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Solone

nome: Solone (638 a.C. – 558 a.C.)

origini: aristocratiche

Il cammino della civiltà occidentale verso l’assunzione dei regimi democratici di governo così come oggi vengono concepiti è molto lungo e non privo di tortuosità ed ostacoli: com’è noto, infatti, la democrazia non può considerarsi acquisita una volta per tutte e non di rado si riscontrano, a livello storico-istituzionale, numerosi tentativi di cambiamento, quando non addirittura di rovesciamento e soppressione, dei princìpi e delle istituzioni che alla democrazia si ispirano e si riconducono.

Una delle figure chiave che conferì impulso, in Occidente, allo sviluppo di una nuova coscienza politico-sociale, all’insegna di una sempre più ampia partecipazione delle varie fasce sociali alla gestione del potere, fu quella di Solone, il cui prestigio già presso gli antichi fu tale da essere inserita nell’elenco dei cosiddetti Sette Savi, comprendente, tra gli altri, anche il filosofo Talete di Mileto, l’oratore Biante di Priene, lo statista Pittaco di Mitilene. Solone, sin dall’antichità, venne considerato un riformatore a motivo della sua attività politica orientata alla restrizione dei privilegi delle classi aristocratiche e all’ampliamento della base sociale grazie ad una ripartizione della cittadinanza non più in base alle origini, ma al reddito posseduto: si deve, infatti, a Solone una riforma costituzionale, detta timocratica, che introdusse quattro tribù individuate in base al censo, al posto delle quattro tribù (Opleti, Argadei, Geleonti, Egicorei), di origine gentilizia, che sino a quel momento avevano dominato la boulé. La suddivisione proposta da Solone ripartiva la cittadinanza in pentacosiomedimni, cavalieri, zeugiti e teti, detentori, rispettivamente, di un redddito pari ad almeno 500, 300, 200 e meno di 200 medimni di grano.

Due busti di Solone

Ciascuna di tali classi godeva del diritto di voto attivo, mentre i teti non disponevano del diritto di voto passivo: in altri termini, i componenti dell’ultima classe, che non possedevano un reddito elevato, non potevano essere eletti alle alte magistrature, a differenza, ad esempio, dei pentacosiomedimni, eleggibili all’arcontato. Come si può intuire, la riforma soloniana non andava a colpire in modo drastico i privilegi delle classi più abbienti, ma introduceva dei sicuri elementi di novità: in primo luogo, favoriva una certa mobilità sul piano sociale, in quanto non precludeva a nessuno, nemmeno ai meno favoriti, di poter mutare la propria posizione reddituale e, quindi, di ascendere alle classi più elevate; non solo, ma l’operato di Solone si ispirava al criterio dell’eunomia, ossia del buon governo, dell’armonia tra le classi sociali, del ridimensionamento dello strapotere del ruolo aristocratico.

Un’altra iniziativa a cui Solone legò la propria fama è quella dell’abolizione della schiavitù contratta per debiti, un fenomeno molto diffuso all’epoca, in virtù del quale i debitori, in genere piccoli agricoltori, che non fossero riusciti a rifondere la somma di denaro richiesta in prestito, diventavano veri e propri schiavi del grande proprietario, a favore del quale dovevano versare i 5/6 di quanto ricavato dal raccolto. Ma Solone fu attivo anche in altri, svariati ambiti del diritto pubblico, delineando, ad esempio, nuove norme a regolamentazione dei matrimoni, delle eredità, degli scambi monetari e commerciali.

Il complesso dell’attività riformistica di Solone contribuì, in modo irrevocabile, ad incidere sui futuri sviluppi in chiave democratica che interessarono, nei secoli futuri, l’ordinamento politico-sociale ateniese.

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