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Sator arepo tenet opera rotas

L’iscrizione di Oppède
Il Sator nell’iscrizione di Oppède

Il quadrato magico del Sator

Solitamente e convenzionalmente questo simbolo viene chiamato “Quadrato magico”, “Quadrato del Sator” o “Quadrato di Arepone” in base alla forma geometrica che racchiude tale iscrizione. Recenti scoperte (l’ultima del 2008), avvenute presso Latina e Aosta, hanno mostrato due varianti secondo le quali l’enigmatica scritta viene posta rispettivamente all’interno di cerchi concentrici divisi in spicchi e all’interno di un cerchio decorativo musivo. L’autore ha quindi preferito tenere come titolo il testo grafico del messaggio iniziatico.

Il Sator nell’antichità

Il “Quadrato del Sator” è presente già in epoca antica, a partire almeno dal I secolo d.C., ed è testimoniato dal suo ritrovamento su una colonna nella Grande Palestra di Pompei (Na), sul muro della casa di Publio Paquio Proculo in via dell’Abbondanza sempre a Pompei e nelle rovine romane di Cirencester (Inghilterra), l’antica Corinium.

Per il caso pompeiano, il terminusante quem è il 79 d.C., data della famosa distruzione della città.

quadrato del Sator dalla Grande Palestra di Pompei
Il quadrato del Sator dalla Grande Palestra di Pompei

L’iscrizione di Cirencester-Corinium.
L’iscrizione di Cirencester-Corinium

Il Sator nel Medioevo

Già durante l’impero romano è attestato questo “quadrato magico” che verrà associato, durante il medioevo, a edifici sia sacri (chiese, abbazie, pievi) sia profani (castelli).

Celebri esemplari europei della scritta palindroma si trovano a:

  • Pescarolo e Uniti (Cr), nel lacunoso mosaico della chiesa di San Giovanni decollato (XIII secolo)
  • Verona nel cortile di Palazzo Benciolini (XVI secolo)
  • Arcè in località Pescantina (Vr) nella chiesa di San Michele (XIII secolo)
  • Bolzano, Castel Mareccio (XIII secolo)
  • Brusaporto (Bg) nei pressi del castello
  • Siena nel Duomo di Santa Maria Assunta (XIII secolo)
  • Urbino, località Canavaccio, sulla campana della chiesa di Sant’Andrea in Primicilio (XV secolo)
  • Fabriano (An), nella chiesa Santa Maria in Plebis Flexiae (XI secolo)
  • Collepardo (Fr), nella certosa di Trisulti (XIII secolo)
  • Campiglia Marittima (Li) nella pieve di San Giovanni (XIII secolo)
  • Sermoneta in località Valvisciolo (Lt) nell’abbazia templare (XII secolo)
  • Acquaviva Collecroci (Cb) nella chiesa di Santa Maria Ester di Costantinopoli (XI secolo)
  • Capestrano (Aq), nella chiesa di San Pietro ad Oratorium (VIII secolo), forse fondata su un tempio dedicato a Venere
  • Valle d’Aosta, nel mosaico della Chiesa di Sant’Orso (XI-XII secolo) e nel castello di Issogne (Ao)
  • Oppède (Francia)
  • Rochemaure (Francia) nel castello
  • Santiago di Compostela (Spagna)
  • Altofen (Ungheria)

Lastra calcarea da Acquaviva Collecroci con incisioni geometriche e l’iscrizione
Lastra calcarea da Acquaviva Collecroci con incisioni geometriche e l’iscrizione

L’iscrizione di Capestrano (San Pietro ad Oratorium foto G. Lattanzi)
L’iscrizione di Capestrano (San Pietro ad Oratorium foto G. Lattanzi)

Campiglia Marittima (Pieve di San Giovanni)
Campiglia Marittima (Pieve di San Giovanni)

La carica simbolica ed esoterica associata al celeberrimo palindromo, interpretato in chiave magico-spirituale, costituisce un rompicapo.

I precedenti rinvenimenti datati al Medioevo mostrano una stragrande presenza del quadrato magico tra XI e XIII secolo. Più spesso è raffigurato nelle chiese e in edifici sacri. Non mancano esempi precedenti e successivi, anche di alcuni secoli dall’VIII al XVI. La sua presenza dall’Ungheria alla Campania e dal Molise alla Spagna occidentale comprende una grande areale che copre buona parte dell’Europa.

Descrizione del Sator

La frase intera è composta dalle parole “sator arepo tenet opera rotas” con la variante delle prime due parole al posto della quarta e della quinta. Il più delle volte è inscritta in un quadrato di 5 x 5 con la possibilità di leggere l’intero testo da sinistra a destra e viceversa ma anche dall’alto al basso e viceversa.

I ritrovamenti effettuati nell’abbazia di Sermoneta (XII secolo) e nella chiesa di Sant’Orso ad Aosta (XI-XII secolo) dimostrano che non ci fu un unico modo di rappresentare la misteriosa frase latina. Nel primo caso si notano cinque cerchi concentrici ciascuno diviso in cinque parti uguali entro cui sono incise una lettera per spazio.

