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Santorso (Vi). Conclusa la campagna di scavo sul Monte Summano

Si è appena conclusa la campagna di scavo diretta dalla Soprintendenza del Veneto e incominciata nel 2007 che ha permesso di verificare – a conferma della tradizione popolare – la presenza di un luogo di culto frequentato per circa un millennio, dal quinto secolo avanti Cristo sino a tutto il quarto secolo dopo Cristo. L’esistenza di un’area sacra di epoca romana è ipotizzata sin dall’età umanistica, con le indagini dei primi storici locali e il proliferare della leggenda di San Prosdocimo. La tradizione vuole che nel primo secolo egli sia salito sulla vetta del Summano per cancellare le ultime tracce di un tempio monumentale pagano.

Il progetto moderno è stato avviato nel 2007 quando il Gruppo Archeologico dell’Alto Vicentino segnalò alcune scoperte nei pressi della cima: circa dieci monete di epoca romana e una statuetta d’argento che raffigura Ercole o Marte. Dopo aver compreso l’importanza della scoperta, la Soprintendenza e il Comune di Santorso avviarono nel 2008 l’indagine, resa possibile dai contributi erogati dalla Provincia di Vicenza, dalla Regione, dalla Comunità Montana e dai Comuni di Piovene e Schio, e dalla collaborazione del Gruppo Archeologico Vicentino e del proprietario dei terreni. I risultati non si fecero attendere: infatti, emersero un centinaio di monete di età romana, resti di oggetti in argento e bronzo, un’altra statuetta d’argento rappresentate una dea, accessori di abbigliamento militare, frammenti di ossa animali, tracce di combustione, manufatti e vestigia di strutture preromane e romane.

Le due statuette rappresentano un esempio unico nell’ambito archeologico vicentino. L’Ercole/Marte è ricollegabile a culti tipici del mondo militare. La dea femminile seduta sul trono, arricchita da elementi vegetali e serpenti, ricorda riti legati al mondo degli inferi e al mondo agricolo della fertilità.

Le ricerche vennero riprese tra il 2009 e il 2010, ampliando i siti dove erano state individuate tracce di strutture antiche. Riemersero pavimenti e muri di edifici riferibili a una zona preromana. Molti resti di carboni, frammenti di ossa animali combusti, ceneri e resti di oggetti di metallo testimoniano la presenza di roghi votivi, caratteristici dei tempi protostorici del mondo veneto e alpino.

Per l’epoca romana, invece, mancano resti di strutture conservate, ma la presenza di numerosi frammenti di tegole romane negli strati che coprono i resti più antichi, fanno pensare alla presenza di tettoie ed edifici in muratura distrutte recentemente, presumibilmente dai soldati della Prima Guerra Mondiale che si stabilirono sul Summano per le manovre difensive.

La scelta del monte a forma di piramide che domina la pianura dell’Alto Vicentino come luogo di culto non stupisce perché si trovava in una posizione privilegiata, come a indicare una specie di punto di confine tra mondo retico/alpino e quello veneto/padano: luogo a confine tra due vie di transito importantissime, quella della Val d’Astico e quella della Val Leogra, controllava anche il distretto metallifero dell’altopiano del Tretto e di Schio.

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