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Segesta (Tp). Rimessa in luce la grande agorà

Segesta (Tp). Rimessa in luce la grande agorà

Gli scavi, diretti dal Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza BBCCAA di Trapani, guidato dalla dottoressa Rossella Giglio, in collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa e sotto la direzione della professoressa Cecilia Parra e del professor Carmine Ampolo, che si sono conclusi alla fine di maggio hanno permesso di rimettere in luce completamente la grande agorà di Segesta.

La piazza con i suoi palazzi occupava un’area di seimila metri quadrati ed era cinta da grandi portici, detti stoai, sui lati settentrionale e meridionale, e da un criptoportico sul lato occidentale. Altri edifici pubblici, quali la sala del consiglio della città a forma di piccolo teatro e il ginnasio, si trovavano nella zona superiore occidentale, occupando un’area di milleottocento metri quadrati; mentre, poco sotto e in direzione meridionale, si snodava vicino alla strada d’accesso alla piazza un altro portico.

L’agorà testimonia la bellezza e l’importanza della città, dominando scenograficamente l’affascinante paesaggio che la circonda. L’architettura si conferma così il tesoro più prezioso di Segesta con le splendide costruzioni nella calda pietra locale, anticamente rivestita di stucchi. La mole di nuovi materiali architettonici rivenuti recentemente, tale da permettere la ricostruzione parziale di un grande portico monumentale su due piani, è davvero impressionante, tanto più se si considera che l’area fu utilizzata come cava di materiali per le costruzioni medievali che vi si sovrapposero.

Non deve essere stato facile ricavare una grande piazza sulle alture: infatti, la sua caratteristica principale era la disposizione su grandi terrazze artificiali, costruite a livelli altimetrici diversi. I lavori per la sua realizzazione furono imponenti, sia per la creazione della terrazza superiore che per livellare quella inferiore occupata dalla piazza e sostenerla; mentre la strada monumentale che veniva da sud rese necessario scavare una rampa nel banco roccioso. Per tutto questo furono necessari grandi sbancamenti: l’impegno dovette essere enorme, basti pensare a quanti materiali, blocchi grezzi o lavorati, furono trasportati dai dintorni della città fino a quattrocento metri di altitudine.

In epoca romana, l’area esterna alla piazza venne ampliata per costruire un nuovo forum, come testimonia l’iscrizione incisa sul pavimento. Si conoscono anche nomi dei finanziatori di tali opere edilizie, Sopolo e Onaso. Quest’ultimo, un notabile di Segesta, reso famoso da Cicerone, aveva testimoniato a Roma durante il processo contro il governatore Verre, era proprietario di terreni e produceva laterizi nella zona di Partinico. Così, una nuova piazza lastricata di forma triangolare e un mercato alimentare si sovrapposero agli spazi del complesso, disponendosi ai lati della strada e aggiungendosi alla grande agorà, trasformata in foro romano.

Segesta (Tp). Rimessa in luce la grande agorà

Ma è il grande portico settentrionale che sta rivelando sempre di più la sua imponenza di decorazione architettonica e di volumi. Si tratta di una stoa ad ali, simile a quella di Alesa e di Solunto, ma di dimensioni maggiori. Si sviluppava su due piani, con un ordine duplie – ionico-siceliota quello superiore, dorico quello inferiore – per circa cento metri di lunghezza; le ali misuravano circa venti metri.

Lo spazio interno aveva una profondità di undici metri ed era diviso in due navate da imponenti colonne doriche di forma ottagonale. Nello spigolo nord-orientale, una stanza angolare metteva in comunicazione con l’esterno; in basso, sotto una nicchia per statue, era inserita una tabella ansata con margini smussati.

Del secondo piano colpisce particolarmente la fronte, con semicolonne di ordine ionico-italico collegate da transenne a reticolo e decorata in alto da una cornice ornata da gocciolatoi a testa leonina.

Sui lati della piazza sorgevano monumenti minori, di cui ci restano soltanto le parti inferiori e ricordano l’addensamento tipico delle agorai greche e dei fori romani ed italici. Questi piccoli monumenti normalmente erano destinati a supportare statue di personaggi onorati e ricordati da iscrizioni in greco e in latino.

L’importanza della piazza ellenistica di Segesta la pone allo stesso livello dei migliori esempi di santuari e piazza del secondo ellenismo in Italia, nelle isole del mar Egeo e in Asia Minore. Continuare gli scavi e restaurare l’imponente struttura arricchirebbero Segesta e la Sicilia di un ulteriore monumento di grande significato storico e di elevato livello qualitativo. Per questo motivo sarebbe importante recuperare l’unità della viabilità e della piazza antica, modificando l’odierno piazzale di sosta interno e la strada per il teatro.

Segesta (Tp). Rimessa in luce la grande agorà

(ph. cortesia Sopr. BBCCAA Trapani))

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