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Sibilla cumana

Le Sibille erano profetesse isolate dal mondo e interpreti del volere divino, ispirate dal dio Apollo e da Ecate. Nei testi antichi ne sono ricordate diverse, soprattutto in Oriente, e Varrone ne menziona addirittura dieci.

La leggenda che le riguarda portò, tuttavia, anche a credere che la Sibilla fosse una sola, immortale e destinata a cambiare per sempre il luogo dei propri oracoli.

Secondo il mito Apollo, innamorato non ricambiato, aveva fatto alla giovane profetessa il dono di vivere tanti anni quanti granelli di sabbia poteva contenere una mano, anche se, forse per ripicca, aveva dimenticato di concederle l’eterna giovinezza e per tale ragione la Sibilla continuò sempre ad invecchiare durante la sua lunghissima vita.

Nel Satyricon il continuo invecchiamento aveva trasformato la Sibilla in un essere di piccolissime dimensioni e la morte, continuamente invocata, era diventato il suo unico desiderio.

Il dono più importante era stato, comunque, quello di emettere vaticini i quali, scritti in esamentri su delle foglie di palma, venivano lasciati al vento e da questo mescolati.

La Sibilla di Cuma è probabilmente la più nota e famosa, grazie soprattutto a Virgilio, che la descrisse nel VI libro dell’Eneide come una figura maestosa, ma spaventosa allo stesso tempo: la profetessa ebbe, oltre il compito di predire il futuro, anche il ruolo di giuda di Enea attraverso il regno degli Inferi, le cui porte si immaginavano proprio nell’area flegrea, le cui caratteristiche geologiche contribuivano a tali credenze.

L’origine dell’oracolo cumano è, tuttavia, ben più antica di Virgilio e si trova già menzionata dall’autore greco Licofrone (III sec. a.C.).

La Sibilla di Cuma è legata anche alla tradizione della raccolta di oracoli, scritti su foglie, donata dalla stessa profetessa a Tarquinio Prisco: si tratta dei i così detti Libri Sibillini, molto importanti nella religione romana arcaica. Tali testi, consultati solo in rare occasioni, erano custoditi nel tempio di Giove Capitolino, luogo centrale della vita religiosa cittadina; nell’incendio del 83 a.C. anche i Libri Sibillini andarono distrutti, ma vennero ricostituiti grazie ad altri oracoli conservati in Asia Minore. Augusto li volle nel tempio di Apollo sul Palatino, dove rimasero fino alla definitiva distruzione da parte di Stilicone, quando ormai nel IV sec. d.C. si cominciavano a cancellare i simboli più importanti della religione pagana.

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  1. Cuma, antro della Sibilla

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