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Sant’ Agostino

Con questa frase esordisce Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica Augustinum Hipponensem, alla cui lettura completa si rimanda il lettore (http://www.augustinus.it/attualita/lettera_apostolica.htm): si tratta di un testo redatto dal Pontefice nel 1986, in occasione del XVI centenario della conversione del Vescovo d’Ippona, che si articola in quattro parti, rispettivamente dal titolo “La conversione”, “Il dottore”, “Il pastore” e “Agostino agli uomini di oggi”, seguite da una quinta parte conclusiva, riguardante l’utilità dello studio del pensiero del grande Santo.

Lasciamoci allora guidare da questo documento dal Papa nell’accostarci alla straordinaria figura di Agostino, la cui grandezza ci potrebbe lasciare, sulle prime, intimoriti: a suo proposito, infatti, Paolo VI affermò che “in realtà, oltre a rifulgere in lui in grado eminente le qualità dei Padri, si può dire che tutto il pensiero dell’antichità confluisca nella sua opera e da essa derivino correnti di pensiero che pervadono tutta la tradizione dottrinale dei secoli successivi”( http://www.augustinus.it/attualita/lettera_apostolica.htm). Come si può rilevare dalla riflessione di Giovanni Paolo II, però, Agostino non è stato, e non è, un “grande” perchè si è fatto da sé, ma, al contrario, perchè è stato condotto attraverso le vicende della vita, nonché plasmato e trasformato, in virtù della sua incessante, sofferta, ma alla fine pienamente appagata, ricerca della Verità.

Vita di Sant’ Agostino

L’infanzia e la prima giovinezza di Agostino ebbero quale sfondo la località africana di Tagaste: com’è noto, nella tarda antichità, alla decadenza di molti centri urbani in Occidente, si contrapponeva la sostanziale tenuta di alcune rilevanti città dell’Africa del nord, tra cui, in primo luogo, Cartagine, dove il giovane Agostino fu inviato, nell’anno 370, per i suoi studi. Gli anni della permanenza nell’antica rivale di Roma furono, inizialmente, contraddistinti da un progressivo, e sempre maggiore, coinvolgimento nelle attrattive e nelle tentazioni dissipatrici, offerte da un centro abitato di notevoli proporzioni rispetto alla località d’origine. Agostino si lasciò trascinare dalle occasioni di mondanità e sfrenatezza che non gli erano consentite nella piccola Tagaste, sperimentando, nel contempo, un acuto senso di disagio e insoddisfazione: era come se, sia pure in embrione ma in modo già significativo, il giovane si rendesse conto che le esperienze, consentitegli da una maggiore libertà d’azione e di sperimentazione, non riuscivano ad appagare la sua profonda sete di senso e di chiarezza interiori.

In ricerca di se stesso, Agostino credette, in un primo tempo, di trovare delle risposte nella religione manichea, diffusasi a partire dalla regione babilonese e caratterizzata da un vistoso sincretismo, ossia dalla commistione di elementi tipici di varie fedi, e, soprattutto, da una visione del cosmo di impronta dualistica (vedi link http://it.wikipedia.org/wiki/Manicheismo).

Come sottolinea Giovanni Paolo II, gli errori nei quali cadde Agostino si devono ricondurre sostanzialmente a tre direzioni: “nell’errata impostazione delle relazioni tra la ragione e la fede, quasi che si dovesse scegliere tra l’una e l’altra; nel supposto contrasto tra Cristo e la Chiesa con la conseguente persuasione che occorresse abbandonare la Chiesa per aderire più pienamente a Cristo; nel desiderio di liberarsi dalla coscienza del peccato non attraverso la sua remissione per opera della grazia ma attraverso la negazione della responsabilità umana nel peccato stesso” (http://www.augustinus.it/attualita/lettera_apostolica.htm

Ma ben presto, anche l’adesione al Manicheismo si rivelò insufficiente a placare l’anelito interiore da cui Agostino era sospinto. Quand’ecco, una svolta: nell’anno 383, dopo essersi trasferito a Milano per poter esercitare il proprio ruolo di maestro di retorica, il grande oratore Quinto Aurelio Simmaco, che, all’epoca, deteneva il ruolo di praefectus urbi, lo incaricò di contrastare, con la sua arte dialettica, gli orientamenti del vescovo della città, Ambrogio, il quale sosteneva la superiorità del cristianesimo su ogni altra religione, mentre Simmaco, in una prospettiva più marcatamente pluralista, era incline a conferire uguale ragion d’essere a tutti i culti, anche a quelli pagani.

