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Sistemi di riscaldamento in epoca romana

Riscaldare le case: il fuoco

L’abitazione romana dei primi secoli ebbe gli stessi sistemi di riscaldamento in uso in tutte le società arcaiche, cioè un unico focolare collocato nell’atrium, tenuto acceso costantemente per dispensare calore e garantire la cottura degli alimenti.

Nel IV o III sec a.C. comparve la cucina e questa innovazione eliminò il focolare domestico, dando al fuoco una funzione più specifica e usi più appropriati. Nella cucina il fuoco era sistemato su un piano elevato che poggiava su un blocco in muratura, dove, su treppiedi erano collocati i recipienti da riscaldare. Il fumo e i vapori della cottura erano evacuati attraverso una o più aperture del tetto, costituite da tegole a oculus e a comignolo.

Questo isolamento del focolare obbligò a far uso di altri dispositivi per assicurare il riscaldamento nel periodo invernale, che consistevano in bracieri, dislocati nelle varie stanze, di forme e dimensioni diverse, all’interno dei quali venivano poste le braci. L’assenza totale di camini, la chiusura di tutte le aperture della casa durante la notte e il fumo sprigionato dai bracieri aumentarono i rischi di intossicazione per l’ossido di carbonio, perciò i Romani utilizzavano solo legna secca o carbone di legna. Nonostante fosse un tipo di riscaldamento impiegato solitamente nelle abitazioni e l’unico a poter essere installato anche ai piani superiori, in particolare nelle insulae, fu probabilmente il responsabile di un gran numero di incendi.

Non solo le abitazioni erano riscaldate in questo modo, anche gli stabilimenti termali di prima generazione erano muniti di bracieri, il cui numero e la grandezza erano proporzionati al tipo di ambiente.

Braciere in bronzo di epoca romana
Braciere in bronzo

Riscaldamento ad aria

Una vera innovazione tecnica avvenne tra la fine II sec o inizio I sec a.C. quando venne introdotto un sistema di riscaldamento indiretto: l’aria calda circolava al di sotto dei pavimenti ed all’interno delle pareti.

A causa di questo cambiamento, vennero modificate la tecniche costruttive di determinati ambienti e le condizioni igienico – sanitarie di chi ne usufruiva. Le stanze, infatti, erano mantenute ad un livello di calore costante, senza sbalzi di temperatura e soprattutto, non erano più invase dai prodotti della combustione e dal fumo, entrambi nocivi all’uomo e alle decorazioni degli spazi.

Questo metodo venne escogitato da un cavaliere romano contemporaneo di Silla, di nome L. Sergius Orata, che l’aveva messo in pratica nelle terme di Baia, utilizzando i naturali vapori caldi di quel luogo.

Per irradiare acqua calda ci si serviva di un forno, il praefurnium, situato in prossimità del bagno e della cucina, questo funzionava nel sottosuolo all’interno di un vano di servizio ventilato e concepito per ricevere una certa quantità di combustibile. Vi era una semplice apertura nel muro, fornita di una porta metallica con bocca di ventilazione e preceduta da un’area dove si potevano raccogliere le ceneri da asportare. Il praefurnium o focolare era alimentato con carbone di legna , il cui calore si espandeva nella parte sottostante del pavimento da riscaldare, l’hypocaustrum, per poi propagarsi attraverso appositi condotti verticali.

L’hypocaustrum era uno spazio vuoto, coperto da un pavimento “sospeso” generalmente su pilastrini di laterizi, formati da mattoni quadrati di 20 cm di lato, chiamati suspensurae, disposti a distanze regolari tra loro di 60 cm. Al di sopra di questi erano poggiati grandi mattoni bipedali , sui quali gravava il pavimento vero e proprio:

Vitruvio scrive così nella sua opera letteraria De Architectura (V,10): <<….supraque laterculis bessalibus, pilae struantur: ita dispositae,uti bipedales tegulae possint supra esse conlocatae altitudinem autem pilae habeant pedes duo….>>,”Al di sopra si costruiranno due pilastrini in mattoni di 2/3 di piede ,in modo che vi si possano appoggiare sopra dei mattoni lunghi due piedi. I pilastrini siano alti due piedi”.

Per migliorare ulteriormente il sistema di riscaldamento, si arrivò ad usare lastre metalliche, sopratutto di rame collocate tra le suspensurae ed il primo strato del pavimento, che contribuivano ad aumentare la conduzione del calore. Il pavimento sospeso aveva una struttura simile a quella di tutti i pavimenti, il primo strato era di cocciopesto grossolano spesso 15 / 20 cm, seguiva una malta più fine sulla quale vi era un lastricato di marmo o un mosaico. Lo spessore totale del pavimento era di 30 / 40 cm che aggiunti all’altezza di 50 cm dei pilastrini, davano un’altezza complessiva di 80 / 90 cm circa.

L’aria calda veniva usata anche per riscaldare gli ambienti attraverso le pareti, fornite a questo scopo di un’intercapedine, ( spazio vuoto tra il muro portante e il paramento), che arrivava fino al soffitto. L’intercapedine era ottenuta usando particolari tegole, dotate di sporgenze tubolari disposte in modo tale da essere mantenute ad una certa distanza dal muro oppure tramite mattoni internamente vuoti ed aperti nei lati brevi. L’intercapedine risultava molto utile anche quando non era in funzione l’impianto di riscaldamento, in quanto la concamerazione creata fra le pareti riusciva a mantenere elevata la temperatura.

Le più antiche installazioni su ipocausto si trovano a Pompei, sia nelle abitazioni private che nelle terme pubbliche. Infatti questi impianti venivano utilizzati anche nelle grandi terme, dove erano istallati nella parte posteriore o laterale, qui i focolari, oltre al riscaldamento degli ambienti, assicuravano anche quello dell’acqua.

Sistemi di riscaldamento in epoca romana
Ricostruzione del sistema di riscaldamento di una stanza: il pavimento era rialzato da blocchetti di mattoni tra i quali circolava l’aria calda.

Sistemi di riscaldamento in epoca romana
Funzionamento sistema di riscaldamento

Terme del foro di Ostia sezione dell’ipocausto del calidarium sotto la piscina
Terme del foro di Ostia sezione dell’ipocausto del calidarium sotto la piscina

  • a Praefurnium
  • b Malta grigia
  • c Tubuli
  • d Coccio pesto grossolano
  • e Mattoni
  • f Coccio pesto grossolano
  • g Malta grigia
  • h Lastre di marmo
  • i Pilastrini di mattoni
  • j Mattoni di bipedali su tre filari
  • k Lamina di piombo isolante
  • l Calcestruzzo con grossi frammenti di tegole
  • m Malta grigia
  • n Lastre di marmo

Pompei, Terme Stabiane
Pompei, Terme Stabiane. Sono visibili pilastrini di mattoni quadrati legati con spessi strati di malta.

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