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Simposio nell’antica Grecia

La parola simposio deriva dal termine greco symposion, da sympinein, che significa “bere insieme”. Simposio, quindi, vuol dire “bevuta comune”.

Per indicare il banchetto nel mondo greco si possono distinguere due generi di terminologia: una, oggettiva, che scandisce contenuti e tempi del banchetto e un’altra, soggettiva, che vuole mettere in evidenza le relazioni tra i soggetti che vi partecipano, organizzandolo o fruendone (1).

Al primo genere appartengono akratisma, parola utilizzata generalmente per indicare il pasto del mattino, distinto dal deipnon della sera e la dais, che in Omero indica la distribuzione delle carni e, più in generale, del cibo. Al secondo genere di terminologia appartengono parole quali hypodochè (ricevimento) e synousia (riunione, lo stare insieme). Plutarco, all’interno della sua opera Symposiakà utilizza i termini deipnon e symposion e, in riferimento alla posizione in cui si consuma il pasto, kataklisis e hypodokè. Possiamo intendere il banchetto come una sequenza logica di cibo, bevanda e piacere: a ciò si lega la polarità di necessario e superfluo (2).

Nei banchetti dell’aristocrazia greca, da considerare delle vere e proprie istituzioni in cui si riuniva la classe dirigente per parlare di politica e di cultura, venivano forniti cibi definiti anankaia, cioè fondamentali, come pane, carne e formaggi e cibi epipla, superflui, come leccornie salate, dolciumi e frutti apprezzati nella Grecia Antica come i fichi. Il pasto si scandiva in più trapezai (tavole), di cui la prima era fondamentale. Durante il convivio si veniva trasportati in un ambiente molto diverso rispetto alla quotidianità, caratterizzato da grande instabilità ed eccessi, in cui l’ebbrezza del vino e, talvolta, la vera e propria ubriachezza costituivano momenti fondamentali di svago, conforto ed estranemento dalla realtà faticosa e monotona. Al momento del pasto seguivano i poposeis (brindisi) e i prosagoreuseis ( indirizzi personali verso qualcuno, il più delle volte il commensale alla propria destra a cui si rivolgeva normalmente l’attenzione del simpota).

I banchetti erano accompagnati dalla musica e comune era la presenza delle flautiste e l’ascolto della cetra. Sia nelle pitture vascolari che in quelle tombali abbiamo rappresentazioni di strumenti musicali, come l’aulos (il flauto), la syrinx (la zampogna), la kithara (la cetra), mentre sono scarsamente raffigurati gli strumenti a percussione come i tympana (tamburi) e i kymbala (cembali) (3). La sequenza di cibo-bevanda-piacere era già presente nei poemi omerici: in un passo dell’Iliade (4) le attività produttive sono seguite dal passo, dallo svago, dal riposo e dalle danze. Un episodio molto interessante è quello del banchetto offerto da Achille dagli ambasciatori di Agamennone, Ulisse e Fenice, latori delle proposte conciliative di Agamennone, respinte sdegnosamente dal figlio di Peleo (5): i commensali consumano cibo e bevanda, pani fragranti e freschi, carni arrostite, tagliate e distribuite dal padrone di casa, pezzi infilati allo spiedo e vino. I simpoti mangiano con le mani e, alla fine, Odisseo dedica un brindisi ad Achille.

Nel X libro dell’Odissea, Odisseo e i suoi compagni consumano il pasto sul frangiflutti della nave, sempre secondo la stessa sequenza: all’abluzione delle mani, che ha insieme valenza igienica e purificatoria, segue il pasto a base di carne di cervo consumata da seduti, il vino e il sonno (6). Molto importante è notare il graduale mutamento della posizione dei convitati: la posizione sdraiata rappresenta una linea divisoria tra l’epoca omerica e l’età orientalizzante. Si tratta quindi di un’usanza proveniente dall’Oriente, inizialmente deplorata poiché considerata come mollezza di costumi (7). Sia nell’Iliade che nell’Odissea, comunque, già ci sono le premesse nella direzione del mangiare sdraiati: Circe, nei banchetti che allestisce per i compagni di Odisseo e per Odisseo stesso, utilizza i klismoi, una sorta di sedie a sdraio (8).

La maga alletta le sue vittime con il canto e i manicaretti, inducendoli ad un sonno che è anche oblio. Abbiamo qui due tipi di seggi: i thronoi (sedie tradizionali) e, appunto i klismoi, che hanno una valenza intermedia tra il letto e la sedia vera e propria, indicando, dunque, una posizione solo leggermente reclinata che ha lo scopo di favorire il sonno dopo il banchetto. Anche i proci mangiavano su klismoi (9). Vino e pane hanno, nel banchetto greco, oltre ad un’importante valenza alimentare, anche una componente religiosa: al pane, infatti, è legata Demetra (dea dell’agricoltura e della fertilità che garantisce la vita attraverso il succedersi dei cicli stagionali); al vino è legato Dioniso (dio ctonio dell’ebbrezza orgiastica, legato strettamente al concetto di resurrezione). In quest’ottica il pasto, attraverso le varie portate, può essere considerato un percorso mistico che il sonno (morte) e il risveglio (resurrezione) purificano.

