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Sulci: catacombe

Le catacombe di Sulci sono state realizzate occupando e modificando le tombe a camera di età punica. Esistono diversi nuclei catacombali e due di questi sono accessibili dalla Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Antioco la cui prima fase costruttiva risale al V secolo d.C., con l’erezione del corpo cupolato intorno al quale furono edificate le altre strutture. Quella principale è “la Catacomba di S. Antioco”: il nome deriva dalla credenza che il martirio del Santo debba essere avvenuto qui e che questa debba essere stata la sua sepoltura. La sua storicità è ormai accertata anche se la ricostruzione della sua vita si è basata in parte anche su quella di un omonimo: Antioco, dopo essere stato medico in Mauritania, si recò in Galizia e in Cappadocia per dedicarsi alla conversione cristiana del maggior numero di genti ma fu arrestato, sotto l’impero di Adriano, il quale lo fece abbandonare su una barca che lo condusse a Sulci. Sembra che la sua opera di conversione continuò nel territorio sulcitano, dove visse in una semplice caverna, ma venne ordinato un nuovo arresto da parte delle autorità romane di Cagliari che però non avvenne mai a causa della morte che lo colpì il 13 Novembre del 125 d.C.(1)

La Catacomba (Fig. 1) si trova accanto alla chiesa parrocchiale di S. Antioco e vi si accede dal fianco del transetto destro per mezzo di una breve scala che immette nella prima cella. Il percorso non è regolare ma è evidente che è stata realizzata congiungendo almeno quattro ipogei punici (Fig. 2) che presentavano una camera rettangolare divisa in due alcove per mezzo di un tramezzo.

L’ambiente A (anche detto cripta) è scavato nella roccia e ha forma absidata, con il soffitto piano sorretto da sei colonne recuperate da edifici romani precedenti. Qui è presente un altare (Fig. 3), preceduto da un gradino, costituito da un sarcofago che presenta un frammento marmoreo, murato nel lato destro, con una decorazione floreale di età bizantina. Mentre nel lato sinistro, accanto all’altare, è stato individuato un frammento di lastra in marmo in cui è rappresentato un suonatore di cornamusa, anche questo riferibile all’età bizantina (Fig. 4). Questo altare fu aperto nel 1615 e in questa occasione furono rinvenute le reliquie che si ritiene appartengano al Santo. Subito dopo furono realizzate opere di rifacimento che portarono alla risistemazione della mensa e all’esecuzione di due aperture laterali, una delle quali fu chiusa in antico con la costruzione di un muro che andò a inglobare una delle colonne. Per mezzo di un arco ricavato nella roccia si passa a due corridoi che s’incontrano ad angolo retto, il B e il C, rispettivamente una cella restosanctos e un passaggio che mette in comunicazione i due lati della catacomba.

Il lato più orientale del corridoio B (Fig 1) presenta una tomba ad arcosolio bisomo (2) che ha conservato alcune tracce di decorazione costituite da fasce rosse e verdi d’inquadratura e, nella lunetta, la parte inferiore della figura del Buon Pastore, abbigliato con una tonaca che lascia scoperte le gambe (Fig. 5). Inoltre, nella parte sinistra del sottarco, si è conservata la raffigurazione di alcuni rami e di un pettirosso, dai colori vivaci, che si avvicina a un fiore (Fig, 6).

