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Storia della Grecia antica: linee essenziali

Affondano nella notte dei secoli (presumibilmente nel III° millennio a.C.) le prime migrazioni di popoli indoeuropei verso la penisola ellenica: si trattava degli Achei, poi noti come Micenei, insediatisi nell’area corrispondente all’Acaia, all’Arcadia, alla Ftiotide e alla Tessaglia; degli Ioni, stabilitisi nelle zone della Ionia, dell’Attica e dell’Eubea; degli Eoli, stanziatisi inizialmente nelle regioni della Beozia e della Tessaglia. Le origini di tali popoli restano avvolte dal mito e dalla leggenda. Essi diedero vita, a partire dal 1600 a.C., alla costituzione della cosiddetta civiltà micenea, che si sviluppò in Grecia, più precisamente nel Peloponneso (per cui oggi si preferisce parlare di civiltà egea), in concomitanza con il progressivo decadere della civilità minoica, di stanza sull’isola di Creta.

Scoperta grazie al contributo determinante degli scavi dell’archeologo tedesco Heinrich Schliemann, la civiltà micenea, originatasi dai movimenti dei popoli summenzionati, si caratterizzò per lo sviluppo di distinte realtà urbane aventi caratteristiche unitarie, per lo sviluppo del sistema di scrittura noto come lineare B, per l’intensa attività commerciale sul mare. Alla fine della civiltà micenea, intorno al 1200 a.C., si fa corrispondere l’inizio di un periodo difficile ed oscuro, il cosiddetto Medioevo ellenico, segnato da una serie di nuove invasioni, in particolare da parte delle popolazioni dei Dori o, secondo altre ricostruzioni, ad opera dei cosiddetti “popoli del mare”, che indussero una decadenza generale rispetto alle conquiste e alle aperture attuate dai micenei e, soprattutto, un intenso movimento di popolo indigeno verso nuove terre, in particolare le isole del Mar Egeo, dello Ionio edell’Asia minore. Ancora una volta, in virtù di uno stereotipo consolidato in tanta parte della storiografia post-illuminista, la connotazione di “Medioevo” viene adottata per indicare un arco di secoli intorno al quale ben poco è noto con certezza e che, soprattutto, è guardato come un periodo di sostanziale regressione; in realtà, più che di arretramento, sarebbe decisamente più opportuno parlare di “travaglio” orientato alla nascita di una realtà nuova, quale sarebbe stata, di lì a poco, la civiltà della polis.

Sorte tra il IX° e l’VIII° secolo, le poleis, che costituirono la tipica forma di organizzazione della vita politico-civile nella Grecia antica, si qualificarono da subito come agglomerati urbani fra loro indipendenti, non di rado in conflitto per la difesa dei propri rispettivi interessi territoriali ed economici. Le poleis assunsero ben presto la connotazione di vere e proprie città-stato – riscontrabili, del resto, anche ad altre zone del mondo antico – dotate ognuna di autonomi governi di varia natura, democratica oppure oligarchica. Occorre tenere presente sin d’ora che proprio la sostanziale frammentazione del mondo greco in così tante realtà autarchiche rappresentò il fattore di debolezza determinante nello scontro con Filippo di Macedonia nel IV° secolo, a cui fece seguito la fine dell’età classica e l’inizio del periodo ellenistico.

Dopo la cosiddetta “prima colonizzazione”, sospinta dall’avanzata dorica, con cui si era aperta l’epoca del Medioevo ellenico (1200-800 a.C.), a partire dall’VIII° secolo si verificò il movimento detto della “seconda colonizzazione” che, rispetto al precedente, orientato verso il popolamento della Grecia continentale, si diresse verso le coste dei mari prospicienti, in particolare il Mediteranneo. Quelli intercorsi sino al 550 a.C. circa furono gli anni della fondazione delle numerose colonie (tra cui si possono citare Locri Epizefiri, Siracusa, Metaponto, Taranto e Agrigento) nel sud della penisola italica, la cosiddetta Magna Grecia, e dell’affermazione, sovente nelle terre di nuova conquista, del fenomeno della tirannide. Il VII° e il VI° secolo si connotarono per l’affermazione della figura del tiranno, avente essenzialmente ruolo e personalità di legislatore, che segnò il periodo di transizione dalla forma aristocratica di governo, affermatasi nell’VIII° secolo ma ormai in crisi, a quella democratica. Nell’anno 510, infatti, la fine della tirannide di Ippia, successore di Pisistrato, in Atene, coincise con il trionfo della riforma costituzionale di Clistene e l’avvento della democrazia.

L’età classica (V°-IV° secolo) coincise con il periodo della massima affermazione di Atene a città egemone su tutte le altre, grazie agli straordinari successi riportati dalla flotta greca sul nemico invasore nelle cosiddette guerre persiane, alla costituzione della Lega Delio-Attica e alla politica ateniese di alleanza con le città limitrofe, al ruolo determinante di Pericle nel consolidamento del governo democratico. Ma furono anche gli anni della crescente inimicizia fra Atene e la città di Sparta, di fondazione dorica, poi sfociata nella guerra del Peloponneso per il controllo dell’area e nella breve egemonia spartano-tebana immediatamente precedente la presa di potere del regno macedone, guidato da Filippo II.

Grazie ad un’accorta politica di conquista, culminata nella battaglia di Cheronea del 338, il sovrano della Macedonia riuscì a piegare la resistenza di Atene, che dovette scendere a patti con lui, rinunciando al predominio in seno alla Lega navale, non a caso destituita.

L’epoca d’oro del suo apogeo era ormai al tramonto e Atene dovette cedere il passo ad un nuovo protagonista della scena politica, il figlio di Filippo II, Alessandro il Macedone, che con le sue strepitose campagne di conquista in India e nei territori dell’Impero persiano contribuì al delinearsi di un nuovo quadro politico-culturale, denominato ellenismo.

Dal punto di vista cronologico fatta iniziare per convenzione a partire dall’anno (323 a.C.) della scomparsa dell’invitto conquistatore, l’età ellenistica si connotò per la crisi irreversibile dell’istituto della polis, per il conflitto (guerra dei Diadochi) tra i successori di Alessandro finalizzato alla spartizione del vasto impero lasciato dal condottiero alla sua morte, per l’apertura della Grecia al contatto con differenti tradizioni culturali e lo sviluppo di numerose ed importanti scuole filosofiche (ad es. lo stoicismo), oltre alla fioritura degli studi letterari, filologici e scientifici.

In quegli stessi anni, però, l’astro nascente di Roma, con la sua politica estera di predominio e l’impegno, in virtù del sistema delle alleanze, nelle guerre macedoniche, assunse progressivamente il controllo dell’area greca, decretandone l’assoggettamento definitivo con la vittoria conseguita nella battaglia di Corinto, combattuta nel 146 a.C. contro la Lega Achea. A partire da quel momento la Grecia entrò nell’orbita di Roma, diventando una delle sue province. Ma, come acutamente sottolineato dal poeta Orazio, la Grecia, da conquistata, divenne a sua volta conquistatrice nei confronti del dominatore romano, invaso dallo stuolo di intellettuali greci e dalla raffinata cultura di cui essi si fecero portatori.

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