La prima testimonianza scritta del simposio si trova sulla cosiddetta “Coppa di Nestore”, una tazza di tipo geometrico (skyphos), della seconda metà dell’VIII sec. a.C., con un’iscrizione graffita: Di Nestore la coppa era certo gradita a bersi, ma chi berrà da questa coppa, subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalle belle corone (10). Come possiamo notare, l’epigrafe contiene il secondo e il terzo dei momenti costitutivi del simposio: quello del bere e, cosequenzialmente, quello dell’eros. Il primo momento, quello del pasto, meno poetico viene omesso perché dato per scontato.

La tappa successiva nella cronologia e nelle modalità di svolgimento del simposio è quella rappresentata da Archiloco di Paro (11), poeta del VII sec. a.C. Fondamentale è il II frammento che recita: Nella lancia è la mia focaccia impastata, nella lancia è il vino Ismarico, bevo disteso sulla lancia (12). Anche qui sono presenti i tre momenti costitutivi del banchetto: il pasto (la focaccia), il vino e il sonno, accompagnato e reso maggiormente possibile dalla posizione reclinata o distesa. Poeti lirici come Alceo, Anacreonte, Senofane di Colofone e Teognide ci descrivono i simposi nel corso dei quali venivano recitati i loro componimenti. I banchetti erano occasioni di bevute e di amori, ma anche di celebrazione politica e cospirazioni, durante le quali si beveva moltissimo e si dava sfogo alla parola e alla conversazione, liberi da freni inibitori. Molti autori ammiravano il banchetto comunitario spartano, descritto da Plutarco (13) come un esempio da lodare di morigeratezza dei costumi, in cui i partecipanti consumavano in comune cibi e bevande prescritte dalla legge. A queste mense partecipavano anche i giovani poiché qui potevano assistere a discussioni politiche ed usufruire del banchetto come strumento educativo (14).

Il banchetto greco dunque può essere inquadrato in due tipologie fondamentali: il simposio buono, come il syssition spartano da prendere come esempio e il simposio cattivo, basato sul vino che porta all’ubriachezza, alla volgarità e agli eccessi sessuali (15). Il poeta Anacreonte, invece, rappresenta l’aspetto erotico del banchetto, ma lo circonda di un’atmosfera sacrale in cui evidenzia la gradevolezza dell’ambiente in cui si svolge il convito; per Senofane di Colofone il simposio è una cerimonia piena di thymedia, volute e profumi ed esalta l’aspetto sacrale del pasto e l’abbellimento della sala nella fase tra la prima e la seconda parte del banchetto e motivi ricorrenti nella sua poesia sono il vino dolce, il buon odore e la ricchezza della mensa: in questo ambito sacralizzato la riunione simposiale richiama una thysia, un sacrificio, durante la quale vengono fatte libagioni agli dei. La tavola diventa allora un altare e gli dei diventano i più diretti interlocutori di questi incontro di esseri umani. Dopo la prima parte del banchetto si crea un degrado temporaneo dell’ambiente, a cui viene posto rimedio lavando il pavimento, rimuovendo i resti dalla sala, introducendo phialai e unguenti profumati.

La Tomba del Tuffatore a Paestum (475-450 a.C.) era affrescata, all’interno, da scene di simposio: sui lati lunghi con giocatori di kottabos (16), coppie di amanti; su un lato breve compare un coppiere con un’oinochoe di bronzo che sta accanto ad un tavolo sul quale è poggiato un grande cratere a volute, sull’altro un giovane nudo con mantello svolazzante, preceduto da una piccola flautista, entra nella sala, seguito da un personaggio maschile ammantato.

Tomba del Tuffatore a Paestum

Un autore importante per la comprensione del simposio nel mondo greco classico è Platone che scrive un dialogo, il Simposio, che appare come riflessione soprattutto sul terzo momento del convivio, quello dell’eros, esaminato nella sua genesi e nelle sue varianti (17), ma sempre analizzato in maniera ideale, ben lontano, quindi, dagli eccessi sessuali dovuti all’ubriachezza. Il simposio platonico è un ambiente pulito e profumato (18), in cui tutti devono bere, ma mantenendosi possibilmente lucidi. I partecipanti al convito di età classica sono essenzialmente uomini e generalmente le donne, almeno quelle di buona reputazione, erano assenti. I convitati si trattenevano con le etere, cortigiane che, talvolta, assunsero un’importanza tale da dominare la scena politica: erano donne molto colte che potevano accumulare anche grandi patrimoni.

Anche nel Simposio di Senofonte si trova lo schema tripartito tipico del banchetto: il termine utilizzato è syndeipnon, per sottolineare ancora di più il concetto di pasto comune. Anche in questo caso è centrale il momento del bere e assumono molta importanza i divertimenti musicali. I convitati parlano degli argomenti più vari, dalle tecniche erotiche, a temi di riflessione etica, quali la felicità, la tristezza e il retto uso del tempo libero (19).

