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Spello. Santuario di Villa Fidelia

Spello. Santuario di Villa Fidelia

Il santuario di Villa Fidelia a Spello

L’area pubblica a settentrione della città di Spello, compresa tra l’attuale Villa Fidelia-Costanzi, il sottostante teatro e l’anfiteatro, ha acquistato alla luce di nuove ricerche una risonanza notevole.

Sull’estrema propaggine del Monte Subasio una villa di tipo rinascimentale sorge su un antico santuario, utilizzandone le strutture architettoniche impostate in modo scenografico sul pendio collinare.

Del complesso sacro di epoca augustea, probabilmente sorto su delle preesistenze pertinenti ad un santuario italico, restano oggi due terrazzamenti a gradoni in opera cementizia rivestita vittata.

Nel corso dei lavori per la costruzione della villa, intorno al 1600, furono rintracciati frammenti di una statua femminile e un’iscrizione su un pavimento in mosaico, che ricordava la dedica di una statua a Venere da parte dei due douviri quinquennali M. Granius e S. Lollius, certamente da annoverare tra i primi magistrati.

Il riconoscimento della chiesa di S. Fedele come fondazione di epoca tardo-imperiale è stato un elemento fondamentale per la delimitazione dei confini del santuario.

La struttura in opera mista è probabilmente da riconnettersi con la fase tarda del complesso sacro ricordata dal “Rescritto costantiniano”.

Dati d’archivio e indagini geofisiche hanno dato modo di posizionare alcune arcate del teatro antico, che doveva essere strettamente connesso con il santuario di epoca augustea, infatti, l’insieme teatro-tempio era largamente diffuso in Italia centrale in età tardo-repubblicana.

Dell’area pubblica doveva far parte anche l’anfiteatro la cui tecnica costruttiva appare, però, più tarda rispetto a quella del santuario.

La disposizione richiama quella dei santuari laziali tra il II e il I secolo a.C., come Palestrina e Tivoli, queste soluzioni architettoniche di grande effetto, mutuate dal mondo greco, sfruttano a pieno le possibilità offerte dall’opera cementizia: alti terrazzamenti, grandi spianate, monumentali rampe di accesso, ampi portici inquadranti spazi liberi o edifici.

Legato al complesso era anche l’impianto termale, situato presso l’adiacente chiesa di S. Claudio.

Il percorso stradale che usciva da Porta Venere/Torri di Properzio, costeggiava l’anfiteatro e le terme presso S. Claudio e passava davanti al santuario e si dirigeva verso Perugia.

Il santuario aveva una singolare posizione geografica, che appare stategica all’interno della vallata umbra.

Il complesso pubblico perfezionò la sua forma globale nella prima età augustea, contemporaneamente alla realizzazione delle mura e della sua centuriazione.

Il monumento dovette, poi, essere ingrandito in epoca costantiniana, allorché il complesso pubblico teatro-tempio-anfiteatro, ormai concluso, doveva necessariamente permettere un grande afflusso di persone, come si può dedurre dalla descrizione della festa fatta nel Rescritto.

Lo schema definitivo risale, infatti, al IV secolo d.C.: nel Rescritto costantiniano l’imperatore, su richiesta degli abitanti delle città, concesse alla popolazione umbra di potersi riunire per celebrare i ludi scenici e gladiatori non più a Volsinii, insieme alle popolazioni etrusche, ma presso la stessa Spello.

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