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Situla di Plikasna

La situla di Plikasna

La situla di Plikasna

A Chiusi, nel 1700, fu riportato alla luce un secchiello di piccole dimensioni proveniente da una situazione archeologica priva di contesto. A prima vista la situla, oggi conservata al museo archeologico di Firenze, potrebbe sembrare un comune vaso da mensa, ma dopo averla osservata meglio si nota che è un unicum sia per forma che per genere decorativo. Inoltre, per ben due volte, è ripetuto, iscritto sull’orlo e sul fondo del vaso, il nome Plikasna (plika?na? al genitivo), di evidente origine etrusca. La situla, di argento dorato, presenta due fregi decorativi, ognuno con scene diverse ottenute a cesello e a bulino.

Nel primo, che corre nel punto di massima espansione del vaso, è rappresentato un calderone con sostegno, con ai lati raffigurati uomini, quattro dei quali abbigliati alla maniera orientale con petto nudo, gonnellino e acconciatura a caschetto, due recanti sulle spalle un montone da sacrificare e due mentre suonano un aulos doppio, quattro recanti uno scudo, due lance e un elmo, due sempre vestiti alla maniera orientale mentre trasportano un porcellino sulle spalle, quattro donne abbigliate allo stesso modo che trasportano una cesta sulla testa, due uomini a cavallo e due a piedi con le stesse armi di quelli precenti. Il secondo registro, invece, nel quarto inferiore della situla, raffigura un uomo mentre porta al pascolo dei suini. Il piede del vaso è ornato da una corona di raggi.

Un secchiello del genere era utilizzato, frequentemente, durante i banchetti per contenere sostanze alimentari liquide, ma le sue piccole dimensioni e, soprattutto, il tipo di decorazione su di esso, evidenziano un suo diverso impiego. Si tratta di un tipico oggetto usato ai fini dello sfoggio della ricchezza e dello status del proprietario, il cui nome, appunto Plikasna, vi è stato sopra inciso; la situla doveva trovarsi in bella vista sulla tavola o su una sorta di credenza dell’epoca, in modo che fosse ben visibile agli ospiti e a tutti coloro che frequantavano la casa del ricco signore.

Per quanto riguarda la decorazione del vaso è interessante notare che vengono riassunti tre filoni decorativi su di esso: fenicio, corinzio e locale etrusco. Il tipo delle figure umane rappresentate, il loro abbigliamento e la loro acconciatura rimanda al repertorio fenicio, l’elmo con paranaso a quello corinzio, la corona di raggi sul piede al mondo greco in generale e il mandriano con i suini a quello locale.

Decorazioni dei registri

Il primo registro rappresenta la scena di una processione probabilmente di schiavi che recano il necessario per allestire il banchetto (fra queste cose sono da inserire anche le armi perchè considerate, all’epoca, oggetti di sfoggio e di ricchezza e gli strumenti musicali perchè erano utilizzati per rallegrare l’atmosfera e creare situazioni di conversazione e complicità fra gli invitati); il secondo è il più significativo perchè è quello dal quale l’osservatore deduce l’origine della ricchezza del proprietario della situla, ossia l’allevamento di suini. Già nei primi secoli della civiltà etrusca l’allevamento del bestiame è un’attività molto diffusa e socialmente qualificante. La presenza di più maiali evidenzia un tipo di allevamento non basato sulla piccola fattoria per la sussistenza personale, ma un’attività molto redditizia che permetteva un commercio in grande stile con il mondo mediterraneo. Le ossa di suino rinvenute in vari scavi sono solo parti anteriori dell’animale, in quanto quelle posteriori erano messe da parte e destinate al commercio estero.

La situla era stata, dunque, richiesta su commissione dal proprietario a una bottega, all’interno della quale lavoravano maestranze specializzate che hanno avuto l’originale capacità di combinare in uno stesso contesto filoni figurativi diversi. In questo periodo erano presenti maestri e fabbri, che operavano in Etruria, provenienti dalla Fenicia e dal mondo medio-orientale, ma è anche molto probabile che la commissione del secchiello fosse stata affidata a un maestro locale, che aveva assimilato le correnti figurative che all’epoca circolavano fra la produzione artistica di importazione e che le abbia fuse in una nuova rappresentazione. Ad ogni modo la situla e, soprattutto, la sua decorazione mostrano uno spaccato dell’economia del VII secolo a.C. a Chiusi: un contesto ricco e soprattuto bene inserito all’interno di scambi commerciali con il Mediterraneo e in particolare con il mondo greco e fenicio.

  • Bibliografia

  • Camporeale Giovannangelo, Gli etruschi, storia e civiltà, Torino 2004, pag. 110, 318
  • Camporeale Giovannangelo, Gli etruschi fuori d’Etruria, Verona 2001, pag. 28

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