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Scozia, Isola di Skye. Scoperto il più antico strumento musicale a corde dell’Europa occidentale

Scozia, Isola di Skye. Scoperto il più antico strumento musicale a corde dell’Europa occidentale

Un gruppo di archeologi è certo di aver dissotterrato i resti del più antico strumento musicale a corda che sia mai stato ritrovato, fino ad oggi, nell’Europa occidentale. Si tratta di un piccolo pezzo di legno intagliato, purtroppo rotto e bruciato, che è stato ritrovato nel corso di alcuni scavi condotti in una grotta sull’isola di Skye. Secondo gli archeologi sembra proprio che quel pezzettino di legno appartenga al manico di una lira risalente a oltre 2.300 anni fa.

Lo specialista in archeologia musicale Graeme Lawson sostiene che si tratti di una scoperta che porterebbe a un cambiamento epocale nella nostra conoscenza della storia della musica. Il professore di Cambridge, infatti, aggiunge anche che potrebbe portare la storia della musica complessa indietro di oltre un migliaio di anni, nelle epoche più buie della nostra preistoria. La rilevanza della scoperta, inoltre, non abbraccerebbe solo il mondo della musica ma, in modo più specifico, quello delle poesie interpretate come canzoni, perché questo è lo scopo a cui, nella maggior parte dei casi, erano preposti gli strumenti di questo tipo.

Scozia, Isola di Skye. Scoperto il più antico strumento musicale a corde dell’Europa occidentale

Le più antiche lire che si conoscano hanno qualcosa come cinquemila anni e sono state ritrovate in quello che oggi è il moderno Iraq, e già questi antichissimi modelli erano di struttura piuttosto complessa e finemente realizzati. In Europa occidentale, però, non si sono trovate molte tracce di strumenti di questo tipo; magari sono state scoperte delle raffigurazioni, ma non dei veri e propri resti come quelli che sono stati ritrovati nella High Pasture Cave, sull’isola di Skye (luogo dove sono stati riportati alla luce anche resti dell’epoca del bronzo e del ferro), e recentemente esposti a Edimburgo.

Lo storico culturale, professor Purser, sostiene che la cosa più eccitante di questo ritrovamento è la conferma di una continuità nella passione per la musica tipica dei Celti occidentali. E gli strumenti musicali, che solitamente erano realizzati in legno, molto difficilmente sopravvivono al passare degli anni e dei secoli, anche se se ne fa riferimento nelle prime letterature e appaiono anche, in diverse forme, in diverse incisioni rupestri in Scozia e in Irlanda, tanto da diventare emblematici per entrambe le culture ed entrambi i paesi.

Il professor Steven Birch, un archeologo che ha collaborato negli scavi, ha dichiarato che le parti più profonde della grotta sono state raggiunte utilizzando una scalinata di pietra. Secondo quanto ha dichiarato, discendere quegli antichi, ripidi e stretti gradini e transitare dalla luce al buio trasporta immediatamente in un mondo completamente differente, dove i sensi umani sono accentuati e dove, per via della conformazione della caverna, il suono rappresenta una delle maggiori componenti di questo mondo diverso, grazie anche al rumore di un torrente sotterraneo che rende l’ambiente calmo e rilassante.

Il dottor Fraser Hunter, il principale curatore delle collezioni romane e dell’età del ferro presso i musei nazionali scozzesi, sostiene che questo frammento di strumento musicale potrebbe, letteralmente, “portare un po’ di musica in un passato silenzioso”. La segretaria degli affari culturali ed esterni Fiona Hyslop ha anche aggiunto che si tratta di una scoperta di incredibile importanza, che dimostra chiaramente come i loro antenati erano soliti utilizzare la musica nei loro rituali religiosi e nella loro vita quotidiana e che Skye era un importante luogo di incontro per diverse generazioni, dove la musica occupava un ruolo di fondamentale importanza sia dal punto di vista delle celebrazioni che dal punto di vista sociale per chi ha vissuto in quel luogo più di duemila anni fa.

Il prezioso frammento di manico di lira è stato recentemente restaurato da un gruppo di archeologi specialisti in restauri di Edimburgo, ed è attualmente conservato insieme ad altri resti ritrovati nella stessa caverna, all’interno un progetto culturale supportato dall’ Highland Council e dall’associazione dei musei storici e nazionali scozzesi.

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