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Spello

Spello romana

Spello romana

L’antica città di Spello (Hispellum, Colonia Iulia Hispellum, Flavia Constans)

L’antica Hispellum era un centro della VI Regione Augustea (Umbria e Tuscia), posta sul sito dell’odierna Spello (in provincia di Perugia). Ricordata in diverse fonti antiche venne annoverata da Silio Italico (VIII, 459, e VI, 187) tra le città umbre che mandarono aiuti a Roma durante la seconda guerra punica ed in seguito anche da Plinio il Vecchio (Nat. Hist. III, 113), da Strabone (V, 2, 10) e da Tolomeo (III, I, 47).

Dal gromatico Igino Spello è indicata come un perfetto esempio di quelle colonie che formarono il loro territorio occupando parte delle città vicine (i dati tecnici riguardanti la centuriazione della colonia si trovano nel “Liber coloniarum”).

La colonia Iulia, iscritta alla tribù Lemonia, fu dedotta dai triumviri, succedendo al precedente municipium, e si sviluppò sotto l’impero di Augusto, che ne premiò la fedeltà in occasione della guerra di Perugia nel 41 a.C. .

La città fu favorita in vari modi dall’imperatore, tra gli altri con la donazione di alcuni territori ed in particolare delle Fonti del Clitunno, celebri per l’antico santuario, come ricordava Plinio il Giovane (Ep. VIII, 8).

Contemporaneamente la città venne dotata di un nuovo progetto urbanistico (topografia antica di Spello) e preliminarmente munita di un circuito di mura, che si snoda con un perimetro di 1800 m, inglobando sette porte e tre posterule. Delle strutture romane esistono ancora oggi numerosi resti archeologici visibili.

Sembra ovvio pensare che alla città fosse assegnato un ruolo geografico strategico, primario tra i centri della vallata umbra, ed il controllo delle principali vie d’acqua (il Clitunno) e di terra (la via Flaminia). Allo stesso modo sembra possibile riconoscere all’antico centro anche una certa rilevanza religiosa, sulla base dei resti archeologici di quella che doveva essere un’imponente area pubblica-monumentale subito fuori dalle mura (santuario di Villa Fidelia) e dell’anfiteatro.

La città dovette conservare una certa importanza anche nei secoli successivi, visto che Costantino, con un suo rescritto (Rescritto Costantiniano di Spello), la designò quale sede delle riunioni annuali dei popoli umbri, che prima si svolgevano a Volsinii.

Con il ritorno dell’unità autoritaria imperiale a Roma, nel 324, venne ripresa la prassi d’insignire le città dell’Italia e dell’impero con nomi derivati dai gentilizi e dai cognomi degli imperatori: per tale ragione tra il 333-335 (o nel 337) Costantino concesse agli Ispellati che la colonia di Iulia Hispellum si denominasse Flavia Constans.

Al rescritto costantiniano si aggiunge come documentazione una dedica onoraria di poco posteriore, riguardante Gaio Matrinio Aurelio Antonio, personaggio equestre del quale si legge: “[pl]ebs omnis urbana Flaviae Constantis patrono dignissimo” (CIL XI, 5283).

In età più tarda Spello fu sede vescovile, ruolo che ricoprì sino a poco dopo il Mille, e subì diverse devastazioni da parte di orde barbariche: di Attila nel 450, dei Goti di Totila nel 546.

Fu nuovamente devastata nel 571 dai Longobardi.

Bibliografia

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