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Siria – L’oasi e il deserto di Palmira svelano antichissime frequentazioni

Per completare il progetto siro-italiano di scavo dell’area di Mishrifeh/Qatna partì nel 2008 la terza campagna di ricerche archeologiche nel deserto della Palmirena occidentale, condotta grazie alla collaborazione tra l’Università di Udine (professor Daniele Morandi Bonacossi) e Milano (professor Mauro Cremaschi) con la Direzione Generale delle Antichità e dei Musei di Siria (professor Michel Al-Maqdissi). La missione archeologica ha visto gli archeologi impegnati nella perlustrazione dell’area desertica intorno a Palmira e nello scavo archeologico di una necropoli formata da circa venti tumuli funerari risalenti alla seconda metà del terzo millennio avanti Cristo.

La missione siro-italiana si pone l’obiettivo di ricostruire l’occupazione umana di questa regione mai studiata sistematicamente particolarmente per quanto concerne il periodo che precede l’età ellenistica e il grande sviluppo di Palmira come città carovaniera in epoca romana. Inoltre, il progetto intende ricostruire l’utilizzo del territorio nella regione, l’ambiente naturale, il clima e la loro evoluzione dall’epoca preistorica sino al passato recente.

Le indagini svolte fino ad oggi permettono di incominciare a capire il processo di formazione dell’oasi di Palmira e le dinamiche ambientali e culturali che interessano l’area che circonda l’oasi, oggi una regione deserta caratterizzata dalla presenza del lago salato della Sabkhat al-Muh e di catene montuose. Tra il Pleistocene e l’Olocene, la Sabkhat al-Muh era un lago d’acqua dolce che, per via del graduale inaridimento, nel corso dei millenni diventò una depressione salata. Dopo la fine dell’ultima glaciazione, periodo in cui il clima era caratterizzato da caldo e umidità, le rive del lago erano abitate da diverse comunità di cacciatori-raccoglitori e primi agricoltori dell’Epipaleolitico e del Neolitico Aceramico.

Serie di insediamenti, indicate sul terreno da concentrazioni di utensili in pietra scheggiata (perforatori, burini, punte di freccia, grattatoi) e di focolari, segnano le rive dell’antico bacino, testimoniando l’esistenza nelle sue vicinanze di gruppi di raccoglitori e cacciatori che abitavano la savana alberata vivendo delle risorse che questa gli offriva (cereali selvatici e selvaggina). Allo stesso tempo i ripari in roccia offerti dalle catene montuose dello Jebel Abtar e dello Jebel Hayan ospitavano altre comunità epipaleolitiche e neolitiche che sfruttavano i giacimenti di selce portati in superficie dall’erosione sui pendii per rifornirsi della materia prima indispensabile nella produzione di utensili di pietra.

È probabile che alla fine del Neolitico Aceramico si siano affermate progressivamente condizioni di crescente aridità che causarono la formazione di dune sabbiose accumulate dal vento e la diminuzione del livello dell’acqua del lago, accompagnata dal suo progressivo restringimento e dalla trasformazione della savana alberata che contraddistingueva il territorio attorno al lago in una zona semi arida, quasi del tutto priva di vegetazione. A questo punto le comunità di cacciatori e agricoltori emigrarono dal territorio dello Wadi al-Hallabat per concentrarsi nell’oasi di Palmira, il cui processo di nucleazione incominciò esattamente durante il Neolitico Aceramico e continuò nelle epoche successive del Neolitico Ceramico e del Calcolitico.

In questo periodo e nei millenni che seguirono lo stanziamento permanente andrà a concentrarsi sempre di più nell’oasi di Palmira, congiunta all’oasi di al-Kwom e alla valle dell’Eufrate a oriente e all’oasi di Qaryateyn a occidente dalla via carovaniera est-ovest che incomincerà a essere percorsa dal Tardo Calcolitico, mentre l’area semi arida circostante sarà abitata da comunità di cacciatori di asini selvatici e gazzelle e da pastori transumanti con le loro greggi di caprini e ovini.

