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Sulci: abitato romano

L’abitato romano di Sulci doveva collocarsi dove oggi è ubicata la Marina, fino alle vicinanze dell’anfiteatro. Purtroppo, lo sviluppo urbanistico della città dopo la Seconda Guerra Mondiale è avvenuto al di sopra del centro antico tanto che molti lembi urbani sono andati distrutti e, quindi, non è possibile una ricostruzione globale del centro di questo periodo storico. Lungo l’istmo che collega Sulci alla terraferma sono presenti i resti di una strada romana rettilinea (Fig. 1) che ha subito lavori in tutte le epoche successive e che porta a un ponte (Fig. 2). Questo ormai non conserva più molto dell’impianto originario a eccezione delle fondazioni, a causa dello sfruttamento protratto nel tempo. Presenta una struttura a due arcate anche se si ritiene che ce ne dovesse essere un terzo. Questo è conosciuto come Ponte Romano, anche se ormai indica solo che, in questo luogo, in epoca romana fu costruito un ponte, dato che dell’impianto originario si è conservato ben poco (1).

Sulci: abitato romano
Fig. 1.
Resti della strada romana (in Tronchetti 1989 b, p. 23 fig. 10).

Sulci: abitato romano
Fig. 2.
Una delle due arcate del ponte romano (in Tronchetti 1989 b, pag. 23 fig. 11).

Un altro manufatto che la tradizione ci tramanda come romano è la così detta Fonte Romana (Fig. 3), la cui epoca di costruzione non può essere confermata da dati archeologici, ma sappiamo dal Canonico Angius che numeroso fontane funzionanti nell’800 dovevano essere di origine romana (2).

Sulci: abitato romano
Fig. 3
. Fonte romana (in Bartoloni 1989, p. 111 fig. 7).

La maggior parte dei resti dell’abitato sono riferibili al periodo imperiale a eccezione di alcuni lembi di età repubblicana identificati nella parte settentrionale del Settore III e sconvolti in età moderna. Questi si trovano al di sotto della fase imperiale e coprono l’insediamento fenicio precedente. Sono presenti due battuti sovrapposti e due muri, realizzati in mattoni crudi e impostati su uno zoccolo in pietra.

Sulla base dei materiali associati a queste strutture (ceramica a vernice nera a pasta grigia, prodotta localmente) è stato possibile ipotizzare una datazione non anteriore al I secolo a.C., confermata da un frammento di sigillata italica rinvenuto in una cisterna fenicia riutilizzata fino all’epoca repubblicana. Quindi la zona, molto probabilmente, deve essere stata abbandonata poco dopo il 50 a.C., forse a causa di distruzioni provocate da un incendio. Sappiamo che Sulci, durante questo stesso periodo, partecipò alla Guerre Civili tra Pompeo e Cesare schierandosi a fianco del primo, per cui subì una dura punizione che, forse, potrebbe essere collegata alla fase di forte distruzione attestata archeologicamente (purtroppo è solo un’ipotesi che potrà essere confermata solo se emergeranno maggiori testimonianze) (3).

A Est, al di sotto del piano di calpestio dell’Antiquarium, e a Nord del Castello, è stata messa in luce una struttura che si suppone sia di carattere templare (Fig. 4). La base è costituita da un basamento di blocchi che hanno un andamento Est-Ovest e che si sono conservati per un lunghezza di circa 10 m, su cui si è impostato un colonnato di cui si sono preservate nove colonne(Fig. 5-6). La pavimentazione è stata realizzata in due fasi di cui la più antica è visibile a Sud del colonnato ed è del tipo a signinum (cocciopesto con l’inserimento di tessere bianche), mentre, in un secondo momento, questo è stato ricoperto da uno strato di cocciopesto più scuro, evidente tra le colonne. A Sud di queste, inoltre, è stato messo in luce uno zoccolo alto 80-90 cm realizzato con blocchi di trachite bugnati, di grandi dimensioni dal quale si alza un livello a 1 m di altezza la cui pavimentazione è in mosaico costituito da tessere bianche.

Inoltre, nella stessa area, a Ovest del colonnato, è stata rinvenuta una cisterna a campana profonda 2,3 m a cui si è sovrapposto un muro realizzato con grandi massi che delimita l’area nel lato occidentale.

