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Scozia, Inchtuthil: l'antico Pinnata Castra

I Romani a nord: in Scozia, oltre il Vallo Antonino

Situato nel Tayside (Scozia), Inchtuthil fu un accampamento romano costruito a partire dall’83 d.C. e identificato col toponimo di Castra Pinnata.

Questo castrum è tra i forti più settentrionali in assoluto, alla distanza di circa 75 km dalla frontiera più nordica dell’Impero di Roma: il Vallo Antonino.

Inchtuthil
Posizione di Inchtuthil rispetto al vallo Antonino e Adriano

Inchtuthil
Luoghi romani fortificati in Britannia

Il periodo della fondazione è quello che coincide con le spedizioni militari di Cneo Giulio Agricola, finalizzate a contenere le incursioni dei Caledoni.

Dopo la battaglia del monte Graupio (83/84 d.C.), Agricola sconfisse le tribù di Calgaco riuscendo a completare l’opera di indebolimento dei popoli invasi i quali si ritirarono sulle Highlands. Questo evento permise di fortificare, tramite castra occasionali o periodici, il tratto tra Aberdeen (in latino Devana) e Inverness, chiamato Gask ridge (crinale di Gask).


La campagna di Agricola (80-84 d.C.) con i forti romani. In rosso Inchtuthil e Cawdor.

Il luogo della battaglia è tuttora incerto, forse a pochi km da Cawdor, presso la stessa Inverness, a nord della quale sono stati rinvenuti altri fortilizi romani temporanei.

Tra 85 e 88 d.C., in seguito ai primi scontri tra Roma e i Daci di Decebalo, molti legionari furono richiamati dalla Britannia per combattere nei Balcani e la legione XX Valeria Victrix, di stanza a Inchtuthil, si ritirò per presidiare i principali centri romano-britannici più a sud.

Con la costruzione del Vallo Antonino, l’accampamento noto col nome di Castra Pinnata tornò ad essere occupato dai legionari romani fino all’età di Settimio Severo (inizio III sec. d.C.).

Il campo era protetto da una cerchia muraria circondata da fossato e rinforzata da un aggere di terra. Come spesso si usava fare, il fossato era riempito con cervuli ovvero rami e fronde secche che ostacolassero i movimenti di eventuali assalitori. Quattro porte garantivano gli accessi da altrettante strade.

La ripartizione in quartieri era la medesima dei tradizionali accampamenti legionari romani: il quartier generale del legato (principia) al centro. Attorno vi erano il pretorio (praetorium), sede del comandante della legione (legatus legionis), l’incrocio tra cardine e decumano, l’ospedale militare (valetudinarium), gli alloggi delle coorti, i magazzini-depositi (horrea), l’officina dei fabbri (fabrica) e le abitazioni dei tribuni (domi tribunorum). Al momento del primo abbandono dell’insediamento il pretorio non era ancora completato.

Inchtuthil
fotografia satellitare con i contorni dell’accampamento sotto i campi

Inchtuthil
linea del perimetro murario del castro

Inchtuthil
ricostruzione del campo di Inchtuthil

Inchtuthil
la mappa dell’accampamento

Il vasellame recuperato dagli scavi, avvenuti tra 1952 e 1965 a opera di Sir Ian Richmond e del prof. JK St. Joseph, è quello usato nell’impero nell’ultimo quarto del I secolo d.C.

Inchtuthil
chiodi rinvenuti durante gli scavi

Si conta che su un’area di poco più di 20 ettari potessero essere ospitati fino a 5.500 uomini e vi stazionò la legione XX Valeria Victrix.

Toponimi

Pinnata Castra compare nella Geografia di Tolomeo (II sec. d.C.) e si riferisce a una località tra i siti non ancora noti di Tamia e Tuesis. Il nome significa “accampamento alato” dove l’aggettivo pinnatus, -a, -um sta ad indicare anche “celere, veloce” quindi il rimando a un accampamento celere potrebbe essere un valido indizio di una postazione per una vexillatio (distaccamento legionario divenuto poi, dal III secolo d.C., un reparto di cavalleria) di presidio oltre le linee di confine, come nel caso di Castra Exploratorum, un accampamento a nord del Vallo Adriano.

Un nome analogo, Pinnatis, è presente nella Cosmografia Ravennate (VII secolo) dove viene menzionato tra le città di Iberran e Tuessis.

Sembra evidente l’identificazione, tanto più che il luogo in questione era, per entrambi i geografi, in prossimità dell’ignota Tues(s)is.

Bibliografia

  • TACITO, Agricola, XXIX, XXXVII.

Siti inglesi che riguardano Inchtuthil

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