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Sant’Andrea di Creta

Sant'Andrea di Creta

Andrea di Creta

nato 660 – morto 740

Anna era sterile e infeconda,
ma non senza prole agli occhi di Dio.
Da sempre fu predestinata ad essere la madre
della Vergine pura,
dalla quale doveva fiorire
il Creatore in forma di servo.
Incontaminata agnella che da sola
nel tuo grembo
hai offerto al Cristo la lana,
cioè la nostra sostanza.

(dal Canone della Natività)

“A Eresso nell’isola di Lesbo, transito di sant’Andrea di Creta, vescovo di Gòrtina, che con preghiere, inni e cantici di raffinata fattura cantò le lodi di Dio ed esaltò la Vergine Madre di Dio immacolata e assunta in cielo”: così il Martirologio Romano intesse l’elogio in onore di Andrea, nativo di Damasco, la cui prima giovinezza si dispiegò sullo sfondo di uno dei più importanti eventi della vita della Chiesa del tempo, ossia il terzo Concilio di Costantinopoli, tenutosi tra il 680 e il 681, dominato dalla condanna del monotelismo, ossia della cosiddetta “eresia di Sergio” (dal nome del patriarca costantinopolitano che la sostenne), in base alla quale nella Persona di Gesù Cristo doveva ritenersi presente una sola volontà, ossia quella divina, a differenza della posizione cattolica, per cui in Gesù, accanto ad un’operatività divina, vi fu costantemente una volontà umana.

Cantore eccelso della sublime grandezza della Madre di Cristo, da lui esaltata come Colei nella Quale “veneriamo la restaurazione del genere umano che prese inizio da Lei” (Canone della Natività), Andrea, divenuto vescovo metropolita di Creta, dovette affrontare un altro difficile momento per la storia della Chiesa in Oriente: i durissimi anni della politica iconoclasta, avviata nel 730 dall’imperatore Leone III l’Isaurico e protrattasi, con alterne vicende e colpi di scena – dal V Concilio di Costantinopoli o Concilio di Hieria, tenutosi nel 754 su iniziativa di Costantino V, che confermò la posizione iconoclasta di condanna del culto delle sacre immagini, sino al VI Concilio di Nicea, svoltosi nel 787 sotto il patrocinio dell’imperatrice Irene, moglie di Leone IV, successore di Costantino V: Nicea ribaltò la sentenza di Costantinopoli, approvando la venerazione delle icone e condannandone la politica di distruzione, in quanto, come testualmente espresso nel pronunciamento finale, “l’onore reso all’immagine passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l’immagine, adora la sostanza di chi in essa è riprodotto”. Nessun pericolo di idolatria, dunque. Ma forte e tenace fu l’opposizione dei detrattori, tanto che occorrerà giungere all’843, durante il pontificato di Gregorio IV, per assistere alla definitiva messa al bando della prassi iconoclasta.

Oltre a Giovanni Damasceno (del quale il lettore può trovare la relativa scheda biografica in questo sito), assoluto campione della difesa delle immagini e trionfatore nell’ambito del Concilio niceano, anche ad Andrea di Creta si devono rilevanti interventi su tale materia: si pensi, ad esempio, al suo scritto De sacrarum imaginum veneratione, nel quale, con meravigliosa precisione didascalica, il vescovo rimarca come, in fondo, alla base dei tanti dipinti opera della mano umana, vi siano icone provenienti dal Cielo: “Il primo esempio è l’icona di nostro Signore Gesù Cristo, inviata al re Agbar […]. Un secondo esempio è quello dell’immagine, non dipinta da mano d’uomo (acheirographon o acheiropita), di colui che è stato generato senza seme.

Questa icona si trova a Lidda (Palestina), una città chiamata pure Diospolis. L’icona è dipinta in forma molto chiara su una superficie, e mostra il corpo della Madre di Dio, avente tre cubiti di altezza […]. Terzo esempio. Tutti testimoniano che S. Luca, apostolo ed evangelista, dipinse con le sue proprie mani il Cristo incarnato e la sua immacolata Madre e che queste icone sono conservate a Roma con grande onore” (1).