In questo stesso lato del corridoio sono presenti cinque sepolture terragne in cui sono stati rinvenuti alcuni lastroni di arenaria appartenenti alla copertura sfondata e alcuni elementi riferibili al corredo come frammenti di ampolle e fialette in vetro, oltre ad alcuni resti ossei relativi ai defunti, ma in numero troppo ridotto per poter ricavare delle informazioni sugli individui inumati. Nel lato opposto del corridoio sono state individuate altre due tombe terragne e un arcosolio: una delle due fosse è stata rinvenuta in parte chiusa da tegoloni che sono stati murati con la calce all’interno della quale erano presenti poche ossa associate ad alcuni frammenti di vaso in vetro, oltre a una parte di una lastra in marmo, raffigurante una gamba e parte del busto appartenenti forse a un atleta o a un danzatore, infiltratasi dalla spaccatura della copertura; l’altra era chiusa da lastre di arenaria e ha restituito alcuni frammenti in legno appartenenti, forse, alla cassa di sepoltura, e alcuni resti ossei riferibili a un individuo giovane di sesso femminile; l’arcosolio, bisomo, appartiene a un bambino e, inferiormente, si è individuato un piccolo loculo, anche questo attribuibile a un individuo molto giovane.(3)

Il corridoio C (Fig. 1) presenta alcuni loculi, un arcosolio bisomo nella parete meridionale, davanti al quale furono scavate due tombe terragne, e uno nel muro occidentale, dinnanzi al quale sono state realizzate cinque sepolture nel pavimento. Le sepolture terragne, private della copertura, hanno restituito pochissimi reperti tra cui una bottiglietta, un vaso, alcune tazze e anforette in vetro, un anello (Fig. 7) e una moneta indecifrabile (considerata però di epoca costantiniana), entrambi in bronzo. Nell’arcosolio bisomo, invece, si sono preservate alcune tracce di decorazione consistente in fasce d’inquadratura di colore rosso e verde, e una parte di un’iscrizione, EVIBAS, interpretata come (in pac)e vibas e tradotta come “che tu viva in pace”. Questo augurio è reso in un latino che si può considerare dialettale, il quale sostituisce la v alla b, fenomeno molto comune nel latino sardo di età tarda (IV-V secolo d.C.).(4)

Il Corridoio C comunica, a est, con l’ambiente D (collegato a sua volta con E) e, a ovest, con F (dal quale si accede a G). L’ambiente D (Fig. 1), in cui è evidente tuttora la struttura della tomba punica con tramezzo, presenta due arcosoli nella parete meridionale, uno nella sud-orientale e tre loculi sovrapposti nella parete di fondo del vano più settentrionale, nel punto dove fu realizzato il passaggio che mette in comunicazione questo ambiente con il B. Inoltre, furono scavate diciassette tombe terragne, di cui cinque nel vano meridionale, otto in quello settentrionale e quattro nell’area lasciata libera dal tramezzo punico. La maggior parte di queste è stata rinvenuta violata e quasi completamente vuota, a eccezione della n. 26 (posta nel passaggio all’ambiente E), intatta, che ha restituito alcuni frammenti di un bicchiere in vetro, un chiodo in ferro, una perla in vetro azzurro e alcuni resti forse di capelli. Inoltre, rilevante è la presenza di una fossa, la n. 22, posta nel vano settentrionale, in cui sono stati rinvenuti i resti di due inumati (uno dei quali è certamente di età senile), unico caso nelle catacombe sulcitane, associati a frammenti di tazze in vetro.(5)

Da questo ambiente, si passa all’ultima cella, la E (Fig. 1), in cui c’è una fitta concentrazione di tombe terragne, circa ventiquattro, quattro sarcofagi a mensa, alcuni loculi e sei arcosoli, due per ogni lato. Le sepolture terragne sono quasi tutte violate e hanno restituito pochi resti ossei e alcuni elementi appartenenti al corredo tra cui bicchieri, fiale e anse in vetro, il fondo di un vaso in terracotta di tradizione romana, oltre a molte valve di ostrica poste come segno di riconoscimento all’esterno della sepoltura (n. 35) o riferibili all’uso pagano di deporre, all’interno, pasti per il defunto. Ci sono due eccezioni identificate nelle sepolture n. 39 e 40 (a sarcofago), inviolate al momento del rinvenimento e contenenti, rispettivamente, alcuni resti di cranio e un bicchiere e un ansa in vetro. Inoltre, nei pressi dell’arcosolio realizzato a destra del pozzetto punico, sono state rinvenute due bottiglie cilindriche in vetro (Fig. 8) con collo adorno, sul lato esterno, da una filettatura realizzata con un filo di vetro fuso che è stato avvolto a spirale. La forma di queste non è molto comune in Sardegna ma è romana, anche se riferibile al periodo tardo (IV-V secolo d.C.). Inoltre, sono stati trovati una lampada in terracotta (Fig. 9), che mostra alcune tracce labili della decorazione sul dorso (riferibile al periodo tardo), e due monete, una punica e l’altra aragonese (XV secolo d.C).(6)

