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Sulci: il Tofet

Sulci: il Tofet

Il tofet di Sulci è raggiungibile percorrendo la strada che dal Museo e dalla necropoli corre verso nord ed è ubicato nella località conosciuta ancora oggi come Guardia de is Pingiadas, la vedetta delle pignatte, alla periferia settentrionale dell’abitato.

Il Tofet è un luogo consacrato dove venivano sepolti ritualmente i resti combusti di bambini sacrificati posti all’interno di urne di terracotta, associati a resti di piccoli animali e la cui presenza doveva essere indicata dalla deposizione anche di una stele funeraria. Tale luogo viene citato nella Bibbia, in cui è indicato come l’area dove i bambini erano passati per il fuoco in onore del dio Melqart. Il Tofet di Sulci è stato scavo dalla Soprintendenza alle Antichità di Cagliari in collaborazione con il Centro di Studio per la Civiltà fenicia e punica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Fig. 1).

Questo è stato occupato contemporaneamente all’abitato fenicio e punico, tra la metà dell’VIII e la fine del III secolo a.C.(1), anche se sono state individuate alcune strutture di reimpiego appartenenti a un edificio di epoca romana, forse da identificare con un santuario dedicato a Saturno. A causa della lontananza dalle fortificazioni dell’abitato, il santuario richiedeva un sistema difensivo autonomo e, intorno al 379 a.C. fu realizzata un’imponente struttura muraria in blocchi in trachite rossa squadrati e bugnati (Fig. 2).

Il santuario è composto da due settori, l’uno esteso da nord a sud (Fig. 3) e l’altro, più vasto, esteso verso oriente (Fig. 4) e costituito da una colata trachitica inclinata. Seguendo il sentiero realizzato all’interno dell’area si possono osservare una grande quantità di urne semisepolte e alcune strutture che si ritiene fossero state erette a protezione delle urne stesse. Inoltre, si giunge a ridosso di una grande roccia di trachite rossa ai cui piedi sono state individuate le testimonianze più antiche riferibili al santuario, rappresentate da un ampio numero di recipienti appartenenti a diverse tipologie da riferire a un periodo compreso tra la metà dell’VIII e i primi decenni del VI secolo a.C. (Fig. 5).(2)

Ai piedi della roccia è stato individuato un ulteriore recinto che sembra essere il fulcro principale del santuario dove sono state messe in luce alcune tra le più antiche urne del sito, accanto allo spigolo sud-orientale del muro di fortificazione. Inoltre, ai piedi del rilievo trachitico, si sono rinvenuti cippi e stele votive, e, sulla sommità della roccia, è stato osservato un simbolo (Fig. 6). Questo, identificato anche in altri contesti punici di carattere sacro, ricorda la lettera alfa dell’alfabeto greco, ma il suo significato è tuttora incerto.

Seguendo sulla sinistra la roccia, è presente un secondo sentiero, delimitato anche da un muretto, dove sono visibili alcune tracce del luogo in cui probabilmente dovevano essere incinerati i corpi defunti dei bambini con quelli degli animali. Purtroppo, la zona più vasta del santuario, quella orientale, non è visitabile a causa dell’elevato numero di urne emergenti o ancora completamente interrate, riferibili a deposizioni datate al periodo compreso tra il VI e il IV secolo a.C. Inoltre, nel settore orientale, è stata messa in luce una cisterna a bagnarola che è stata datata al periodo tardo punico-romano.

A lungo si è creduto che una struttura posta alla sinistra del cancello di ingresso fosse un altare destinato ai sacrifici umani, a causa della presenza di alcune vasche realizzate sulla superficie in cui si doveva raccogliere il sangue. In realtà non c’è alcune testimonianza certa che possa confermare questa ipotesi e che possa far credere che ci sia un reale legame tra questa struttura e i rituali che dovevano svolgersi all’interno del santuario.(3)

Nel corso delle campagne di scavo, tra tutti i reperti archeologici individuati (ceramica di varia tipologia tra cui vari tipi di urne(4), stele, gioielli e altri), sono stati rinvenuti anche 126 amuleti, originariamente collocati all’interno delle urne, realizzati nei materiali più vari (piombo, bronzo, oro, argento, elettro, pasta vitrea, vetro, calcare, talco, diaspro verde, osso, avorio, conchiglie e ceramica) suddivisi in cinque categorie principali: metalli, paste vitree, pietre, materie ricavate da animali e argilla. Questi sono stati utilizzati per distinte classi, come si evince dalla seguente classificazione:

