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Seneca: opere

Le opere di Seneca

seneca

I Dialogi di Seneca

Si tratta di dieci operette morali che del tradizionale genere dialogico di ascendenza platonico-aristotelica conservano la forma colloquiale, la vivacità espressiva e la tendenza ad una ricca esemplificazione di personaggi sia storici che contemporanei, ma non il ricorso ad una cornice narrativa, né l’alternanza dialettica di voci. I Dialogi, dunque, sono:

  1. De providentia: spiega come la Provvidenza disponga prove tortuose per gli uomini buoni affinché essi possano esercitare la loro virtù al meglio.
  2. De constantia sapientis: tratta dell’imperturbabile fermezza del saggio.
  3. De ira: tratta dell’ira, quello che lo stoico Seneca considera il peggiore dei vizi; tra tutti gli esempi emerge la figura di Caligola, incapace di controllare le proprie passioni.
  4. De vita beata: concerne la felicità, che non risiede nei beni terreni, ma nell’esercizio della virtù, intesa in senso stoico, ovvero nel seguire fedelmente la natura e la ragione.
  5. De otio: in questo dialogo Seneca esalta l’otium, la vita contemplativa fatta di studi e riflessioni filosofiche.
  6. De tranquillitate animi: con questa locuzione l’autore traduce il concetto greco di euthumìa, la serenità, l’equilibrio del saggio che non eccede nelle passioni, limita al minimo i propri bisogni e si dedica agli studi.
  7. De brevitatae vitae: esorta a non sprecare la propria vita in vanità e occupazioni frenetiche, ma a fruire di ogni istante per perfezionare la propria vita interiore: il saggio che spende bene il proprio tempo comprende come la vita non sia breve.
  8. Consolatio ad Marciam: in questa consolatio Seneca si rivolge alla figlia dello storico Cremuzio Cordo, esortandola a non disperare per il suicidio del figlio, perseguitato da Tiberio: di certo, il giovane risiede ora nelle zone celesti riservate ai beati.
  9. Consolatio ad Polybium: dedicata ad un liberto di Claudio sofferente per la morte del fratello, quest’opera è controversa, perché in essa Seneca adula manifestamente l’odiato Claudio; probabilmente questa debolezza è dovuta allo stato di prostrazione in cui versava a causa del lungo e doloroso esilio in Corsica.
  10. Consolatio ad Helviam matrem: Seneca scrive quest’opera per consolare la madre afflitta dalla lontananza dovuta all’esilio e per esortarla ad essere forte e serena.

I trattati di Seneca

Si tratta di tre opere, due di carattere etico e la terza di carattere scientifico:

  1. De clementia: appartenente al quinquennium aureum – il periodo iniziale del regno di Nerone, in cui egli ancora seguiva i consigli del suo precettore sul buon governo – il dialogo mira a indirizzare verso il bene il comportamento del principe e identifica nella clemenza la virtù principale di un buon imperatore.
  2. De beneficiis: tratta della pratica tutta romana del beneficium, lo scambio di favori tra patrono e cliente, opponendosi alla prospettiva utilitaristica di chi compie una buona azione in vista di un’altra, ma esaltando l’aspetto etico presente nella volontà di fare del bene al prossimo.
  3. Naturales Quaestiones: è un’opera filosofico-scientifica organizzata in sette libri, che tratta delle meraviglie della natura e dell’universo, intese come frutto di un’armonica creazione divina: pertanto, l’uomo non deve avere irrazionali paure nei confronti dei fenomeni naturali, perché, con l’uso della ragione, può comprendere come essi facciano parte di un disegno razionale universale.

Le lettere a Lucilio

Le Epistulae Morales ad Lucilium, composte tra il 62 e il 64 d.C., sono raccolte in venti libri. Esse costituiscono il capolavoro di Seneca, un’opera di carattere filosofico che affronta molteplici temi e da cui emerge l’autentico autoritratto del suo autore: un uomo che si avvia dignitosamente verso la morte e si propone come pedagogo, come “medico di anime” che indirizza l’amico Lucilio verso la via del bene.

Le lettere, infatti, anche se pensate per la pubblicazione, non sono fittizie: al contrario, attraverso di esse Seneca si propone di tracciare per l’amico un vero e proprio percorso verso la sapienza; se i primi libri costituiscono più un’introduzione alla filosofia, in cui sono numerose le sentenze di sapienti stoici e non, via via che ci si inoltra nell’opera, le tematiche filosofiche diventano sempre più ardue.