Dal lato sinistro del corridoio C si accede all’ambiente F (Fig. 1) per mezzo di un arco sotto il quale ci sono tre tombe terragne, prive di coperchio, che hanno restituito alcuni frammenti di vasi di tipo romano. Oltre a queste, ci sono altre tredici fosse sepolcrali di cui otto, divise in due gruppi da quattro, poste in due alcove, in cui sono state rinvenute alcune stoviglie romane e puniche, oltre ad alcuni pezzi di piombo (provenienti dalla tomba n. 47). Inoltre, sono presenti alcune tombe murate nelle due alcove, al di sopra di quelle terragne, tutte saccheggiate, e un arcosolio realizzato nella parete settentrionale.(7)

Infine, dall’ambiente F si accede al G (Fig. 1) che è detto “Camera del Santo” per la credenza che questo fosse il luogo abitato da S. Antioco prima che ne venisse ordinato l’arresto. All’interno ci sono quattro arcosoli e tredici tombe terragne, tutte violate, in cui c’erano alcuni bicchieri, vasetti, fialette e bottiglie in vetro, un vaso in bronzo e alcuni resti ossei indeterminabili, a eccezione di quelli rinvenuti nella tomba n. 59 attribuibili a un adulto e a un bambino. Tra queste, una è detta “a baldacchino”, con pilastri che giungono fino al soffitto, ed è datata al V-VI secolo d.C.(8)

Quindi considerando l’intera catacomba, sono state identificate tre tipologie di sepolture: fosse terragne; loculi realizzati nelle pareti e arcosoli. Le tombe ad arcosolio generalmente sono riferibili al periodo post-costantiniano, anche se sono conosciuti alcuni antecedenti. Anche la presenza di arcosoli di piccole dimensioni, attribuili a bambini, porta a una datazione avanzata, non prima del V secolo d.C.

Quindi, considerando tutti gli elementi identificati, sono pochissime le attestazioni precedenti al III secolo d.C. e, con ogni probabilità, l’unione delle tombe puniche e la realizzazione degli arcosoli, dei loculi e delle tombe terragne deve essere stata effettuata tra il IV e il V secolo d.C.

Poco più a nord, proprio al di sotto della Chiesa di S. Antioco, è situata un’altra catacomba, dedicata a Santa Rosa, madre di S. Antioco e martirizzata in Sardegna con Platano, fratello del Santo.

Al complesso vi si accede dalla cappella di S. Antonio presente nella Chiesa, per mezzo di una scalinata che corrisponde all’antico pozzo d’accesso alla camera ipogea di età punica.

Questa è stata realizzata da due tombe a camera, messe in comunicazione, indicate nella pianta con le lettere H e I. L’ambiente H, diviso in due vani da un tramezzo (come molte tombe puniche) presenta due nicchie, una su ogni lato lungo, e due sarcofagi a cassone, uno posto a est dell’ingresso e l’altro in fondo al vano più meridionale. Entrambi sono realizzati in tufo e non hanno restituito alcuna informazione rilevante essendo stati violati. In questo ambiente non sono stati rinvenuti né tombe ad arcosolio né loculi, come anche nell’adiacente camera I, di dimensioni più piccole. Questa è divisa in due alcove come la precedente e presenta un grosso nicchione ricavato nella parete del vano meridionale, ma purtroppo è stata rinvenuta completamente vuota, quindi non fornisce alcun dato aggiuntivo.(9)

