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Santa Rita da Cascia

Rita è venerata come la “Santa delle cause disperate o impossibili”: ma che cosa il suo amore ardente non le permise di ottenere già durante la sua vita? Nel dare anche solo una semplice occhiata alla sua biografia, non si può che restare stupiti e conquistati da quanto una semplice donna riuscì a compiere, in virtù della Grazia di Dio e della sua ammirabile fede!

Nata nella regione perugina da genitori, i coniugi Lottius, di comprovato spirito religioso, la giovane Rita avvertì molto presto la chiamata ad una vita interamente consacrata a Dio. Era affascinata, in particolare, dall’ideale monastico agostiniano, ma, almeno per un certo tratto della sua vita, dovette accantonare questo progetto per ossequio nei confronti della volontà di suo padre e di suo madre, che avevano già stabilito le nozze della loro figlia con un esponente locale della famiglia aristocratica dei Mancini (il lettore interessato può reperire utili indicazioni su tale stirpe patrizia romana, articolata nei rami di Sicilia, di Napoli, di Nevers e di San Vittore all’indirizzo http://www.nobili-napoletani.it/Mancini.htm).

Seguire l’Agnello ovunque Egli vada: il motto ispiratore di Santa Rita

La vita matrimoniale si tramutò ben presto per Rita in una strada piena di continue occasioni per dare mirabile prova della sua bontà d’animo, della sua pazienza e della sua confidenza in Dio: dapprima il temperamento inquieto e, non di rado, incline alla violenza, del marito, poi la sua proditoria uccisione nel contesto di un regolamento di conti, infine la propensione vendicativa che maturò nei suoi stretti parenti, con il rischio che ne venissero travolti anche i suoi amatissimi figli. Correvano gli anni, infatti, in cui opposte fazioni, riconducibili, in particolare, ai sostenitori del papa (guelfi) e a coloro che appoggiavano l’imperatore (ghibellini), non si risparmiavano colpi durissimi, nell’intento di far prevalere le rivendicazioni dell’una o dell’altra parte.

Durissime, dunque, le circostanze nelle quali Rita si trovò a forgiare la propria eroica adesione alla Volontà di Dio, dalla quale, alla fine, vide esaudito il proprio desiderio di gioventù: intorno all’anno 1407, infatti, in circostanze miracolose, riuscì ad entrare nel Monastero agostiniano di S. Maria Maddalena di Cascia, che illustrò per oltre quattro decenni con le sue doti di mortificazione, penitenza e conformazione a Cristo sofferente, che nel 1432, le fece donò addirittura di una Sacra Spina della corona con cui Egli fu tormentato durante la Sua Passione. Un segno vivo dell’Amore di Gesù per colei che sulla terra non Gli aveva negato nulla quanto a rinunce e a patimenti.

Il Beato Giovanni Paolo II, scrivendo nel 1982 all’Arcivescovo di Spoleto in occasione della commemorazione del VI centenario della nascita di Santa Rita, ebbe modo di porre in luce alcuni tratti caratteristici e preziosi del profilo della Santa: innanzitutto, la sua nascita ad un anno dalla scomparsa di un’altra importante figura, quella di Caterina da Siena, Patrona d’Italia e d’Europa; poi l’assoluta semplicità e il totale nascondimento che contraddistinsero l’esistenza della Santa di Cascia, della quale invano nelle fonti si ricercherebbero notizie mirabolanti; quindi, la singolare consonanza, di spirito e di vita, con S. Francesco di Assisi:

“quel che furono le stigmate per il Poverello, fu la spina per Rita: un segno, quelle e questa, di diretta associazione alla Passione redentiva di Cristo Signore […]. Tale associazione si stabilì in entrambi i santi sulla comune base di quell’amore, che ha un’intriseca forza unitiva”.

E, infine, la piena fedeltà della giovane Rita, ancora prima di sottomettersi alla sua Regola, alla spiritualità di Agostino da Ippona.

Come conclude Giovanni Paolo II,

“davvero Rita è ad un tempo la ‘donna forte’ e la ‘vergine saggia’, delle quali ci parla la Sacra Scrittura, che in tutti gli stati di vita indica, e non già a parole, quale sia la vita autentica alla santità come sequela fedele di Cristo fino alla croce”.

La presente citazione, così come quella sopra riportata, sono tratte dal testo della Lettera di Giovanni Paolo II all’Arcivescovo di Spoleto, reperibile al link http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/1982/documents/hf_jp-ii_let_19820210_arcivescovo-spoleto_it.html

Scomparsa nel 1457, Rita fu elevata agli onori degli altari nel 1627 dal papa Urbano VIII, sul soglio di Pietro dal 1623 al 1644, che ne decretò la beatificazione, e successivamente, nell’Anno Santo 1900, fu proclamata santa dal pontefice Leone XIII, in carica dal 1878 al 1903.

La memoria liturgica di Santa Rita da Cascia cade il 22 maggio.

Per approfondire Santa Rita da Cascia

Siti Internet

Basilica di Santa Rita da Cascia
Sito ufficiale della Basilica di Santa Rita, con ampio approfondimento sulla biografia della Santa e sulla diffusione del suo culto, una raccolta di preghiere e indicazioni bibliografiche.

Bibliografia

  • Agostino Trapè, Santa Rita e il suo messaggio. «Tutta a Lui si diede», San Paolo Edizioni, 1996.
  • Franco Cuomo, Santa Rita degli impossibili. La storia d’amore e di sangue, di vendetta e di perdono di Rita da Cascia, Piemme, 1997.
  • Curzia Ferrari, Santa Rita da Cascia: vita e miracoli, Gribaudi, 1999.
  • Paola Giovetti, Santa Rita da Cascia: sposa e madre, umile monaca, grande taumaturga, San Paolo Edizioni, 2000.
  • Elena Bergadano, Rita da Cascia: la santa di tutti, Paoline, 2001.
  • Vittorio Peri, Franco Marzi, Augusto Maraffa, Rita da Cascia, Elledici, 2003.
  • Remo Piccolomini, Natalino Monopoli, Santa Rita da Cascia. Il respiro del perdono, Città Nuova, 2004.
  • Cristina Tessaro, Santa Rita da Cascia, Paoline Editoriale Libri, 2009.
  • Stefano Dell’Orto, Santa Rita da Cascia, San Paolo Edizioni, 2010.
  • Mario Polia, Massimo Chiappini, Santa Rita da Cascia. La vita e i luoghi, San Paolo Edizioni, 2010.
  • Cristina Siccardi, Santa Rita da Cascia e il suo tempo, San Paolo Edizioni, 2010.

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