In quest’opera, come nei dialoghi e nei trattati, si riscontra il consueto stile senecano, fatto di frasi brevi e sentenziose, spezzetate e lapidarie, dominate dalla paratassi e dall’asidento e ricche di immagini paradossali; per questo suo forte anticlassicismo, lo stile di Seneca venne definito da Caligola harena sine calce, costruzione di sabbia non cementata.

L’apokolokyntòsis

Alla morte di Claudio, Seneca viene incaricato di comporre la laudatio funebris del defunto imperatore, in cui si trova costretto a lodarne le presunte doti. In seguito, libero dalle convenzioni di corte, l’autore esprime tutto il suo disprezzo per Claudio nell’Apokolokyntòsis o Ludus de morte Claudi, un libello sarcastico che presenta la parodia del processo di deificazione che era riservato agli imperatori: il titolo, infatti, significa letteralmente “l’inzuccamento (parodia dell’”indiamento”) di Claudio”.

Le tragedie di Seneca

Le tragedie costituiscono una parte controversa della produzione letteraria senecana, in quanto i temi trattati divergono notevolmente dalle opere di carattere filosofico; a dominare le tragedie sono le passioni più sfrenate, gli abissi del furor espressi mediante toni accesi e violenti e immagini cruente, probabilmente con fini didascalici. Tali divergenze hanno indotto i commentatori del passato a pensare che le tragedie fossero opera di un altro Seneca, non il medesimo autore delle opere filosofiche. La critica moderna ha, invece, confermato la paternità senecana di nove tragedie giunte fino a noi:

  1. Herculens furens: tratta del dramma che vive Ercole colto da un raptus omicida per volere di Giunone.
  2. Troades: mette in scena il sacrificio di Polissena e quello di Astianatte, compiuti dagli Achei vittoriosi a Troia prima del viaggio di ritorno.
  3. Phoenissae: protagoniste di questa tragedia sono Antigone e Giocasta, che cercano di mettere pace nel cuore di Edipo e di porre fine alle contese tra i fratelli Eteocle e Polinice.
  4. Medea: tratta della vicenda di Medea, orribilmente caratterizzata dall’infanticidio.
  5. Fedra: tratta dell’innamoramento incestuoso di Fedra per il figliastro Ippolito e della tragica fine che colpisce entrambi.
  6. Oedipus: riprende il mito di Édipo, che scopre di essere autore di un parricidio, e per questo si punisce accecandosi.
  7. Agamennon: rappresenta l’uccisione di Agamennone al ritorno da Troia da parte di Elettra ed Egisto.
  8. Thiestes: tragedia di argomento politico, presenta l’orrore della tirannia, attraverso un episodio truce: Atreo si vendica del fratello Tieste, che lo ha privato del regno e della moglie, uccidendogli i figli e imbandendone le carni.
  9. Hercules Oetues: unica tragedia con finale positivo, essa riabilita la figura di Ercole, che si purifica attraverso una morte tormentata e si innalza tra gli dei.

Le opere spurie

Le opere che sono state tramandate nel corpus di Seneca, ma non sono a lui attribuibili sono una tragedia, l’Octavia, estranea all’autore per motivi di stile e di contenuto, settanta Epigrammi di argomento vario e l’epistolario con san Paolo, un falso d’autore.

Bibliografia

  • AA. VV., in Seneca e il suo tempo, Atti del convegno a cura di P. Parroni, Roma 2000.
  • AA. VV. Sénèque et la prose latine, Ginevra 1991.
  • M. Griffin, A Philosopher in Politics, Oxford 1992.
  • I. Lana, Lucio Anneo Seneca, Torino 1955.
  • G. Mazzoli, Seneca e la poesia, Milano 1970.
  • A. Momigliano, Seneca between Political and Contemplative Life, in Quarto contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico, Roma 1969, pp. 239-256.
  • Seneca, Tutte le opere, trad. di G. Reale, Milano 2000.
  • A. Traina, Lo stile “drammatico” del filosofo Seneca, Bologna 1987.
  • M. Von Albrecht, Seneca, in Storia della letteratura latina, vol. II, Torino 1995, pp. 1157-1203.

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