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Sant’ Ambrogio

Se il fine supremo delle virtù
è il progresso delle masse, la mitezza,
indubbiamente, è la virtù che eccelle su tutte.
Essa non suscita il risentimento delle persone
che giudica colpevoli, anzi, dopo averle condannate,
le mette in condizione di farsi perdonare.
E’ la sola, inoltre, che, emula del dono divino
della redenzione universale, ha esteso i confini della Chiesa,
frutto del sangue del Signore,
esercitando un’azione moderatrice
con consiglio salutare e di natura tale
che le orecchie degli uomini sono in grado di prestare ascolto,
le menti non fuggono lontano,
gli animi non nutrono timore.
Chi infatti, si propone di correggere i difetti della fragilità umana
deve sorreggere e, in qualche modo, soppesare sulle sue spalle
la debolezza stessa,
non già disfarsene.
Il pastore, quello ben noto del Vangelo,
non ha abbandonato la pecora stanca,
ma se l’è messa in spalla.

(da La Penitenza)

Agostino, dal canto suo, in quel periodo si trovava ancora in una fase di dubbio e di ricerca e, come egli stesso rivela nel predetto libro, “lo stesso Ambrogio era per me un uomo qualsiasi, fortunato secondo il giudizio mondano perché riverito dalle massime autorità; l’unica sua pena mi sembrava fosse il celibato che praticava. Delle speranze invece che coltivava, delle lotte che sosteneva contro le tentazioni della sua stessa grandezza, delle consolazioni che trovava nell’avversità, delle gioie che assaporava nel ruminare il tuo pane entro la bocca nascosta del suo cuore, di tutto ciò non potevo avere né idea né esperienza. Dal canto suo ignorava anch’egli le mie tempeste e la fossa ove rischiavo di cadere.

Non mi era infatti possibile interrogarlo su ciò che volevo e come volevo. Caterve di gente indaffarata, che soccorreva nell’angustia, si frapponevano tra me e le sue orecchie, tra me e la sua bocca. I pochi istanti in cui non era occupato con costoro, li impiegava a ristorare il corpo con l’alimento indispensabile, o l’anima con la lettura. Nel leggere, i suoi occhi correvano sulle pagine e la mente ne penetrava il concetto, mentre la voce e la lingua riposavano. Sovente, entrando, poiché a nessuno era vietato l’ingresso e non si usava preannunziargli l’arrivo di chicchessia, lo vedemmo leggere tacito, e mai diversamente.

Ci sedevamo in un lungo silenzio: e chi avrebbe osato turbare una concentrazione così intensa? Poi ci allontanavamo, supponendo che aveva piacere di non essere distratto durante il poco tempo che trovava per ricreare il proprio spirito libero dagli affari tumultuosi degli altri. Può darsi che evitasse di leggere ad alta voce per non essere costretto da un uditore curioso e attento a spiegare qualche passaggio eventualmente oscuro dell’autore che leggeva, o a discutere qualche questione troppo complessa: impiegando il tempo a quel modo avrebbe potuto scorrere un numero di volumi inferiore ai suoi desideri. Ma anche la preoccupazione di risparmiare la voce, che gli cadeva con estrema facilità, poteva costituire un motivo più che legittimo per eseguire una lettura mentale.

Ad ogni modo, qualunque fosse la sua intenzione nel comportarsi così, non poteva non essere buona in un uomo come quello” (Confessiones, libro 6, par. 3,3). L’osservazione degli atteggiamenti di Ambrogio e l’ascolto delle sue parole durante le omelie domenicali sono per l’inquieto Agostino motivo di riflessione e opportunità provvidenziale per lo scioglimento progressivo dei dubbi di fede che lo angustiavano. Il vescovo di Milano svolse, dunque, un ruolo decisivo nel processo di conversione di colui che sarebbe diventato per decenni il padre nella fede della comunità di Ippona.

Ambrogio non era, inizialmente, candidato alla vita episcopale: come in altri casi, anche nel suo furono i misteriosi disegni della Provvidenza a conferire una svolta alla sua esistenza che, a partire dagli anni della giovinezza, pareva più chiaramente orientata alla carriera pubblica. Il giovane Ambrogio, infatti, aveva vissuto per molti anni al seguito del padre, che occupava un ruolo amministrativo importante nella regione gallica e, sulle orme del genitore, si era anch’egli immesso nella scia degli studi giuridici, giungendo ad occupare rilevanti posizioni a livello civile. La svolta giunse nell’anno 374, quando Ambrogio, appena trentenne, deteneva il titolo di prefetto di Milano.

