Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Spagna, Borgos. I primi spagnoli, 1.2 milioni di anni fa, mangiavano tartarughe

Gli scavi condotti nel sito archeologico di Sima del Elefante, nella Sierra de Atapuerca, vicino alla città spagnola di Burgos, emergono interessanti novità sull’alimentazione degli europei di 1.2 milioni di anni fa: gli archeologi hanno scoperto resti di tartarughe con segni evidenti di sfruttamento da parte dell’uomo. Sono emersi ben settantacinque fossili dall’interno della Trinchera del Ferrocarril, dei quali quelli relativi agli strati più antichi, risalenti a oltre un milione di anni fa, recano il segno delle caratteristiche strie di macellazione causate dall’utilizzo di strumenti di pietra.

Fino ad oggi gli studi si erano concentrati sui resti degli animali di grandi dimensioni, piuttosto che su quelli di piccole, che parimenti devono aver avuto un ruolo rilevante. Di fatto, nelle aree archeologiche che rientrano in questa cronologia, i resti di animali piccoli, quali rane, roditori, tartarughe e uccelli, sono frequenti, ma la maggior parte di essi veniva attribuita ad accumuli naturali o dovuti all’azione di rapaci o carnivori. Tuttavia, analizzando in laboratorio i resti di tartaruga scoperti nel sito di Sima del Elefante, sono stati individuati chiare tracce, al loro interno, che testimoniano lo sfruttamento alimentare da parte dell’uomo. I fossili di tartaruga corrispondono alla specie Testudo hermanni, ovvero la tartaruga mediterranea di terra, che poteva pesare al massimo duecento grammi per una lunghezza di 15-20 centimetri, ma apportava un’importante dose proteica alla dieta umana.

Il ritrovamento diventa ancora più importante se comparato ad altri giacimenti del Pleistocene inferiore che non forniscono informazioni in questo senso. Solamente a Bolomor, è stato individuato uno strato databile a centoventi mila anni fa, dal quale sono emersi scheletri di tartaruga con tracce di macellazione e segni di cottura. In altre aree archeologiche, più o meno databili allo stesso periodo, sono stati ritrovati resti di tartaruga, ma le tipiche tracce che testimoniano il consumo alimentare non sono presenti.

Benché la ridotta quantità di resti scoperti non permetta di sostenere che nutrirsi di tartarughe fosse molte comune, la presenza si ripete in due strati ricollegabili a due diverse occupazioni, per cui siamo di fronte ad animali che si ritrovavamo all’interno delle potenziali risorse degli ominidi di Atapuerca e che erano inseriti nella loro dieta fin da tempi antichissimi.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*