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Seneca

Seneca

Lucio Anneo Seneca

(4 a.C. – 65 d.C.)

L’uomo buono gradisce un ammonimento,

ma tutti i cattivi sono estremamente restii ai pedagoghi.

(Seneca, Dell’ira, III 36)

Lucio Anneo Seneca, allievo di Sozione, un neopitagorico, e di Papirio e Attalo, entrambi di appartenenza stoica, fu protagonista di rilevo nella vita politica romana, nonchè precettore e maestro di Nerone, che nell’anno 65 gli impose il suicidio quale sanzione per una sua presunta complicità nella cosiddetta “congiura dei Pisoni”, ordita allo scopo di eliminare il tirannico imperatore.

Fu autore di numerose opere, tra cui ci risultano pervenuti:

i libri dei “Dialoghi”

  • De providentia
  • De ira
  • De otio
  • De brevitate vitae
  • De constantia sapientis
  • Ad Marciam de consolatione
  • De vita beata
  • Ad Polybium de consolatione
  • Ad Helviam matrem de consolatione

il De clementia

il De beneficiis

gli otto libri delle Naturales Quaestiones

le 124 Epistole a Lucilio

alcune tragedie

  • Hercules furens
  • Troades
  • Phoenissae
  • Medea
  • Phaedra
  • Oedipus
  • Agamemnon
  • Thyestes
  • Hercules Oetaeus

L’elaborazione filosofica di Seneca, anche grazie alla conoscenza che di essa è consentita dalla conservazione dei molti scritti, si qualifica come una delle più elevate espressioni raggiunte dallo stoicismo in età imperiale: del resto, l’avvento di una struttura statale che, a differenza di quella repubblicana, non lasciava più ampi margini di partecipazione al cittadino, aveva rafforzato l’interesse per la riflessione etica e spirituale già proprio dell’antica Stoà. Sebbene aperto ad influenze di stampo neopitagorico e neoplatonico, il pensiero senecano si connota per alcuni aspetti di originalità rispetto alla tradizionale dottrina stoica, in primo luogo l’accentuazione dell’humanitas come ideale di virtù: a differenza della usuale posizione dello Stoicismo, secondo cui il saggio era chiamato a realizzare l’apatia, ossia un atteggiamento di distacco dalle passioni e da tutto ciò che, in vario modo, le può alimentare, Seneca proclama il valore dell’impegno sociale e di una fattiva azione di solidarietà nei confronti di tutti gli uomini, indipendentemente da considerazioni di classe: “Comportati cogli inferiori come vorresti che si comportassero con te coloro che ti sono superiori” è una delle sue massime, in cui si compendia, in modo significativo, tale nuovo atteggiamento.

Seneca

Fra gli ulteriori tratti distintivi della filosofia senecana rispetto all’antica Stoà – ma anche rispetto al complesso del pensiero filosofico antico – vi sono la scoperta della “coscienza” quale interiore consapevolezza di ciò che è bene e di ciò che è male e l’affermazione del peccato e della colpa come realtà ineliminabile dalla vita umana; degno di nota è pure l’avvio del superamento della concezione prettamente intellettuale-razionale che aveva, nel complesso, caratterizzato la riflessione etica nell’antica Grecia e l’enunciazione della volontà come facoltà distinta da quella conoscitiva.

Notevoli, dunque, e in alcuni tratti affini ai contenuti della fede cristiana – non a caso, sin dall’antichità si parlava di un contatto epistolare fra Seneca e Paolo di Tarso –, le intuizioni senecane non hanno, però, potuto avere un coerente e rigoroso sviluppo, a motivo del sostanziale ancoramento del pensatore alle categorie materialistico-panteistiche tipiche della Stoà. Nella visione del cosmo ricolmo dell’immanente presenza di un Dio provvidente e nell’affermazione dell’unità e della fratellanza fra tutti gli uomini si compendia il messaggio consegnato da Seneca ai contemporanei e ai posteri: “La natura ci produce fratelli generandoci dagli stessi elementi e destinati agli stessi fini. Essa pose in noi un sentimento di reciproco amore con cui ci ha fatti socievoli, ha dato alla vita una legge di equità e di giustizia e secondo i princìpi ideali della sua legge è più misera cosa offendere che essere offesi […]. Teniamo sempre presente questo concetto, che siamo nati per vivere in società. E la nostra società umana è proprio simile ad una volta di pietre, che non cade, proprio perché le pietre, opponendosi le une alle altre, si sostengono a vicenda e quindi sostengono la volta”.

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