É a Est che, invece, ci doveva essere la fronte dell’edificio suddetto (forse preceduta da una gradinata d’accesso), datato al II secolo a.C. Questo potrebbe essere un tempio pseudoperiptero sine postico (cioè circondato da colonne lungo tutti i lati a eccezione di quella di fondo), rivolto verso il declivio. Lo scavo ha messo in luce una rampa collegata a un muro di terrazzamento dove furono inserite, per motivi decorativi, due statue fenicie di notevoli dimensioni raffiguranti due leoni (conservati oggi al Museo di Sant’Antioco) (Fig. 7).(4)

Sulci: abitato romano
Fig. 4.
Complesso monumentale con destinazione templare, tra il Museo e il Castello (in Bartoloni 1989, p. 34 D).

Sulci: abitato romano
Fig. 5.
Resti della struttura con probabile destinazione templare (in Bartoloni 1989, p. 114 fig. 14).

Sulci: abitato romano
Fig. 6.
Resti della struttura con probabile destinazione templare (in Bartoloni 1989, p. 115 fig. 15).

Sulci: abitato romano
Fig. 7.
Statue fenicie raffiguranti leoni riutilizzate in strutture romane (in Tronchetti 1989 b, p. 29 fig. 17).

I resti riferibili all’età imperiale, invece, sono attestati nelle regioni di “Is Solus” e di “Su Narboni”. Nella prima area sono state individuate alcune strutture dove è stato rinvenuto un pavimento a mosaico (Fig. 8) raffigurante due pantere ai lati di un vaso, datato al II-III secolo d.C.


Fig. 8.
Mosaico pavimentale con pantere (in Bartoloni 1989, p. 129 fig. 43).

Invece, nella regione di “Su Narboni” sono stati rinvenuti lembi urbani di età romana in tre settori, di cui l’I e il II, destinati ad abitazione, e la zona restante del III, di carattere pubblico. Il Settore I (Fig. 9) è costituito da un cortile centrale con pozzo (I c) sul quale si affacciano due ambienti di cui il primo (I a), di forma quadrata, ha le pareti in blocchi di pietra di media grandezza e irregolari (con tracce di intonaco bianco sulla superficie) e il pavimento realizzato a cocciopesto (5), mentre il secondo (I b) presenta un pavimento di terra battuta. A Ovest dei suddetti ambienti è stato individuato il pavimento di un’altra abitazione, realizzato a mosaico in cui è raffigurato il segno di Tanit (Fig. 10), introdotto qui con scopo decorativo e probabilmente proveniente da una costruzione di età precedente, affiancato dalla rappresentazione di un meandro (6).

Questo settore è separato dal secondo per mezzo della Strada A (Fig. 9), orientata in senso Est-Ovest, che ha conservato alcune lastre della pavimentazione. Questa, nella zona centrale, presenta un pozzo e, non distante, una struttura quadrangolare, probabilmente collegata ai servizi idrici.

A Nord si sviluppa il Settore II (Fig. 9), con destinazione abitativa e interessato da continui spogli fino al secolo scorso. Anche questo settore, come il primo, ha una disposizione a gradoni a causa del dislivello naturale che discende verso Est. Sono stati individuati, da Ovest verso Est, un ambiente allungato (II a) attraversato da una canaletta, un altro (II b) di forma quadrangolare con resti di più pavimentazioni, in cocciopesto, sovrapposti su cui si riconosce l’alloggiamento di una colonna o pilastro, un ulteriore vano (II c) di cui sono presenti resti di una pavimentazione in cocciopesto, un ambiente di dimensioni ridotte (II d), posto a un livello inferiore, a cui si accede dal vano II c per mezzo di una scalinata di tre gradini e che presenta un pavimento di terra battuta (quindi potrebbe essere un vano di servizio), e, infine, la stanza II e di cui si sono conservati solo tre lati e parte di un pavimento, anche in questo caso in cocciopesto. A Ovest di questo settore è stato messo in luce un edificio, oltre uno spiazzo completamente vuoto, di cui si sono presertavi un pavimento in cocciopesto posto nei pressi di un pozzo e un corridoio che conduce alla Strada A.