Ad Aosta invece la frase è esposta in cerchio, su un mosaico dell’edificio sacro, circondata da decorazioni a intrecci e circoscrivente una scena di lotta tra un uomo dalla lunga chioma e una belva simile a un leone (Sansone contro il leone?).

Sator nella variante di Sermoneta (LT), nell’abbazia templare
Sator nella variante di Sermoneta (LT), nell’abbazia templare

Sator nella variante di Aosta (chiesa di Sant’Orso) nel cerchio rosso
Sator nella variante di Aosta (chiesa di Sant’Orso) nel cerchio rosso

Interpretazioni del Sator

ipotesi classica

La linea di pensiero interpretativa classica indica queste parole come facenti parte di un avvertimento esoterico-spirituale tradotto come: “il seminatore Arepone tiene in movimento/all’opera le ruote”. La parola più problematica è la seconda, AREPO: da alcuni interpretata come il nome di un carro di origine gallica (e quindi ablativo di mezzo “col carro”), da altri come il nome di un seminatore realmente esistito.

ipotesi di Renato Palmieri

Fisico e studioso di simbolismo e di geometria sacra, ritiene che proprio AREPO sia la chiave di tutto: si tratterebbe in realtà di due parole distinte “A + REPO”, le quali starebbero a significare “Ahimè, io striscio”, dove A è un’esclamazione, già usata anche nei versi 14 e 15 della Bucolica prima di Virgilio.

Sator diventerebbe quindi vocativo: “O Seminatore” e il quadrato magico sarebbe una sorta di lamento del serpente tentatore che in Genesi (3, passim) temerebbe di venire schiacciato dalle “ruote” che “l’Opera tiene con sé”:

ROTAS / OPERA / TENET / A REPO / SATOR

ruote / l’Opera / tiene con sé / ahimè io striscio / o Seminatore.

L’Opera qui citata indicherebbe un termine metaforico, alludendo spiritualmente a uno strumento del Seminatore cioè Dio. In Esodo 25, nella descrizione dell’Arca dell’Allenza, si parla invece di aste e di anelli per il trasporto ma non di ruote. Le ruote, quindi, sarebbero un artificio concettuale dell’ebreo anonimo, intromesse per causa simbolica religiosa e al fine di annientare l’effetto letale del serpente, nemico del Dio-seminatore, sotto il passaggio dell’Arca (vista come un carro o uno strumento agricolo).

ipotesi dell’Areopago

Risulta fantasiosa ma degna di nota la congettura secondo cui la frase sarebbe da tradurre così: “il seminatore tiene l’opera, l’Areopago i destini” interpretando AREPO come una contrazione di Areopagus, il tribunale per antonomasia.

ipotesi escatologica

Correlata all’interpretazione classica del buon seminatore che muove gli strumenti del mestiere, alcuni curiosi hanno osservato che anagrammando le 25 lettere è possibile ricavare una croce formata dall’incrocio di due Paternoster lasciando fuori solo quattro lettere: due A e due O, interpretate come Alfa e Omega ovvero segni di inizio e di fine, quindi in chiave escatologica. Si osserva però che l’Apocalisse di Giovanni si diffuse in Italia tra il 120 e il 150 d.C. Verrebbero così tagliati fuori da questo ambito esoterico i ritrovamenti pompeiani di I secolo d.C.

NB: Per l’interpretazione dell’autore si veda l’articolo su Archeorivista.

Bibliografia

  • CICOGNANI E. 1988, Sculture erratiche altomedievali in AA. VV., Conoscenze. Rivista annuale della Soprintendenza Archeologica per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici del Molise, vol. IV, Campobasso, 1988, pp. 108-116.
  • GUARDUCCI M. 1965, Il misterioso “Quadrato Magico”, l’interpretazione di Jérome Carcopino e documenti nuovi in Rivista di archeologia classica, XVII, pp. 219-270.
  • GWYN GRIFFITHS J. 1971, ‘Arepo’ in the Magic ‘Sator’ Square’ in The Classical Review, vol XXI.
  • IANNELLI N. 2009, Sator – Epigrafe del culto delle sacre origini di Roma – la genesi e il significato del quadrato magico svelati nella teoria della correlazione astronomica, Foggia.
  • PALMIERI R. 2003, L’enigma di Sator, incontri di archeologia. Conferenza tenutasi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 10 maggio 2003.

2 Commenti su Sator arepo tenet opera rotas

  1. Alle lettrice Adelaide:
    Salve, ci saprebbe dire indicativamente il periodo in cui è stato fatto l’affresco e che cosa raffigurerebbe?
    Grazie
    cordialità

    Stefano Todisco

  2. Ho visto un SATOR nella Chiesa di Paggese di Acquasanta Terme in provincia di Ascoli Piceno. Si trova inserito in un grande affresco, (forse graffito) nella Sala del Parlamento.

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