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Selene

selene

Genealogia: Figlia dei Titani Hyperion e Teia, Selene era sorella di Elios, il sole e di Eos, l’Aurora (Apollodoro, Biblioteca I, 2, 2).

Si tratta di una divinità minore, personificazione della luna, il cui culto ebbe diffusione soprattutto in Elide. Con il tempo venne associata, ma solo per alcuni aspetti, ad Artemide-Diana, dea della caccia, anch’essa legata alla luce della luna e sorella di Apollo, dio del sole. In altri casi la figura di questa dea era avvicinata ad Ecate, che rappresentava l’aspetto più misterioso della luna e dai risvolti spesso negativi.

I romani la chiamavano Luna e le avevano dedicato due templi, uno sull’Aventino e l’altro sul Palatino.

Miti su Selene

Selene iniziava il suo tragitto nel cielo nel preciso istante in cui tramontava il Sole, suo fratello. La dea percorreva la volta celeste su di un carro trainato da cavalli bianchi, oppure, secondo altri racconti, su di un toro, un mulo od un cervo.

Il mito più famoso che riguarda Selene è quello che la lega al giovane e bellissimo Endimione, di cui ella si innamorò vedendolo addormentato in una grotta del monte Latmos. Ogni notte la dea tornava ad ammirarlo, accarezzarlo e baciarlo, ma senza mai volerlo svegliare. Accortosi di questo amore Zeus propose al ragazzo di scegliere tra una vita normale, oppure un sonno eterno, che tuttavia lo avrebbe reso immortale e giovane per sempre: Endimione scelse la seconda possibilità, così da godere in eterno dell’amore della dea (Apollodoro, Biblioteca I, 7, 5).

Questo stesso mito è narrato secondo diverse versioni, che modificano in particolare il ruolo di Endimione, in alcuni casi re dell’Elide, cacciatore oppure semplice pastore del monte Latmos.

Nella Periegesi di Pausania (V, 1, 4) Selene ed Endimione ebbero 50 figlie.

In uno degli Inno omerici (XXXII, 7) viene menzionata, invece, la figlia che la dea ebbe dallo stesso Zeus, Pandia.

Iconografia di Selene e monumenti antichi a lei riferiti

Selene è raffigurata e descritta come una giovane donna dall’incarnato chiarissimo e luminoso, con le vesti leggere ed increspate dal vento, il quale gonfia il velo sul capo della dea, trasformandolo in una specie di arco che incornicia la figura. L’elemento distintivo della rappresentazione iconografica è comunque il crescente lunare, in alcuni casi posto sullo sfondo, dietro le spalle della dea, oppure sulla fronte come una sorta di diadema (caratteristico anche di Artemide).

Nelle varie raffigurazioni Selene guida un carro trainato da cavalli, oppure cavalca un toro, un mulo od un cervo; nell’Inno omerico ad essa dedicato è descritta come una figura alata.

Le raffigurazioni di questa divinità non sono numerose, le testimonianze più antiche si trovano su alcuni vasi attici a figure rosse.

In alcuni notissimi monumenti Selene è presente non tanto come dea, ma piuttosto come personificazione temporale della notte, così nel frontone orientale del Partenone (al British Museum), dove si allontanava sprofondando con il suo carro, lasciando la scena al fratello.

Sul fregio sud dell’Altare di Pergamo (al Pergamon Museum di Berlino) si trova la raffigurazione plastica più grande ed importante di Selene: la dea, vicina al carro di Helios, si allontana veloce in groppa ad un mulo.

Nell’arte romana ebbe particolare fortuna il mito di Endimione presente diverse volte nelle pitture pompeiane, ma soprattutto in ambito funerario. Sulla fronte di numerosi sarcofagi si scelse di raffigurare questo mito, nel quale probabilmente si coglieva il senso simbolico del sonno eterno di Endimione, avvicinabile alla morte.

Nei contesti funerari sono documentati anche solo dei simboli lunari, poichè nella religiosità pagana la dea era legata al mondo dei defunti.

Sull’Arco di Costantino alla Luna è dedicato uno dei due tondi dei lati brevi, realizzati appositamente per il monumento.

Nel tondo del lato occidentale, contrapposto a quello est con la figura del Sole, Selene, con il crescente lunare sulla fronte ed il velo gonfiato dal vento, guida una biga che si immerge nelle acque del mare, simboleggiando così la fine della notte.

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