La città si caratterizzava per la rilevante presenza della componente ariana e, alla morte di uno suoi esponenti più in vista, il vescovo Aussenzio, si verificarono dei tumulti per l’individuazione del successore. Intervenuto per calmare le acque e sedare i tumulti, Ambrogio diede prova di tale saggezza e capacità organizzativa che, dai fedeli riuniti per ascoltarlo, si levò l’unanime acclamazione alla dignità episcopale. Fatto inaudito, perchè Ambrogio, all’epoca, era soltanto catecumeno, ossia si stava formando nell’adesione alla fede cristiana, ma non era stato ancora battezzato. Evidentemente, però, la sua esistenza, in modo del tutto imprevisto ed imprevedibile, si stava orientando decisamente su sentieri nuovi, nei quali, più che l’ iniziativa e l’abilità personali, contava di più l’azione della Grazia.

E da quel momento, tutto cambiò: consacrato vescovo il 7 dicembre del 374, occupò sino al 397 la cattedra episcopale, trasformando, con la sua presenza e il suo esempio, la vita della comunità a lui affidata. Attraverso la predicazione, gli scritti e l’azione caritativa al servizio dei più poveri, incise in modo irrevocabile sul corso della storia milanese, e non solo: come altri Padri della Chiesa, anche Ambrogio aveva compreso che l’insegnamento teologico e la dottrina restano inefficaci e poco credibili se non vengono vissuti, in primo luogo, da chi è chiamato a diffonderli. Lo possiamo, quindi, vedere impegnato sul fronte della carità verso i sofferenti e gli ultimi, ma anche, sul piano personale, nell’ascesi e nelle opere di penitenza; lo possiamo ammirare quale impareggiabile maestro di liturgia, ma anche, sul piano politico, attivo sino all’ultimo nella battaglia per l’affermazione della vera fede sull’eresia ariana e dei diritti della Chiesa sui potenziali usurpatori politici, senza guardare in faccia a nessuno o lasciarsi condizionare da preferenze e calcoli di opportunità.

Emblematico fu, a tal proposito, il suo comportamento nei confronti dell’imperatore Teodosio I, il quale pure nell’anno 380 aveva proclamato il cristianesimo religione di Stato: quando il sovrano, nell’anno 390, ordinò una massiccia rappresaglia per punire gli abitanti di Tessalonica, città nella quale si erano verificati disordini culminati nell’assassinio della locale autorità romana, Ambrogio non esitò a richiamarlo e a comminargli una severa sanzione, che costrinse Teodosio a fare rigorosa ammenda per poter essere riammesso alla comunione ecclesiale.

Nel corso del suo lungo episcopato, Ambrogio fu mirabile maestro di dottrina, lasciando importanti scritti di argomento esegetico (le sei omelie sulla Creazione raggruppate sotto il titolo di Hexameron, l’Expositio Isaiae Prophetae, il De Patriarchis, il De Tobia, il De Joseph etc); trattati di argomento dogmatico (il De Fide ad Gratianum, l’Expositio Fidei, il De Mysteriis etc), di alto valore in particolare ai fini della confutazione dell’eresia ariana, un fronte sul quale Ambrogio fu costantemente impegnato, e scritti in tema di morale e ascesi, tra i quali si segnalano quelli dedicati alla vita consacrata femminile (il De Virginibus, il De Virginitate, l’Exhortatio Virginitatis etc). Straordinaria e imperitura fu, inoltre, l’opera ambrosiana in campo liturgico, ove lo zelante vescovo si distinse per l’accuratezza delle celebrazioni, la composizione di numerosi inni sacri, la sistemazione del rito sacro secondo uno schema che costituirà, poi, nel tempo, un nucleo differenziato rispetto all’universale rito romano e che, ancora oggi, contraddistingue la Chiesa milanese.

Per la ricchezza del suo insegnamento, Ambrogio venne proclamato ufficialmente Dottore della Chiesa nel 1298.

Approfondimenti

Sul sito web

http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_40_0339-0397-_Ambrosius_Mediolanensis,_Sanctus.html è possibile reperire e leggere, tradotti in alcune lingue straniere, i testi di numerose opere di Sant’Ambrogio.

Il link http://www.santiebeati.it/dettaglio/25500 propone un interessante approfondimento sulla vita di Ambrogio, corredato da numerose indicazioni di carattere bibliografico.

Il sito http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.

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