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San Valentino, musei aperti “per due”

A San Valentino, innamorati dell’Arte”, l’evento del Ministero per i Beni Culturali: il 13-14 febbraio in due un solo biglietto; a Roma e Napoli visite guidate e letture di testi con storie d’amore. Inoltre, la missione di Mario Resca in Cina e il problema delle risorse.

Vedere che San Valentino entra tra i “grandi eventi a carattere nazionale promossi dalla Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale” è una bella sorpresa non solo per gli innamorati nell’accezione comune, ma per tutti. Perché tutti sono innamorati di qualcuno o di qualcosa. Avere liberato la festa dall’abbraccio consumistico è un merito che va riconosciuto, anche se la formula “paghi uno e prendi due” per i biglietti d’ingresso a tutti i musei e siti d’arte statali ricalca le offerte promozionali. Ma non è un male, tutt’altro, considerare la cultura come un prodotto da valorizzare in modo da avvicinare ad essa il maggior numero possibile di cittadini. E’ questa la finalità ribadita dal direttore generale Mario Resca nella presentazione dell’evento con il Ministro Bondi avvenuta il 10 febbraio 2010 presso la sede del Ministero al Collegio romano.

Le attrazioni per l’evento di San Valentino

Dicevamo che non è un male la promozione di derivazione consumistica quando serve ad accostare il grande pubblico alla cultura. Anche perchè non è limitata alla fruizione visiva dei musei a prezzo dimezzato. Si assiste all’assunzione da parte del Ministero di un linguaggio coinvolgente, unito alla forte attenzione alla comunicazione che è un punto fermo del programma di Resca, anche mediante tecnologie d’avanguardia come le “Reti Amiche”, per le quali c’è la collaborazione del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione: “Di scena l’Amore, sentimento principe che nei secoli ha guidato la mano dei più grandi artisti, e l’Arte: un perfetto binomio dall’ineguagliabile forza ispiratrice”. Sono le sue parole, al binomio Arte-Sacro che nella recente mostra “Il Potere e la Grazia” ha trovato una solenne celebrazione, si aggiunge il binomio Arte-Amore. Che sia la premessa per una grande mostra tematica così ispirata? Lo suggeriamo, o meglio lo auspichiamo.

Alcune opere simbolo sono quelle cui si è riferito Mario Resca continuando nel linguaggio della cultura, prima di tornare ai termini manageriali che gli sono consueti: “Appartiene alla sensibilità di chiunque apprezzare la delicatezza del bacio tra ‘Amore e Psiche’ agli uffizi di Firenze, la languida postura della ‘Danae’ di Tiziano nel Museo di Capodimonte, l’ambiguità de “L’Amor Sacro e Amor Profano’ custodito nella Galleria Borghese e la fugacità della passione ne ‘Il Bacio’ di Hayez alla Pinacoteca di Brera”. Quadri che sarebbero già sufficienti per la mostra auspicata, nella nuova strategia ribadita nella presentazione di concentrarsi su poche opere di qualità con il sito prestigioso e la comunicazione appropriata, sull’onda del grande successo del “San Giovannino” di Leonardo portato dall’Eni dal Louvre e Palazzo Venezia decuplicando nell’ultimo mese il numero di spettatori giornalieri di una mostra, “Il Potere e la Grazia”, già di per sé imponente.

Oltre al prezzo ridotto, due speciali iniziative culturali a Napoli e Roma. Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli nel week end di San Valentino due visite guidate gratuite al giorno (ore 11 e 11,30). L’imperativo è la concentrazione: i reperti archeologici illustrati sono l’Ercole Farnese e il Toro Farnese, l’Antinoo Farnese e il rilievo di Orfeo ed Euridice, personaggi con storie d’amore famose, perché amori “possibili” o “impossibili”, “proibiti” o “dovuti”. Sarebbe già molto per riflettere, ma c’è dell’altro: “L’illustrazione di ogni statua e affresco sarà accompagnata dalla lettura di alcuni versi di testi classici (Apuleio, Igino, Lucrezio, Ovidio, Seneca e Virgilio) per rendere più facile la comprensione dei sentimenti provati dai soggetti di cui si parla e per attualizzare storie di uomini e donne che, pur a distanza di tanti secoli, sembrano incredibilmente moderne”. Le domande che molti si pongono e a cui sarà data risposta nell’incrocio tra storia antica, arte e letteratura, sono: “Come amavano gli antichi? Che idea, che immagine, che pensieri avevano dell’amore?”