A quest’orizzonte di occupazione pastorale e semi nomade dell’area si riferisce la grande necropoli di Rujum al-Majdur, portata alla luce nel corso della campagna di ricognizione del 2008 e scavata per la prima volta nel 2009. L’indagine di quattro tumuli funerari monumentali, il più grande dei quali misura 17 metri di diametro, ha permesso di scoprire la loro struttura circolare, formata da grandi pietre messe in opera a secco, che circoscrivevano una camera funeraria centrale. Sfortunatamente, molti tumuli vennero saccheggiati già anticamente: le sepolture risultano fortemente sconvolte e sopravvivono soltanto piccole quantità di frammenti ceramici. Questo rende la datazione dei tumuli assai complicata, benché i reperti ceramici scoperti sembrerebbero indicare una loro datazione intorno alla fine del terzo millennio avanti Cristo.

La mancanza di uno stanziamento stagionale o permanente collegato alla necropoli e la tipologia funeraria del tumulo, diffusa in tutto il Vicino Oriente antico tra il terzo e il secondo millennio avanti Cristo, consentono di collegare le sepolture di Rujum al-Majdur alle collettività pastorali che in quest’epoca abitavano la steppa semi arida che circondava l’oasi di Palmira. La sepoltura degli esponenti più importanti di queste comunità tribali suggerisce l’esistenza di rituali funerari e di un simbolismo impiegati per indicare alcuni membri delle collettività pastorali e promuoverli nella ristretta cerchia degli antenati della comunità, determinando allo stesso tempo la necessità da parte della comunità dei viventi di raggrupparsi intorno ai monumenti funerari.

Inoltre, le sepolture di Rujum al-Majdur e della Palmirena occidentale costituivano anche dei marcatori del territorio tribale sulle vie carovaniere internazionali, evidenziando così il ruolo svolto dalle comunità pastorizie all’interno delle reti commerciali su lunga distanza e la competizione ingaggiata da queste ultime con le collettività sedentarie che abitavano le oasi vicine e le valli fluviali per il controllo dell’accesso agli assi e alle risorse commerciali.

La ricognizione recentemente conclusasi ha anche permesso di identificare una frequentazione più antica dell’area di Rujum al-Majdur, testimoniata da quattro “aquiloni del deserto” – grandi trappole per l’abbattimento di massa di branchi di gazzelle, così chiamati dai piloti inglesi che percorrevano la rotta postale Cairo-Baghdad che li scoprirono e li fotografarono dall’alto sul finire degli anni Venti del XX secolo – la cui realizzazione precede l’impiego del sito a scopo funerario.

Queste trappole sono dei grossi recinti in pietra di forma poligonale, con un entrata ristretta dalla quale si diramano a V due muri in pietra che si estendendono nel deserto per centinaia di metri. Per gli “aquiloni del deserto” dell’intera Palmirena l’estremità aperta a V costituita dai muri era su un fianco di un’altura o di una montagna, mentre il recinto poligonale, dotato di camerette di forma circolare ad ogni angolo, dove probabilmente si sistemavano i cacciatori, era celato alla vista delle prede sull’altro versante. Le trappole erano costruite sulle vie di migrazione dei branchi di gazzelle che venivano spinti dai cacciatori verso l’ingresso del recinto all’interno del quale venivano poi abbattuti. Si trattava quindi di una caccia di massa di animali selvatici molto specializzata che presupponeva un’ottima conoscenza del deserto e delle rotte migratorie dei branchi di gazzelle, oltre a una grande capacità di organizzazione e coordinamento dei battitori e dei cacciatori.

Dunque, la missione congiunta siro-italiana nell’area di Palmira sta progressivamente permettendo di tracciare un quadro sempre più ricco e completo dell’occupazione e dell’uso di questo territorio attualmente desertico che, tra preistoria ed epoca moderna, fu punto di incontro di importanti rotte carovaniere che congiungevano l’Oriente mesopotamico all’Occidente mediterraneo. Infatti, le testimonianze cuneiformi svelano come, durante la prima metà del secondo millennio avanti Cristo, Qatna si trovasse in diretto contatto con Palmira, già all’epoca influente centro carovaniero sul grande asse commerciale che univa la Babilonia al Mediterraneo e luogo di confine tra i regni di Qatna e Mari.

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