Entrambi i settori abitativi sono ricoperti da uno strato di terra gialla compatta che racchiude un gran numero di oggetti, integri e non, testimonianti le fasi di occupazione e di abbandono datate rispettivamente alla prima metà del I secolo d.C. e all’inizio del II secolo d.C. (sulla base di un askos in sigillata chiara A rinvenuto nel Settore I).(7)


Fig. 9.
Pianta dei Settori I e II (in Bernardini, Tronchetti, 1986, fig. 1a).


Fig. 10.
Raffigurazione di Tanit e di un meandro (in Tronchetti 1988, tav. XXV, 3).

A Est di quest’area, oltre la Strada B, è ubicata la zona a destinazione pubblica, il Settore III (Fig. 11). Questo è costituito da tre ambienti sul lato occidentale (III a, b, c) che presentano un pavimento in cocciopesto e pareti intonacate, interpretate come tabernae (botteghe). Sul lato orientale, invece, è stata individuata una zona pavimentata a mosaico composto da tessere bianche (III d) dove vi sono quattro basi di colonne o pilastri disposte su due file. Purtroppo è andato perso il nesso esistente tra questi quattro ambienti a causa di un taglio realizzato in antico per il recupero di blocchi, proprio nel punto di congiunzione. A Nord di questi ambienti, a un livello superiore, si stende una platea lastricata con blocchi di trachite di grandi dimensioni in cui sono presenti alcune basi per l’inserimento di statue, identificate anche nell’area meridionale di questo settore. Queste basi potrebbero indicare la destinazione d’uso di quest’area che quindi potrebbe essere stata dedicata all’erezione di statue imperatorie (il rinvenimento di frammenti di statuaria in questa zona, tra cui una acefala di figura femminile datata al I secolo a.C., vanno a sostenere questa ipotesi) (Fig. 12).


Fig. 11.
Pianta del Settore III (in Bernardini, Tronchetti, 1986, fig. 1b).


Fig. 12.
Statua romana acefala (in Tronchetti 1989 b, p. 19 fig. 9).

Sulla base dei rinvenimenti è stato possibile datare l’impianto del Settore III alla prima metà del I secolo d.C., ma assume una grande rilevanza il ritrovamento di una moneta (Fig. 13) posta nel taglio della messa in opera di una base di statua: questa è attribuibile a Massimiano Erculio, augustus dal 286 al 305 d.C. Quindi, ci dà un importante elemento di datazione il quale indica che questo settore ha avuto una vita più lunga rispetto alla zona a destinazione abitativa (occupata per meno di cento anni), in un periodo in cui la Sardegna e l’Africa, durante la divisione dell’impero, vengono assegnate proprio a Massimiano Erculio.(8)


Fig. 13.
Moneta di Massimiano Erculio (in Tronchetti 1988, tav. XXV, 1).

Note

  1. Tronchetti 1989, p. 81; Tronchetti 1989 b, p. 21.
  2. Bartoloni 1989, pp. 29-30.
  3. Tronchetti 1988, pp.111-112, 116.
  4. Tronchetti 1989, p. 83; Tronchetti 1989 b, pp. 25-28.
  5. Sul pavimento di questa stanza sono stati rinvenuti i resti di un crollo di una pavimentazione che attestano la presenza, molto probabilmente, di un secondo piano.
  6. Bernardini Tronchetti 1986, p. 33; Tronchetti 1988, pp. 112-113; Tronchetti 1989, p. 84.
  7. Bernardini Tronchetti 1986, pp. 33-35; Tronchetti 1988, pp. 114-116.
  8. Bernardini Tronchetti 1986, pp. 34-36; Tronchetti 1988, pp. 112, 117; Tronchetti 1989, p. 85. 

Riferimenti bibliografici

  • Bartoloni P., 1989, Sulcis, Roma.
  • Bernardini P., Tronchetti C, 1986, Sant’Antioco – Area del Cronicario: campagne di scsavo 1983-84, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari e Oristano 3, pp. 27-61.
  • Tronchetti C., 1988, S. Antioco. La fase romana, in Rivista di Studi Fenici 16, pp. 111-117.
  • Tronchetti C., 1989, Sant’Antioco romana, in Bartoloni P., Sulcis, Roma, pp. 79-87.
  • Tronchetti C., 1989 b, Sant’Antioco, Guide e Itinerari, Sassari.

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