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Sulci: Forte Sabaudo

Nell’area del Cronicario, a sud dei resti dell’edificio monumentale punico, è ubicato il Forte Sabaudo (Fig. 1-2), su una collina alta 60 m. Conosciuto anche come “il Castello” o “Sa Guardia de Su Pisu”, è una struttura militare che copre una superficie di 270 mq che fu progettata nel 1812 dal Capitano del Corpo di Artiglieria Reale della Sardegna, Ambrogio Capson, e realizzata tra il Febbraio 1813 e i mesi estivi del 1815 nel luogo dove erano già presenti dei muri riferibili all’età punica (che a loro volta avevano obliterato un nuraghe). Il Forte era dotato di deposito, dispensa, cisterna, dormitorio, cortile, corpo di guardia, garitta (che indica il casotto per la sentinella), polveriera, cannoniere (orientate a Nord-Est, Est e Sud), armeria e carcere, mentre il suo organico era costituito da dodici cannonieri (armati con tre cannoni da dodici libbre, due cannoni da quattro libbre, dodici fucili, alcune sciabole e una spingarda, cioè una macchina da guerra che lanciava pietre).


Fig. 1
. Forte Sabaudo (in Bartoloni 1989, p. 112 fig. 9).

Il punto più alto del Forte si trova a Sud-Est e funge da torre, sotto la quale si trovano il corpo di guarda e la torretta, entrambi ambienti con volta a botte.

All’epoca della costruzione del Forte, Sant’Antioco era minacciata dalle incursioni ottomane e dalla città di Tunisi partivano, dirette verso la Sardegna, numerose navi cariche di soldati che assalivano e saccheggiavano i centri della costa sarda che non erano ben difesi. Ma è nell’Ottobre del 1815 che l’isola di Sant’Antioco subisce l’attacco più duro: il Bey (cioè il Signore) di Tunisi, a causa dei raccolti di grano molto carenti, inviò una flotta composta da quindici navi colme di saraceni che attaccarono e riuscirono a espugnare il Forte. Una testimonianza diretta di questo scontro ci è dato dal manoscritto del Giornale di Sardegna, conservato nella Biblioteca di Giuseppe Manno a Villanova Solaro, presso Cuneo, datato al 21 Ottobre 1815 (1).

Il Tenente dell’Artiglieria Reale, Efisio Melis Alagna, e il Signor Raimondo Bruscu guidarono la difesa, come si evince dal manoscritto, ma i Tunisini ebbero la meglio tanto che riportarono in Tunisia centotrentatre prigionieri (liberati sei mesi dopo), ma non riuscirono a portar via il tenente il quale morì durante i combattimenti, come molti altri soldati, e venne sepolto in una delle chiesa del paese dove è presente anche un’iscrizione commemorativa. Ricevuta la notizia dell’attacco, la cavalleria comandata dal Signor Don Agostino Salazar partì da Iglesias per dare il proprio aiuto ma purtroppo non arrivò in tempo e non poté cambiare in nessun modo le sorti dell’assalto subito.

Il Forte, a causa di questi assalti, subì molti danni ma durante la seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso ha ricevuto un importante restauro che gli ha dato l’aspetto attuale che è possibile vedere visitando il sito dell’antica Sulci.(2)

(Inoltre, è possibile effettuare una visita virtuale all’interno del Forte Sabaudo accedendo al sito internet della Cooperativa Archeotur Sant’Antioco)


Fig. 2.
Interno del Forte Sabaudo (in Tronchetti 1989, p. 27 fig. 15).

Note

  1. Il testo integrale del manoscritto è il seguente: “Cagliari 21 ottobre 1815-Finalmente dopo tante passeggiate della flotta tunisina nelle nostre coste, s’è presentata la medesima alla piccola penisola di Sant’Antioco, e al far del giorno del 16 corrente 17 lancie fecero uno sbarco di molte centinaja di Barbareschi nel posto detto Is Pruinis, e alcuni pretendono che la loro forza fosse di 1500 persone… I poveri abitanti del villaggio se ne fuggirono all’interno colle loro famiglie, ma una porzione degli uomini si rinchiuse dentro il forte, ove vi erano circa 15 soldati comandati dal tenente d’Artiglieria Effisio Melis, e dal Sig. Raimondo Bruscu aiutante maggiore in quel porto, e fra tutti il forte conteneva un centinajo e più di persone armate. Si fece un fuoco orribile da ambe le parti per 6 ore continue… Il bravo tenente Melis restò ucciso nell’azione egualmente, che alcuni soldati e paesani, ma tutti gli altri soprafatti dal numero dovettero cedere e furono condotti schiavi in Tunis… Al primo avviso partirono da Iglesias le Cavallerie Miliziane comandate dal Sig. don Agostino Salazar, che colà si trovava per suoi affari, ma non arrivò a tempo il soccorso…
  2. http://www.archeotur.it/santantioco/it/forte-sabaudo.html, Fois 1981.

Riferimenti bibliografici

  • Bartoloni P., 1989, Sulcis, Roma.
  • Fois F., 1981, Torri spagnole e forti piemontesi in Sardegna, La Voce Sarda, Cagliari.
  • Tronchetti C., 1989, Sant’Antioco, Guide e Itinerari, Sassari.

Riferimenti sitografici

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