Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Sardegna preistorica: paleolitico


Pérfugas, selci paleolitiche. Immagine estratta da “La civiltà dei Sardi, dal Paleolitico all’età dei nuraghi” Lilliu 2003.

Per formulare un discorso organico sulla preistoria in Sardegna si può iniziare con l’indicare le diverse fasi in cui comunemente è suddiviso l’arco cronologico, dalla più antica alla più recente: Il Paleolitico, il Mesolitico, il Neolitico e l’Eneolitico, detto anche Calcolitico (1). La storia infatti è stata suddivisa in fasi in base ad un qualche evento che è stato un punto di svolta nella storia stessa dell’uomo e che ha portato ad un’evoluzione rispetto al periodo precedente.

Il Paleolitico (45.000-10.000 a. C.)

Il termine è composto dalle parole di origine greca paleos, che vuol dire “antico” e lithos che significa “pietra” La parola sta quindi ad indicare la fase cronologica in cui l’uomo impara ad utilizzare la pietra come strumento per compiere le azioni quotidiane, molte delle quali necessarie alla stessa sopravvivenza, come la caccia, la pesca ecc.

Il Paleolitico si divide al suo interno in Inferiore (il più antico), Medio e Superiore (il più recente).

Paleolitico inferiore o antico

In Sardegna i resti dei manufatti più antichi fino ad ora rinvenuti, risalgono al Paleolitico inferiore, e sono stati realizzati in selce e quarzite. La scoperta è stata fatta nel 1979 nell’Anglona ovvero nella parte settentrionale della Sardegna (si ricordano in particolare i resti rinvenuti nella località Rio Altana e Pantallìnu presso Laerru-SS). I manufatti, tra cui raschiatoi, punte, bulini e altri tipi di utensili, sono stati datati tra il 450.000 e i 100.000 anni a.C.. A produrre questi manufatti dovrebbe essere stati ominidi appartenenti alla specie dell’Homo erectus.

É tra l’altro da evidenziare il rinvenimento, alla fine del secolo scorso, di una falange umana rinvenuta in una grotta presso Cheremule nel Logudoro (in provincia di Sassari). Questa falange è stata datata con le dovute incertezze tra i 250-300.000 anni a.C. Ciò quindi significherebbe che la presenza dell’uomo nell’isola è molto remota. Tra le varie ipotesi che tentano di ricostruire i passaggi e i percorsi che l’uomo ha compiuto per giungere nell’isola sarda, vi è quella della partenza dalla Toscana e dalle sue isole per passare in Corsica e da qui in Sardegna.


Rio Altana, strumenti in selce. Immagine estratta da “Archeologia preistorica e protostorica in Sardegna” R. Sirigu 2009.

Paleolitico medio

Per la Sardegna questa fase cronologica va da 100.000 a 35.000 anni a.C. Fino ad oggi non sono stati rinvenuti resti umani appartenenti a questo periodo. Ciò potrebbe essere derivato dal fatto che le ricerche stanno progredendo oppure proprio perché l’uomo in questa fase non era realmente presente in Sardegna. Effettivamente anche nella vicina Corsica non sono stati ritrovati reperti riferibili a questo periodo.

C’è da segnalare però che alcuni autori riferiscono a questa fase del Paleolitico medio dei resti di frustoli di carbone e di ossa animali bruciate, rinvenuti non accompagnati da strumenti litici o da ossa umane nelle grotte Ziu Santòru e Cala Ilùne presso Dorgali (provincia di Nuoro).

Paleolitico superiore o recente

La fase cronologica del paleolitico superiore è compresa tra i 35.000 e i 10.000 anni a.C. A questo periodo fanno riferimento i resti rinvenuti, a seguito di uno scavo scientifico, all’interno di una fossa (probabilmente scavata dall’uomo preistorico), nella Grotta Corbeddu ad Oliena (provincia di Nuoro).

I resti in questione sono delle ossa di animali endemici della Sardegna poi scomparsi: il Megaceros cazioti ovvero un cervide (che presenta tracce di lavorazione da parte dell’uomo, come incisioni, tagli e tracce di fuoco) e del Prolagus sardus che era un piccolo roditore, forse un progenitore della lepre. Insieme a queste ossa animali sono stati rinvenuti i resti di una mandibola e di altre parti di scheletro umano e tutti fanno riferimento ad in un arco cronologico che va da 20.000 anni a.C. a 6.000 a.C., quindi ad una fase che va dal Paleolitico fino alla fase successiva del Mesolitico fino a toccare l’inizio del Neolitico.

A questo periodo non pare, allo stato attuale delle conoscenze, che ci siano tracce di costruzioni, ma forse ciò è dovuto alla deperibilità dei materiali usati come il legno e frasche che quindi si sono perduti senza lasciare tracce.


Megaceros cazioti, da http://www.elioaste.it/corbeddu.htm


Prolagus sardus, da http://www.flickr.com/photos/muccarolina/1954902936/

Note

  • 1. Le cesure di inizio e fine delle varie fasi dei diversi periodi cronologici oscillano tra i vari studiosi. Gli stessi rinvenimenti quindi per alcuni studiosi possono appartenere ad una facies piuttosto che ad un’altra.

Riferimenti bibliografici

  • Sirigu, R., Archeologia preistorica e protostorica in Sardegna, 2009, Cagliari.
  • Contu, E., La Sardegna preistorica e nuragica, 1997, Sassari.
  • Lilliu, G. La civiltà dei Sardi dal Paleolitico all’età dei nuraghe,2003, Cagliari.

1 Commento su Sardegna preistorica: paleolitico

  1. questo e un sito meraviglioso per le ricerche di storia !! ho studiato queste cose in seconda elementare a sono in prima media e non ricordavo niente , ma grazie a questo sito, ho la possibilità di studiare e di fare le ricerche 🙂

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*