  1. metalli
    piombo: simboli divini, medaglioni, pendenti;
    bronzo: parti del corpo umano, medaglioni, pendenti, parti di animali, elementi vegetali, campane;
    oro: medaglioni;
    argento: medaglioni, pendenti;
    elettro: medaglioni;
  2. vetro
    pasta vitrea: parti del corpo umano, divinità, maschere, simboli divini, parti di animali;
    vetro: parti del corpo umano, maschere;
  3. pietra
    calcare: parti del corpo umano;
    talco: divinità, maschere, simboli divini;
    diaspro verde: scarabei;
  4. osso
    osso (Fig. 7): parti del corpo umano, simboli divini, maschere, animali, elementi vegetali;
    avorio: dadi;
  5. ceramica
    parti di animali, dadi.

Analizzando questa classificazione si possono fare alcune osservazioni: i medaglioni e i pendenti venivano realizzati unicamente in metallo; le maschere sono in paste vitree, talco e osso; gli scarabei rinvenuti sono stati realizzati unicamente in diaspro verde; i dadi sono in avorio e ceramica; infine, le immagini divine, le parti del corpo umano, animale e gli elementi vegetali non hanno una materiale esclusivo, ma sono stati realizzati in tutti le classi di materiali, a esclusione della ceramica che ha uno sfruttamento limitato per questo tipo di reperti.

Purtroppo, è impossibile stabilire con assoluta certezza la cronologia di ciascun pezzo poiché il materiale non proviene da un contesto stratigrafico ben definito e quindi non basato su confronti ceramici sicuri (5).

Immagini e piante

Sulci: il Tofet
Fig. 1.
Pianta del tofet (in Bondì-Botto-Garbati-Oggiano 2009, p. 216 fig. 44).


Fig. 2.
Muro di fortificazione del tofet (in 32).


Fig. 3.
Settore occidentale del tofet (in Bartoloni 1989, fig. 28).


Fig. 4.
Settore orientale del tofet (in Bartoloni 1989, fig.29).


Fig. 5.
Urne fenicie rinvenute in una crepa della roccia (in Bartoloni 1989, fig. 31).


Fig. 6.
Simbolo inciso sulla sommità della roccia del tofet (in Bartoloni 1989, fig. 34).


Fig. 7.
Amuleti in osso provenienti dal tofet e datati al IV a.C. (in Bartoloni 1989, fig. 63).

Note

  1. All’ultima fase di occupazione del sito è attribuibile una monete in bronzo riferibile alla zecca di Ibiza, la sola moneta ibero-punica rinvenuta in un contesto della Sardegna punica. L’unicità e la raffigurazione di Bes-Cabro sul dritto hanno fatto ipotizzare un utilizzo della stessa come amuleto (Acquaro 1973, pp. 205-206).
  2. Le urne visibili oggi in quest’area sono delle copie poste al posto degli originali che sono stati rimossi per evitarne il degrado.
  3. Bartoloni 1989, pp. 51-56.
  4. Le urne individuate nell’area sacra, oltre 2000, sono ascrivibili al periodo compreso tra il 750 e il 525 a.C. Due di queste sono d’importazione: una è un’olla stamnoide di fabbrica pitecusana datata al 725-700 a.C.; l’altra, un’anfora, appartiene alla produzione greca di tipo sub-geometrico in stile metopale riferibile al 700-675 a.C. Tre urne, invece, testimoniano la commistione tra la componente fenicia e quella nuragica e coprono un arco temporale compreso tra il 750 a.C. e il VII secolo a.C. Infine, sono presenti molte urne di matrice fenicia che presentano confronti sia con il mondo occidentale sia con l’area fenicio-cipriota. (Bartoloni 1988, pp. 165-172; Bondì-Botto-Garbati-Oggiano 2010, p. 217)
  5. Bartoloni 1973, pp. 181-186. 

Riferimenti bibliografici 

  • Acquaro E., 1973, Una moneta ibicenca dal tofet di Sulcis, in Rivista di Studi Fenici vol. 1, pp. 205-206.
  • Bartoloni P., 1973, Gli amuleti punici del tofet di Sulcis, in Rivista di Studi Fenici vol. 1, pp. 181-203.
  • Bartoloni P., 1988, Urne cinerarie arcaiche a Sulcis, in Rivista di Studi Fenici vol. 16, pp. 165-179.
  • Bartoloni P., 1989, Sulcis, Roma.
  • Bondì S.F., Botto M., Garbati G., Oggiano I., 2009, Fenici e Cartaginesi. Una civiltà mediterranea, Roma.
  • Morigi A., 2007, La città punica. Topografia e urbanistica, Lugano.

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