Chiamato a parlare contro il vescovo milanese, Agostino finì per esserne affascinato e, in modo progressivo, avviò un personale percorso di accostamento ai contenuti della fede cristiana, stimolato dal concomitante studio degli autori neoplatonici. La svolta definitiva, con la piena conversione alla religione cristiana, fu suggellata, nell’anno 397, dal battesimo, conferitogli proprio dallo stesso Ambrogio. Da quel momento, la vita di Agostino fu irresistibilmente avvinta lungo sentieri che, certo, il giovane ribelle di Tagaste mai avrebbe potuto immaginare: nel 395, infatti, Agostino fu elevato alla cattedra vescovile della città di Ippona, da dove, per oltre trent’anni, offrì un mirabile esempio di paternità spirituale, guidando ed ammaestrando la comunità affidatagli e, non di rado, difendendola dalle insidie costituite dalle dottrine eterodosse e dagli scismi che affliggevano la vita della Chiesa.

Si pensi, ad esempio, al pelagianesimo, orientamento teologico promosso dal moralista Pelagio, il quale sosteneva la capacità della natura umana di conseguire la salvezza in virtù delle sue proprie forze, negando la trasmissione, a partire dal primo uomo creato, del peccato originale e, di conseguenza, la necessità della grazia divina per poter compiere il bene; oppure, ancora, al donatismo, che riteneva invalidi i sacramenti impartiti dai vescovi che, durante la crudele persecuzione scatenata contro i cristiani dall’imperatore Diocleziano (244-311), non erano rimasti fedeli alla propria missione: si trattava di una posizione alquanto pericolosa, poichè, come si può facilmente intuire, legava la validità del sacramento alla dignità morale del ministro, mentre, in base alla dottrina cattolica, esso “non è realizzato dalla giustizia dell’uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio” (Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, q. 68).

In qualità di pastore, Agostino rivolse la propria attenzione alla Chiesa locale d’Ippona, alla Chiesa africana e alla Chiesa universale, distinguendosi per l’amore e l’abnegazione nel servizio tanto che “In un momento di estremo pericolo a causa dell’invasione dei Vandali, insegna ai sacerdoti a restare in mezzo ai fedeli anche col rischio della propria vita” ( http://www.augustinus.it/attualita/lettera_apostolica.htm).

Pensatore e scrittore fecondissimo, Agostino ci ha lasciato un patrimonio inestimabile di opere dei più svariati generi: gli scritti apologetici, contro le varie eresie (ad es. il De civitate Dei contra Paganos, il De vera religione, il De gratia Christi et de peccato originale contra Pelagium, il De peccatorum meritis et remissione et de baptismo parvolorum, lo Psalmus contra partem Donati, il De baptismo contra Donatistas, il De libero arbitrio, il Contra Maximinum haereticum episcopum Arianorum); gli scritti di esegesi biblica (ad es. il De doctrina christiana, le Enarrationes in Psalmos, il De consensu evangelistarum, le Annotationes in Iob, l’Epistolae ad Romanos inchoata expositio); gli scritti di dogmatica e di morale (ad es. l’Enchiridion de fide, spe et charitate, le Quaestiones Evangeliorum, il De bono coniugali, il De continentia, il De mendacio, il De patientia, il De sancta virginate); gli scritti di contenuto filosofico (ad es. il De vita beata, il De immortalitate animae, il De musica); le celeberrime Confessiones, scritto di carattere autobiografico in cui Agostino rilegge la parabola della propria esistenza, riconoscendo e glorificando l’azione di Dio anche negli eventi apparentemente più insignificanti (1).

Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode;
grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile .
E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato,
che si porta attorno il suo destino mortale,
che si porta attorno la prova del suo peccato
e la prova che tu resisti ai superbi.
Eppure l’uomo, una particella del tuo creato,
vuole lodarti.
Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi,
perché ci hai fatti per te,
e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te.

(da Le Confessioni, libro I)

Amante dell’austerità della vita religiosa, Agostino compose pure alcuni scritti in materia, tra cui la Regula ad servos Dei, che offrirono ispirazione per la costituzione di Ordini monastici, primo fra tutti quello degli Agostiniani, oggi diffuso in tutto il mondo.

Nel 1298 Agostino venne proclamato Dottore della Chiesa.

Note

Approfondimenti

L’attualità del pensiero di Sant’Agostino viene spiegata nel nostro articolo spcifico http://www.archeoguida.it/003892_santagostino-attualita-del-pensiero.html

Per ulteriori approfondimenti si vedano i materiali proposti agli indirizzi web

All’indirizzo http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_40_0354-0430-_Augustinus,_Sanctus.html è possibile reperire e leggere i testi, tradotti in alcune lingue straniere, di numerose opere di Sant’Agostino.

Meraviglioso, inoltre, il sito plurilingue http://www.augustinus.it/ che, oltre all’edizione completa, in latino e in italiano, delle opere del Santo, propone riflessioni, sussidi e pubblicazioni sulla sua vita, sul suo pensiero e sulla sua attualità.

Il sito http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.

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