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Scoperta archeologica a Campagna

La geniale intuizione del vero luogo della villa dell’imperatore Massimiano Erculio, coagustus di Diocleziano, l’ebbe quel profondo conoscitore del mondo antico in generale e di quello romano in particolare che fu Santo Mazzarino (“L’Impero romano” 1993). Non lo convinceva, giustamente, l’idea che quella residenza fosse individuata in Sicilia, precisamente in Piazza Armerina, perché la fonte rappresentata dal polemista cristiano Lattanzio, secondo cui Massimiano, deposta la porpora, se ne stava in Campania mentre per l’altra fonte, rappresentata dallo storico Zosimo, la residenza “privata” dell’imperatore si trovava in Lucania, era da conciliare con quest’ultima. Il grande storico, tuttavia, circoscriveva il sito ad un generico “tra Lucania e Campania (nel Salernitano?)”, lasciando sostanzialmente ancora aperta la porta della suggestiva ricerca. Noi abbiamo ripreso l’analisi e siamo giunti alla conclusione che il nucleo della villa dell’imperatore sia costituito dal centro storico di Campagna, precisamente dal palazzo Tercasio (sede dell’Istituto Magistrale), dalla chiesa di S. Spirito, dal palazzo dell’ex seminario vescovile e dall’attuale Casa comunale, chiesa dell’Istituto Magistrale dell’Annunziata compresa.

Le principali considerazioni a sostegno sono: la diffusione nella zona del culto di Ercole, di cui l’augustus era incarnazione; la perfetta somiglianza, nella struttura architettonica, nelle planimetrie, nel tracciato del cardo e del decumano e nella generale funzionalità dei diversi corpi di fabbrica, della villa dell’imperatore Massimiano con quella del suo collega Diocleziano a Spalato; la “tetrarchicità” delle figure scolpite sui quattro lobi della fontana in via Giudeca, che sono doppioni, anche ideologici, di quegli esemplari in porfido ancora oggi visitabili in piazza San Marco a Venezia.

Un’attenta indagine archeologica, pur condotta senza le sofisticate apparecchiature esistenti e fondata sull’ausilio della filologia oltre che sull’osservazione delle poche ma significative vestigia superstiti in località “Concezione” di Campagna, mi ha portato alla ragionata convinzione che lì, nel I sec. a.C., fosse stato costruito un anfiteatro castrense (come quello, per intenderci, che è oggi visibile in un affresco pompeiano…) da quell’Annio Milone difeso da Cicerone nel processo contro Clodio, che, tra l’altro, fu organizzatore di ludi gladiatori ed il costruttore dell’omonima via innestantesi, attraverso la Popilia, con l’Appia. Da quell’anfiteatro ho ritenuto deducibile lo stesso toponimo “Campagna” (Campus-Annii) sulla falsariga di similari toponimi quale “Campus-Atinas” sfociato nella semplice Atena (Lucana) o Campus- Ustrina (“crematorio”) divenuto Campestrina. Il supporto filologico a questa tesi rivoluzionaria è rappresentato dal nome di una strada adiacente (via Ginestra, di chiara matrice greca perché omester indica l’animale feroce, la belva dell’anfiteatro) e dal toponimo “Carriti” che indica proprio, in sanscrito, la roccia scavata (per ricavarne ovviamente la cavea e l’arena del luogo dello spettacolo).

Diodato Caleo

Diodato Caleo è nato a Campagna (SA) il 19 ottobre del 1934. Laureato in lettere e già docente nelle scuole medie inferiori e superiori (istituto magistrale ” t. Confalonieri” di Campagna (SA)…); già preside, per oltre un decennio nello stesso tipo di istituti (tra cui il menzionato istituto magistrale..); autore di pubblicazioni a carattere pedagogico (ha pubblicato uno studio su T. Mann e S. Freud (annali dell’università di Napoli/1957) e curato un’antologia pedagogica (Napoli/1975)) e di articoli a soggetto politico e civile in generale, apparsi su “il mezzogiorno” di Salerno; già presidente di associazioni di tipo culturale e ricreativo, riconosciute e non (fondatore e 1° presidente della pro loco “Città di Campagna”…); laureato in giurisprudenza e conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato.
E’ morto a Campagna (SA) il 14 dicembre del 2009 all’età di 75 anni.

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