
allontanare dal culto consueto del loro rito,
dimostra di impegnarsi maggiormente
per i propri interessi
che per quelli di Dio.

(dalla Epistola Qui Sincera ad Pascasium Neapolis Episcopum De tolerantia persuasionis religiosae aliorum)

Pur propenso alla vita contemplativa – Gregorio, infatti, giunse a destinare buona parte dei possedimenti, che gli derivavano dalla sua appartenenza ad una delle famiglie più altolocate di Roma, all’utilizzo quali sedi monastiche -, come molti altri grandi uomini spirituali dei primi secoli dell’era cristiana, il futuro papa venne quasi subito distolto dalla quiete della preghiera e della meditazione per ricevere, nell’anno 579, un delicato incarico istituzionale: quello di apocrisario (oggi diremmo “ambasciatore”) per conto del papa, allora Pelagio II, regnante tra il 579 e il 590, presso l’imperatore a Costantinopoli. Tale compito diplomatico fu esercitato da Gregorio con grande lungimiranza e competenza, tanto che, una volta rientrato a Roma, fu eletto papa subito dopo la scomparsa di Pelagio.

Correvano tempi tutt’altro che facili per la Chiesa romana: già ai tempi del suo mandato diplomatico presso l’imperatore bizantino, Gregorio aveva cercato di ottenerne l’interessamento e l’appoggio per contrastare l’urto dell’etnia longobarda, che premeva per ampliare il raggio della propria azione in territorio italico: provenienti dalle regioni dell’Europa centro-settentrionale, i Longobardi avevano iniziato un progressivo avvicinamento alle regioni meridionali, entrando in contatto con la penisola italica e con l’impero e stabilendo significativi insediamenti soprattutto intorno alla zona di Pavia. La convivenza e l’integrazione non furono agevoli, in quanto i nuovi arrivati erano di fede ariana e ciò non poteva non creare ostacoli di comprensione con le realtà politico-religiose locali, che richiedevano di essere adeguatamente affrontati. I Longobardi, così come altri popoli di origine germanica con i quali stabilì delle relazioni, furono da subito oggetto delle preoccupazioni pastorali di Gregorio.

Certo, guardando con occhi moderni il suo operato, si potrebbe facilmente concludere che il “grande” papa abbia agito come un abile stratega, un politico di consumata abilità nel risolvere situazioni intricate, e sicuramente fu così; ma non bisogna dimenticare che Gregorio, prima di possedere qualità diplomatiche, era un uomo di profonda fede e di intenso anelito pastorale: la sua preoccupazione di fondo era, innanzitutto, la conversione e l’adesione alla fede cattolica da parte delle popolazioni barbariche che si andavano stanziando in Europa. Non solo i Longobardi che, grazie all’opera propulsiva di Gregorio, abbandonarono il culto ariano per abbracciare il cattolicesimo nel corso del VII secolo, ma anche altri popoli, come i Visigoti in Spagna e gli Angli in Britannia, beneficiarono della sollecitudine spirituale del pontefice, convertendosi alla religione cattolica.

Bellissime sono le pagine di storia di cui Gregorio fu protagonista nel contesto del suo operato a favore, in ultima analisi, della sistemazione pacifica del continente europeo in un momento tanto cruciale: ancora una volta, si può cogliere l’importanza del ruolo della Chiesa in una fase storica nella quale altri poteri, tra cui in primo luogo quello dell’imperatore, apparivano inadeguati ad affrontare e a gestire i cambiamenti in atto. Decisiva per la conversione del popolo longobardo fu, ad esempio, la lunga e fruttuosa serie di contatti intrattenuti da Gregorio con la regina Teodolinda, di origine bavara, andata in moglie dapprima ad Autari e, quindi, ad Agilulfo. Ancora, un mirabile esempio di santità è offerto dal vescovo sant’Agostino di Canterbury, venerato dalla Chiesa cattolica il 27 maggio, al quale Gregorio affidò la missione in Inghilterra presso il re Etelberto del Kent (per ulteriori informazioni si veda http://www.santiebeati.it/dettaglio/27500).

Conversione di San Gregorio Magno

Anche in quest’ultimo caso, un ruolo decisivo per il passaggio alla fede cattolica fu svolto da una donna, Berta, la sposa di Etelberto, grazie alla cui sensibilità religiosa i piani pastorali di Gregorio ebbero un successo forse insperato. Lo stile della condotta gregoriana si esprime e si riflette nelle pagine del Liber regulae pastoralis, articolato in quattro parti, redatto da Gregorio subito dopo la sua elezione, dalla cui lettura traspare il ritratto dell’autore. L’autentico pastore d’anime, in primo luogo, deve essere consapevole che il suo compito è “l’arte delle arti” e che, di conseguenza, non può essere intrapreso se non si dispone delle giuste conoscenze:

“Quanta è dunque la temerarietà con cui gli ignoranti assumono il magistero pastorale […]. Chi non sa che le ferite dei pensieri sono più nascoste di quelle delle viscere? E tuttavia si dà spesso il caso di persone che non conoscono neppure le regole della vita spirituale ma non temono di professarsi medici dell’anima, mentre chi ignora la virtù terapeutica delle medicine si vergognerebbe di passare per medico del corpo. Ma poiché ormai per volontà di Dio ogni autorità del secolo presente si inchina con riverenza di fronte alla religione, non sono pochi coloro che dentro la Santa Chiesa aspirano alla gloria di una dignità dietro l’apparenza del governo delle anime. Aspirano a passare per maestri, bramano di superare gli altri e — come afferma la Verità — amano i primi saluti in piazza, i primi posti nelle cene, e le prime sedie nelle riunioni (cf. Mt. 23, 6-7).

