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Sulci: l’abitato arcaico

L’abitato arcaico di Sulci, fondato nel secondo quarto dell’VIII secolo a.C., è stato identificato durante gli scavi del 1983 nei pressi del cronicario comunale, in Via Gialeto. L’area accessibile ai visitatori è divisa in due settori ma la zona fenicia si trova solo in quello orientale in quanto la parte occidentale è occupata da abitazioni di epoca romana repubblicana che si sono sovrapposte all’impianto urbano precedente. A causa della continuità di vita non è possibile, dunque, ricostruire l’articolazione completa dell’abitato, dato che sono stati messi in luce solo alcuni lembi che forniscono notizie solo parziali.

Le abitazioni fenicie di Sulci erano realizzate con muri larghi 50-52 cm nella parte inferiore, individuati nel settore orientale, e da mattoni di argilla mista a paglia cotti al sole e successivamente intonacati, per la parte superiore dell’alzato, che hanno un orientamento nord-sud.

Nella zona centrale sono stati rinvenuti una cisterna e, poco più a sud, un silos circolare con pozzo che doveva servire per la raccolta del grano. La datazione di questo edificio purtroppo non è certa: il suo aspetto sembra rimandare a un contesto protostorico, ma all’interno è stata rinvenuta una grande quantità di ceramica fenicia databile entro la seconda metà dell’VIII secolo a.C.(1)

Inoltre, sono stati messi in luce anche numerosi reperti datati a una fase posteriore del VI a.C. provenienti da laboratori in cui si dovevano realizzare oggetti in avorio, osso, vetro e pasta vitrea. Nella zona meridionale di questo settore è stato individuato un porticato di epoca romana imperiale costituito da pilastri, di cui si conservano unicamente le basi, e da una pavimentazione di tessere, entrambi calcarei. Questo è andato a ricoprire i resti di edifici riferibili all’epoca fenicia di cui purtroppo non si ha alcuna notizia.

Per quanto riguarda il tracciato viario di epoca fenicia non ci sono molte tracce, essendo stato obliterato dalla fase successiva, ma è possibile averne un’idea se si osserva una strada romana che sembra ricalcare il tracciato della viabilità precedente, che quindi doveva essere costituita da strade ortogonali. Lungo il suo percorso si affacciano una serie di abitazioni realizzate con blocchi di pietra recuperati da edifici pre-esistenti che infatti presentano diverse lacune e risultano gravemente danneggiati a causa della spoliazione continua. Una persistenza dell’abitato più antico è evidente anche nella presenza di pozzetti fognari destinati alla raccolta dell’acqua piovana, visibili lungo la strada, individuati anche in altri siti fenicio-punici del Nord Africa e della Sicilia.

Infine, grande importanza è rivestita da un mosaico in cocciopesto identificato in questo stesso settore, anche se originariamente non doveva essere collocato in questo luogo. Tale mosaico è realizzato in tessere calcaree di colore biancastro e raffigura i simboli di Tanit e del Labirinto (indicato con un meandro), quindi indica una sopravvivenza religiosa e culturale dell’epoca precedente in contesto romano.(2)

Sulci: l’abitato arcaico
Fig. 1.
Pianta dell’abitato fenicio di Sulci (in -Botto-Garbati-Oggiano 2009, p. 214 fig. 43).

Note

  1. Bernardini 1988, pp. 75-76.
  2. Bartoloni 1989, pp. 56-59; Bondì-Botto-Garbati-Oggiano 2009, pp. 213-215.

Riferimenti bibliografici

  • Bartoloni P., 1989, Sulcis, Roma.
  • Bernardini P., 1988, L’insediamento fenicio, in Rivista di Studi Fenici vol. 16, pp. 75-89.
  • Bondì S.F., Botto M., Garbati G., Oggiano I., 2009, Fenici e Cartaginesi. Una civiltà mediterranea, Roma.
  • Morigi A., 2007, La città punica. Topografia e urbanistica, Lugano.

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