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Siria, Tell Qabr – Archeologi spagnoli scoprono una città dimenticata

La spedizione archeologica galiziana promossa dall’Università della Coruna e diretta dal Jean Luis Montero ha dato esiti positivi: infatti, l’equipe di archeologi ha scoperto sulle sponde del fiume che con il Tigri ha determinato la nascita della civilizzazione in Mesopotamia, nell’enclave siriana di Tell Qabr, una città dalla pianta circolare e risalente al 2600 a.C., che è già stata soprannominata dal città resuscitata dell’Eufrate. La scoperta consiste esattamente in due giacimenti corrispondenti a un periodo che va dal quarto millennio sino al primo millennio a.C.

La missione multidisciplinare, composta da venti persone, indaga la valle dell’Eufrate, lavorando presso l’area conosciuta come Collina della Tomba dal 2008 e vede la collaborazione del Ministero della Cultura della Siria con diverse università e il Centro superiore di ricerche spagnolo.

Le ricerche hanno portato alla localizzazione delle vestigia della città, risalente a 4500 anni fa, e di una fortezza databile al 1300 a.C. Tra i reperti che sono venuti alla luce i più importanti sono un complesso di ceramica, che permetterebbe agli studiosi di comprendere come fosse la vita in un periodo sul quale possediamo scarse informazioni, e un tubo di forma cilindrica che corrisponderebbe ai sigilli usati dai dignitari. Quest’ultima scoperta potrebbe portare al ritrovamento dell’archivio della città che farebbe luce sulle relazioni diplomatiche e politiche dell’epoca.

L’individuazione della città è stata resa possibile grazie dalla prospezione con geo-radar, eseguita con il supporto dell’Università galiziana di Vigo, tecnica che permette di trovare il giacimento evitando di scavare. L’unica città a pianta circolare scoperta nella Valle dell’Eufrate fino ad ora si trova a 200 chilometri di distanza dal nuovo ritrovamento e fino ad oggi si pensava che fosse un’eccezione.

A Madrid verrà presto organizzato un convegno per discutere degli eccezionali risultati della spedizione, già definiti una scoperta storica, che potrebbero portare alla riscrittura di alcuni concetti fissati nei libri di storia. Lo scopo della missione è di stabilire quale fosse il concetto di frontiera dal quarto millennio a.C. sino al periodo bizantino e la città scoperta potrebbe testimoniare la fondazione delle prime città della storia e marcare la frontiera del Regno di Mari, antagonista di Babilonia.

Gli archeologi galiziani proseguiranno le indagini nel sito l’anno prossimo e il Jean Luis Montero confida nel portare alla luce quanto prima la muraglia e i suoi segreti poiché la realizzazione di una diga minaccia di allagare l’area studiata. Proprio per questo motivo i ricercatori stanno componendo un rapporto per l’Unesco che prevede un appello internazionale per la tutela del sito archeologico e per incalzare, contemporaneamente, maggiori risorse e più uomini per riesumare la città sepolta.

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