Inoltre, poco distante dalla piazza della Chiesa, sono stati individuati altri due nuclei catacombali ebraici e non cristiani, datati al IV secolo d.C. Le tombe ad arcosolio presenti nelle camere erano dipinte ma le raffigurazioni più importanti furono asportate e oggi sono conservate presso il Deposito Comunale. Tra le raffigurazioni sono riconoscibili un candelabro a sette braccia, simbolo della religione ebraica, e alcune iscrizioni in latino corsivo ed ebraico, tra cui una dedica a Berenice (10) (Fig. 10) con l’invocazione salom.(11)

Infine, un nucleo catacombale, ricavato da tombe puniche, è stato individuato anche davanti al Deposito Comunale e comprende loculi, sarcofagi ricavati nelle pareti delle camere e una tomba ad arcosolio dipinto i cui originali anche in questo caso furono asportati e conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, al posto dei quali, nella lunetta, fu esposta una copia di scarsa qualità.(12)


Fig. 1. Pianta delle Catacombe di Sant’Antioco e di Santa Rosa (in Taramelli 1921, p. 145 fig. 1).


Fig. 2. Schema delle tombe puniche inglobate nella Catacomba di Sant’Antioco (in Taramelli 1921, p. 146 fig. 2).


Fig. 3. Altare-sarcofago posto nell’ambiente A (in Bartoloni 1989, fig. 45).


Fig. 4. Frammento di lastra marmorea rinvenuto sulla sinistra dell’altare-sarcofago posto nell’ambiente A (in Taramelli 1921, p. 147 fig. 3).
Fig. 5. Raffigurazione del Buon Pastore nella lunetta dell’arcosolio c, in fondo al corridoio B (in Taramelli 1921, p. 149 fig. 5).

Fig. 6. Raffigurazione del pettirosso tra i rami nella parte sinistra dell’arcosolio c, in fondo al corridoio B (in Taramelli 1921, p. 150 fig. 6).


Fig. 7. Anello in bronzo rinvenuto all’interno della tomba terragna n. 9, nel corridoio C (in Taramelli 1921 p. 156 fig. 10).


Fig. 8. Bottiglie in vetro rinvenute nell’ambiente E (in Taramelli 1921, p. 159 fig. 12).


Fig. 9. Lampada in terracotta rinvenuta nell’ambiente E (in Taramelli 1921, p. 161 fig. 13).


Fig. 10. Decorazione da una catacomba ebraica (in Bartoloni 1989 fig. 44).

Note

  1. Tronchetti 1989, pp. 18-20.
  2. La tomba ad arcosolio è una sepoltura realizzata nella parete, all’interno di una nicchia sormontata da un arco.
  3. Taramelli 1921, pp. 144-153.
  4. Taramelli 1921, pp. 153-155; Tronchetti 1989 pp. 65-66.
  5. Taramelli 1921, pp. 155-157.
  6. Taramelli 1921, pp. 157-160.
  7. Taramelli 1921, pp. 160-162.
  8. Taramelli 1921, pp. 162-164; Bartoloni 1989, p. 87; Tronchetti 1989, p. 66.
  9. Taramelli 1921, pp. 164-165; Bartoloni 1989, p. 86; Tronchetti 1989, p. 66.
  10. Beronice in pace iuvenis moritur, vir bonus in pace bonus
  11. Bartoloni 1989, p. 87; Tronchetti 1989, p. 66.
  12. Bartoloni 1989, p. 87. 

Riferimenti bibliografici

  • Bartoloni P., 1989, Sulcis, Roma.
  • Taramelli A., 1921, Sardegna. S. Antioco-Esplorazione delle catacombe sulcitane di Sant’Antioco e di altri ipogei cristiani, in Notizie degli scavi di antichità, Atti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei, vol. 18, Roma, pp. 142-176.
  • Tronchetti C., 1989, S. Antioco, Guide e Itinerari, Sassari.

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