Teopompo, storico greco del IV sec. a.C., mostra un interesse quasi morboso per il simposio e le pratiche ad esso connesse. Tutti i casi di cui parla (Etruschi, Illiri, Macedoni, Greci) costituiscono un campionario negativo: l’unica pratica positiva è il simposio greco aristocratico, in cui non si esagera nel mangiare, nel bere e nelle pratiche sessuali. Nelle colonie siceliote e italiote invece si trasgredisce troppo; gli Etruschi vengono rappresentati dall’autore come dei viziosi spudorati che praticano rapporti sessuali in pubblico (20). Queste usanze vengono, dalle fonti, relegate alla sfera del superfluo e, di conseguenza, del deprecabile.

Aristotele distingue il beltion (il meglio) e l’hairetoteron (il preferibile), esaltando il superfluo, che può rappresentare un bene maggiore, in quanto si aggiunge al necessario (21), non necessariamente legato al mondo del peggio morale. Si esalta, in età ellenistica soprattutto, il mondo delle non necessità, che resta estraneo alle necessità della politica, della guerra, della famiglia e dell’economia. Il simposio si rivela come metafora della felicità poiché nell’ultima fase della grande filosofia greca, il cui massimo rappresentante è Epicureo, ormai il superfluo è diventato l’unico vero necessario e il necessario è diventato solo un superfluo (22).

Note

1 V. D. Musti, Il simposio, Roma-Bari 2001, pp. 5 ss.

2 V. Th. Veblen, La teoria della classe agiata, Milano 1999; D. Musti, La qualità della vita nella città greca classica, in “Atti del secondo seminario internazionale di Geografia Medica”, Cassino 4-7, 1985.

3 Sul rapporto simposio-musica e gli strumenti nelle rappresentazioni vascolari, v. P. Jacquet-Rimassa, Les representations de la musique, divertissement du symposion grec dans les ceramiques attiques et italiotes 400-330, in “Revue des etudes anciennes” 101, 1999, pp. 37-63 ; L. E. Rossi, Il simposio greco arcaico e classico come spettacolo a sè stesso, in “Atti del VII Convegno di Studio <<Spettacoli conviviali dall’antichità classica alle corti italiane del ‘400>>, Viterbo 1982, pp. 41-50; A. Cassio, D. Musti, L. E. Rossi (a cura di), Synaulia. Cultura musicale in Grecia e contatti mediterranei, <<Annali>> Ist. Univ. Orient. Napoli, Sez. Filol. Lett., Quaderni 5, Napoli 2000.

4 Omero, Iliade, XVIII, 541-572.

5 Omero, Iliade, IX, 162 ss.

6 Omero, Odissea, X, 176 ss.

7 Per la posizione seduta nel banchetto, v. J. M. Dentzer, Le motif des banquet couchè dans le Proche Orient et le monde grec du VIIème siecle au J.-C, Paris 1982.

8 Omero, Odissea, X, 195 ss.

9 Omero, Odissea,XX, 170 ss.

10 M. Guarducci, Epigrafia greca, Roma 1995, pp. 226-227.

11 Per Archiloco il vino ha un’importanza fondamentale. Il poeta è soldato mercenario e la sua vita è durissima. Il vino ha quindi una valenza fisiologica (lo riscalda nelle fredde notti di inverno ed è molto nutriente), psicologica (l’ebbrezza gli dona conforto) e ispiratrice (grazie al vino il poeta riesce a comporre).

12 B. Gentili, Polinna, Poesia greca arcaica, Messina-Firenze 1998.

13 Plutarco, Vita di Licurgo, 10; 12, 3-5.

14 V. M. Lombardo, Pratiche di commensalità e forme di organizzazione sociale nel mondo greco: “symposia” e “Syssitia”, in O. Longo, P. Scarpi, Homo Edens, Verona 1989, pp. 311-315.

15 V. A. La Penna, Discussioni con O. Murray e con Schmitt- Pantel, in “In vino veritas”, Roma 1995, pp. 16 ss; 104ss.

17 V. F. Acri, Contro ai veristi filosofi, politici e poeti ragionamenti, Napoli 1885, pp.89-96; G. Calogero, Il Simposio di Platone, Laterza, Bari 1946; G. Reale, Eros e demone mediatore. Il gioco nelle maschere nel Simposio di Platone, Milano 1997, pp. 227-236; D. Musti, Il Simposio, Roma-Bari 2001, pp.82-83.

18 Spesso si utilizzavano anche corone di fiori durante il simposio: esse avevano un duplice valore decorativo e curativo. V. E. Salza Prina Ricotti, L’arte del convito nella Grecia antica, Roma 2005.

19 Senofonte, Simposio, IV, 34-44.

20 Teopompo, FGrHist, 15. Di queste pratiche ci parlano anche Ateneo (Ateneo, Deipnosophistai, XII, 518 b) e Diodoro Siculo, Hist., V, 40, 4. La grecità occidentale, secondo le fonti, pensava solo alle euochiai (banchetti e cibo), alle bevute e ai rapporti erotici, mangiando e bevendo due volte al giorno e non mangiando mai soli (Platone, Lettera VII, 326 b-e).

21 Aristotele, Topica, III, 118.

23 D. Musti, Il simposio, Roma-Bari 2001, p.111.

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