Il fondamento della venerazione a Maria, Genitrice di Cristo, è mirabilmente individuato da Andrea nel fatto che, in virtù della Divina Maternità, “la natura, che prima era stata ridotta in terra, riceve […] l’inizio della divinizzazione”. Nel mistero del Natale, “Adamo, che presenta per noi a Dio la primizia proveniente da noi, gli offre Maria; e grazie a lei, la primizia che non era stata contaminata diventa pane per la rigenerazione della stirpe […]”.

Di nuovo, nella nascita del Salvatore “la genuina nobiltà degli uomini riceve nuovamente il dono della prima divinizzazione e ritorna ad essere se stessa; la natura generata, rimanendo unita alla Madre del Bello, riceve come impronta ottima e divinissima quel fulgore di bellezza che l’ignobiltà della malizia aveva oscurato”. In Maria, dunque, la primigenia dignità dell’essere umano, offuscata dal peccato originale, torna a rifulgere: “l’impronta – rimarca Andrea – diventa propriamente nuova formazione; la nuova fondazione è una vera rifondazione e questa è una deificazione, che consiste in un ritorno alla condizione primordiale” (2).

La Madre di Dio è veramente la Regina della vita: “Tutta la creazione – esclama Andrea nell’Homelia in Domitionem – è piena della tua gloria; l’universo è stato santificato dalla sensazione del tuo profumo. Per mezzo tuo è scomparso il principio del peccato e la condanna della progenitrice è stata tramutata in gioia […]. O Regina di tutto il genere umano, davvero fedele al significato del tuo nome, tu stai al di sopra di tutte le cose, eccetto Dio”.

Per apprezzare le rifulgenti pagine di amoroso ardore verso Maria SS.ma, scritte da Andrea di Creta, il lettore interessato può fare riferimento a numerosi testi di approfondimento, alcuni reperibili anche su Google Books: ad esempio, la Storia della mariologia, a cura di Enrico Dal Covolo e Aristide Serra, volume 1 “Dal modello biblico al modello letterario”, Città Nuova Editrice, Roma 2009 o, ancora, Maria, la donna nell’opera di Salvezza, di Jean Galot (prima ristampa), E.P.U.G., Roma 2005 oppure la raccolta Andrea di Creta. Omelie mariane, Città Nuova Editrice, Roma 1987 (seconda edizione 1996).

Accanto ai testi omiletici, l’opera per eccellenza del vescovo di Gòrtina, contraddistinta da numerose invocazioni alla sua Celeste Ispiratrice, è senza dubbio il Grande Kanon per il tempo di Quaresima, con un’articolazione in 250 strofe e quattro parti, e la presenza di nove Inni che riprendono altrettanti temi biblici, dal “Cantico di Mosè” alla preghiera di Giona, dal Cantico di Anna alla preghiera di Isaia. Un approfondimento sul Grande Canone penitenziale si può reperire visionando il contenuto proposto al link http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/commenti/2011/056q01b1.html mentre il testo completo si trova all’indirizzo http://www.tradizione.oodegr.com/tradizione_index/testilit/grandecanonedisantandrea.htm

Note

  • (1) Le citazioni proposte, tratte dal De sacrarum imaginum veneratione, sono state riprese dal sito http://www.mariedenazareth.com/12964.0.html?&L=4 interamente dedicato alla mariologia, con approfondimenti sulla storia della dottrina intorno alla Madre di Gesù dall’epoca dei Padri della Chiesa sino ai giorni nostri. Assolutamente da visitare!
  • (2) Le citazioni proposte sono tratte dalla Homiia in Nativitatem e riportate dal summenzionato sito http://www.mariedenazareth.com/15176.0.html?&L=4

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