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Stati Uniti, Ohio – Studiato il legno dei palazzi e dei templi maya di Tikal

Una nuova risposta all’enigmatica fine della civiltà Maya giunge da oltreoceano: il paleobotanico David Lentz (University of Cincinnati) e la sua equipe hanno studiato le costruzioni in legno dei palazzi e dei templi della città maya guatemalteca Tikal, dimostrando che la ragione principale del decadimento di questa gloriosa civiltà, incominciato nel IX sec. dopo Cristo, fu l’esaurimento delle risorse naturali. 

Gli studiosi hanno rilevato che in tre templi eretti antecedentemente al 741 dopo Cristo si trovano soltanto tronchi di sapodilla, legno forte e resistente ma anche facilmente iscrivibile con scritte sacre. Nelle strutture edificate posteriormente a quella data, è stato accertato che la sapodilla è sostituita integralmente con il piccolo albero tropicale dai rami nodosi e difficile da scolpire, conosciuto come legno di campeggio. Secondo Lentz, la sola ragione che può aver spinto gli architetti maya a scegliere un legno inferiore è la scarsezza di alberi di sapodilla.

Le analisi condotte precedentemente sui depositi di polline nella foresta attigua avevano già provato che la fine della civiltà Maya corrispose a un depauperamento della vegetazione e un accrescimento dell’erosione del terreno.

Però, lo studio dell’esperto americano è il primo ad aver congiunto l’impoverimento delle risorse con un effettivo mutamento della società.

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