All’“Antico amore. Un itinerario tra arte e letteratura” di Napoli, incentrato sui beni archeologici e sui testi di autori celebri, risponde Roma dove nelle quattro sedi del Museo Nazionale Romano il 14 febbraio ci saranno “visite sul tema dell’amore inframezzate da letture dei testi classici”: tema declinato nella suddette quattro forme di amore. Al Palazzo Massimo alle 10,30 gli amori “possibili”, quelli degli Dei; al Museo delle Terme di Diocleziano alle 12,30 gli amori “impossibili”, con fattucchiere e sortilegi; alla Cyipta Balbi alle 14,30 gli amori “proibiti”; a Palazzo Altemps alle 16 gli amori “dovuti”. Nelle due ultime categorie restano misteriosi i protagonisti. Al Palazzo Altemps, splendida sede alla quale la memoria dannunziana dà una predestinazione per parlare d’amore ci sarà il gran finale alle 17,30, la “lectio magistralis” di Eva Cantarella, illustre docente, a concludere “il racconto di 2000 anni d’Amore”.

Le intese in Cina e la ripresa di dicembre, in Abruzzo ancora crisi di visitatori

Il direttore Resca con il ministro Bondi, autore tra l’altro di brevi intensi versi d’amore, travolti dal mito di San Valentino? Senza dubbio no, anche se l’opportunità è colta con profondità culturale e sensibilità umana. L’approccio resta manageriale, e il ministro non manca di ripeterlo ribadendo le strategie, mentre il direttore generale appena tornato dalla visita alle massime autorità culturali cinesi dà conto dei positivi risultati ottenuti, avendo incontrato tutti i Direttori dei principali musei di Pechino. Il nuovo Museo nazionale della Cina di prossima apertura, il più grande al mondo con 190 mila metri quadri su piazza Tienanmen, si è impegnato tramite il Direttore Lu Zhangshen a far gestire all’Italia uno spazio permanente di 1.000 metri quadri per valorizzare il proprio patrimonio culturale. E’ stato inoltre siglato, alla presenza del Vice Ministro alla cultura, Zhao Shaohua, un documento d’intesa per un piano quinquennale con la fondazione culturale, partner del World Art Museum, impegnata nella mostra congiunta “I due imperi, Han e romano”; sono previste fino al 19114 mostre itineranti in diverse località della Cina e anche progetti cinesi ospitati in Italia; inoltre si sta definendo un importante accordo di cooperazione con il Museo della Città proibita. Un successo personale di Mario Resca l’invito a far parte dell’Advisory Board del World Art Museum, da parte della direttrice Wang Limei.

La portata strategica dell’ “alleanza tra le nostre due culture, le più importanti al mondo” è stata sottolineata da Resca. Il Direttore per la valorizzazione riprende, parlando della Cina, le vesti di uomo d’azienda che presta la propria sperimentata competenza sviluppata nel privato con l’innesto di managerialità nel settore pubblico dove c’erano solo le pur elevate professionalità specialistiche sui beni culturali; divenute insufficienti quando alla tutela si è aggiunta valorizzazione sul mercato per una scelta strategica del tutto innovativa. E anche San Valentino lo declina con delle cifre: visitatori del 2009 quasi 66 mila, l’obiettivo di comunicazione dell’evento è incrementare le visite del 10%, risultato non agevole dato che lo scorso anno si era già avuto un aumento del 25%; l‘afflusso era stato di quasi 66 mila visitatori, sopra i 60 mila toccati nel 1966 prima della flessione.

Allargando lo sguardo a livello generale, negli ultimi tre mesi c’è stato un netto miglioramento: ancora segno negativo per le visite, inferiori del il 3% rispetto all’ultimo trimestre del 2008, ma parziale recupero rispetto alla flessione del 6% del primo semestre; l’intero anno potrà chiudere con una diminuzione moderata. Questo è dovuto al trend positivo accentuatosi nell’ultimo mese dell’anno con un aumento, sul mese di dicembre 2008, dell’8,5% nel numero di visitatori e del 15,5% negli introiti lordi. L’effetto congiunto dei due fenomeni indica che non solo i visitatori tornano nei musei, ma spendono di più, segno che comincia a fare effetto la cura volta a migliorarne l’accoglienza con servizi che li fanno considerare come luoghi di intrattenimento dove si fanno acquisti, c’è ristorazione, insomma di trascorre il tempo piacevolmente da soli o in famiglia.