Essi sono tanto più incapaci di assolvere degnamente all’ufficio della cura pastorale che hanno assunto in quanto sono pervenuti al magistero dell’umiltà solo con l’orgoglio” (2). E il lamento di Gregorio si intensifica nel constatare come, non di rado, “ci sono poi alcuni che investigano le regole della vita spirituale con esperta cura, ma poi calpestano con la loro condotta di vita ciò che riescono a comprendere con l’intelligenza: subito si mettono a insegnare ciò che hanno imparato con lo studio ma non con la pratica; e combattono con i loro costumi ciò che predicano con le loro parole. Così avviene che quanto il pastore cammina per terreni scoscesi il gregge che lo segue cade nel precipizio”.

La cura delle anime, rileva Gregorio, è compito arduo: vi sono coloro che l’abbracciano unicamente per acquisire onori e posizioni di prestigio e vi sono altri che, al contrario, pur avendo le doti giuste per esercitarla, ne rifuggono, preferendo il ritiro e la contemplazione. La caratteristica fondamentale del pastore dev’essere quella di esempio per il gregge a lui affidato: il suo comportamento “deve essere di tanto superiore a quello del popolo, quanto la vita del pastore differisce, ordinariamente, da quella del gregge”; chi ha responsabilità di guida, inoltre, deve agire in costante purezza di intenti, senza lasciarsi muovere o condizionare da simpatie e pregiudizi, coltivando, insieme all’arte della parola a tempo debito, anche quella del silenzio; alleata di chi fa il bene e detrattrice dei cattivi costumi, “la guida delle anime sia vicino a ciascuno con la compassione e sia più di tutti dedito alla contemplazione, per assumere in sé, con le sue viscere di misericordia, la debolezza degli altri, e insieme, per andare oltre se stesso nell’aspirazione delle realtà invisibili, con l’altezza della contemplazione. E così, se guarda con desiderio verso l’alto non disprezzi le debolezze del prossimo o se viceversa, si accosta ad esse, non trascuri di aspirare all’alto”.

Nell’animo del vero pastore non vi può essere divisione tra cura degli affari esterni e cura per le realtà spirituali: entrambi devono essere ricercati con equilibrio e saggezza, in modo da agire a vantaggio degli uomini senza, perciò, peccare di mondanità. Alimento per la vita interiore della guida è la Parola di Dio, la cui costante lettura offre ispirazione per l’agire e, insieme, sollievo dalle preoccupazioni terrene, elevando l’animo alla considerazione della “patria spirituale”, il vero obiettivo a cui devono tendere gli sforzi di coloro che, tra i fedeli, occupano posizioni di responsabilità.

Accanto alla Regola pastorale, Gregorio fu autore anche di altri pregevoli scritti (i Moralia in Iob, i Dialogorum libri IV), nei quali trasfuse la sua saggezza e la sua conoscenza delle Sacre Scritture, poste al servizio dell’elevazione morale e non di una mera speculazione teorica: “il predicatore – dice Gregorio – deve intingere la sua penna nel sangue del suo cuore; potrà così arrivare anche all’orecchio del prossimo”. E’ il grande messaggio che ci giunge da questo straordinario papa: parola e vita si devono armonizzare cosicchè ogni cristiano, anche chi non ha ricevuto incarichi o funzioni di predicazione e amministrazione dei sacramenti, possa in ogni circostanza, “predicare” con le proprie opere in sintonia con il dettato evangelico.

Note

1) Per ulteriori informazioni su queste due figure di papi si vedano i link:

2) La citazione in oggetto, quella in apertura della scheda e le successive sono state tratte dal repertorio bibliografico disponibile sul sito http://www.monasterovirtuale.it/, che propone preziose risorse per la conoscenza della letteratura cristiana dei primi secoli.

Approfondimenti

Per un approfondimento sul periodo storico nel quale si colloca l’azione pastorale di Gregorio Magno si vedano i links http://cronologia.leonardo.it/storia/anno591a.htm e http://www.storialibera.it/epoca_medioevale/gregorio_magno/.

All’indirizzo web http://www.documentacatholicaomnia.eu/01_01_0590-0604-_Gregorius_I,_Magnus,_Sanctus.html è possibile leggere il testo integrale di molte opere di papa Gregorio, in alcuni casi tradotte in lingue correnti.

Il link http://www.ora-et-labora.net/dialintr.html propone l’introduzione al II libro dei Dialoghi, tratta dal volume di A. De Vogüé, San Benedetto-Uomo di Dio, Edizioni San Paolo.

In occasione del 14° centenario della morte di Gregorio, presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze è stata allestita una mostra dedicata alla straordinaria figura di questo Pontefice. “Gregorio Magno è l’invenzione del Medioevo” è il titolo dell’evento, di cui ampia notizia è reperibile al link http://www.bml.firenze.sbn.it/gregorio/home.shtm.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*