Tra i musei più frequentati quelli del Lazio e il Veneto che, sempre in dicembre, hanno avuto un incremento di visitatori del 15,5% circa, il primo con 630 mila visite, il secondo con 43 mila; rilevante l’exploit delle Marche, l’aumento è addirittura del 35,5% con quasi 22 mila visite; vicini alla media dell’8.5% Friuli-Veneiza Giulia e Piemonte, rispettivamente con 203 mila e 64 mila visite. Le note dolenti vengono da alcune regioni del Centro-Sud tra le quali l’Abruzzo in flessione del 37 per cento con soli 3.500 visitatori, e la Calabria con visitatori dimezzati, poco sopra i 4.000.

Il problema della carenza di risorse per i beni culturali e la cultura

Si tratta di un solo mese, anche se significativo perché comprende le festività natalizie. I notevoli divari indicano che è bene monitorare l’effetto della nuova politica nelle singole regioni per poter calibrare operativamente gli interventi nei quali prende corpo la strategia di rilancio. Il 2010 darà delle risposte più compiute dopo questi primi segnali, complessivamente molto positivi, con dei punti in controtendenza sui quali occorre agire. Resca ne è consapevole e ha tutte le possibilità di farlo. Si punta all’aumento del numero totale di visitatori del 3% nel 2010, del 5% nel 2011, fino a un incremento dell’ordine del 10% al 2013.

Ma il Ministero per i Beni e le Attività Culturali non deve essere lasciato solo e con mezzi insufficienti, dato che il programma di trasformazione dei musei per accrescerne l’attrazione richiede investimenti, mentre le aperture serali prolungate assorbiranno spese correnti. C’è un intervallo temporale tra gli interventi e i ritorni economici, assicurati dal fatto che ci sono ampie potenzialità di crescita dei ricavi (da noi il visitatore spende 3 euro, all’estero 18) che spesso vanno all’indotto. Il ministro Giulio Tremonti, impegnato nel sostegno dell’economia, dovrebbe tenerne conto, e allora i ritorni da 14 a 19 euro per ogni euro investito in queste attività dovrebbero moltiplicare le risorse da impiegarvi. Quindi, allargare i cordoni della borsa e nel contempo rivedere la destinazione dei finanziamenti alla cultura e all’informazione, che vanno in direzioni improduttive, e a fini assistenziali quando l’era dell’assistenzialismo dovrebbe essere conclusa.

Recuperare risorse rivedendo la legge sull’editoria e sui giornali cooperativi e di partito

E allora un primo provvedimento potrebbe essere il mantenimento del blocco dei contributi all’editoria, comprendendo le grandi case editrici e la stampa politica e cooperativa per una revisione totale del sistema. I musei hanno bisogno di mezzi finanziari dello Stato ed è più giusto che le ridotte risorse disponibili vadano a sostenere una strategia di rilancio vitale per il Paese che a finanziare grandi case editrici le quali dovrebbero reggersi sulle proprie gambe e cooperative spesso di comodo oppure giornali spesso di partiti fantasma: costituiti “in fraudem legis” riguardo ai requisiti fissati da norme datate non più giustificabili. Basta leggere i titoli delle testate, o i nomi dei grandi editori, e gli ingenti capitali loro erogati a fondo perduto per capire immediatamente come sarebbero più efficaci se destinati al programma di rinnovamento e rilancio delineato dal direttore generale Resca nel suo rapporto di fine anno e ribadito nel presentare l’evento di San Valentino.

Non c’è nessun motivo plausibile per mantenere l’attuale sistema di finanziamenti, se non un interesse politico-clientelare consociativo che sembrava spazzato via dal bipolarismo. Nessuna libertà di stampa o d’informazione sarebbe minacciata, al contrario si ripristinerebbe la doverosa parità di trattamento tra editori ed editori, giornali e giornali, oggi venuta meno per le disinvolte operazioni rese possibili da una legge facilmente aggirabile e comunque irragionevole. Ancora più irragionevole l’applicazione, basta leggere, lo ripetiamo, i nomi dei beneficiari riportati, peraltro lodevolmente, nel sito del competente Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio.

Un nuovo gesto di coraggio lo chiediamo al ministro Tremonti, dopo quello meritorio che lo ha portato a sospendere l’erogazione di tali assurdi contributi. Si tratta di fare il passo successivo, rivedere l’intero sistema su basi radicalmente nuove, diremmo meritocratiche: se gli investimenti e le spese nella cultura sono vitali per la crescita del paese, vi si concentrino le risorse tagliando gli altri rami secchi, e quelli indicati lo sono più di tutti.

Lo stiamo segnalando, anzi denunciando, per l’ennesima volta, e finora nessuno ci ha replicato e tanto meno ha dimostrato che sbagliamo. Eppure tra i pregi della nostra rivista on line che va su Google News c’è anche questo: dare spazio a tutte le voci con la sua interattività, massima visibilità e trasparenza.

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