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Sulci: necropoli punica

La necropoli punica del sito di Sulci è stata individuata sul colle dove è ubicato il Castello sabaudo e nelle sue pendici nord-orientali (Fig. 1). Le sue fasi più antiche di occupazione risalgono circa al VI-V secolo a.C., quando i Punici la usarono per deposizioni principalmente plurime, e presenta una continuità di uso fino all’età repubblicana (III-II secolo a.C.) quando i Romani sfruttarono una parte di essa per la sepoltura di cremati all’interno di contenitori (quasi sempre cassette in pietra o piombo). Sembra che durante il I secolo a.C. la necropoli non fosse sfruttata dato che non sono stati rinvenuti materiali risalenti a questo periodo all’interno delle tombe, presenti, invece, nella terra di riempimento delle sepolture accumulatasi dopo il loro abbandono.

Nel momento di massima espansione, l’impianto funerario aveva un’estensione di circa 6 ettari e occupava un’area che oggi è compresa tra la chiesa parrocchiale e il fortino sabaudo.

La necropoli è costituita sia da tombe ipogee sia da tombe a fossa, anche se in numero inferiore, che ospitavano unicamente inumati, rito funerario che nel periodo punico ha sostituito quello precedente a incinerazione. Le rare tombe a fossa, realizzate nel banco tufaceo, sono di forma rettangolare e di dimensioni molto simili tra di loro: larghe e profonde 60-70 cm, e lunghe circa 2 m. Ogni fossa conteneva la sepoltura di un singolo individuo e presentava una copertura realizzata da lastre di tufo ricavate dallo scavo della tomba stessa.(1)

Inoltre, tra le tombe a fossa, sono presenti anche quelle a enchytrismòs, riservate alla sepoltura di bambini: questi venivano posizionati all’interno di grandi anfore di tipo commerciale sulle quali veniva realizzata un’apertura attraverso cui veniva introdotto il defunto; successivamente venivano chiuse con una pietra, che doveva impedire la fuoriuscita dell’ombra del bambino, e infine deposte nella fossa.

La tipologia maggiormente attestata è quella delle tombe ipogee, normalmente destinate a sepolture multiple. L’accesso alla camera è realizzato per mezzo di un corridoio gradinato, detto dromos, che presenta una larghezza differente a seconda della cronologia della tomba di appartenenza:

  • fine VI-inizio V secolo a.C.: la larghezza del dromos è uniforme e può superare anche il metro e mezzo;
  • metà V secolo a.C.: 1) la larghezza diminuisce notevolmente tanto da superare raramente il metro; 2) il dromos presenta una pianta “a siringa” (cioè di forma trapezoidale allungata) che ricorda molto i corridoi delle tombe dei faraoni egiziani del Nuovo Regno.

Normalmente, al termine della scalinata è situato un pianerottolo con una superficie tra i 2 e i 3 m. Nella parete di fondo si apre il portello d’accesso alla camera, realizzato generalmente a un livello di poco superiore a quello di calpestio in modo da limitare le infiltrazioni d’acqua, che presenta un’altezza che raramente supera il metro e mezzo e una larghezza generalmente inferiore al metro. Una volta oltrepassato il portello si accede direttamente nella camera che è di tre tipi diversi in tutta la necropoli:

  • singola cella rettangolare, con accesso lungo uno dei lati brevi, di 4 x 5 m (tipologia più antica);
  • cella rettangolare divisa in due parti da un tramezzo centrale che si distacca perpendicolarmente dalla parete di fondo, opposta all’entrata. Inoltre, questo tipo d’ipogeo presenta anche il corridoio di accesso più stretto rispetto a quello della tipologia precedente. Le due celle spesso sono identiche ma sono attestati anche alcuni casi in cui i vani non sono speculari probabilmente a causa dell’espansione sotterranea degli ipogei;
  • camera singola con una fossa rettangolare realizzata nel pavimento che doveva accogliere il corpo del primo inumato. In realtà si tratta di un unicum che riguarda la tomba 8 A.

Inoltre, nella necropoli sulcitana è stata individuata una tomba ipogea all’interno della quale sono stati rinvenuti molti teschi mancanti però dello scheletro post-craniale. Inizialmente si è pensato fosse da riferire alla pratica di alcuni riti o alla deposizione di decapitati ma molto più probabilmente può essere interpretata come una tomba destinata a raccogliere le parti del corpo dei defunti più antichi esumati dalle loro sepolture in modo da recuperare spazio per ulteriori deposizioni.(2)

Purtroppo, l’area necropolare a destra della strada non è visitabile a causa della prosecuzione delle indagini archeologiche. Qui sono state individuate tombe riferibili all’impianto funerario più antico formate da un singolo vano rettangolare o quadrato quasi sempre privo del tramezzo divisorio. Questa zona ha subito degli interventi di ristrutturazione durante il IV secolo a.C. quando fu realizzata la cinta muraria e, nello stesso periodo, fu spianata per rendere possibile la costruzione di un anfiteatro, operazioni che hanno portato, però, alla perdita di numerose informazioni riguardanti i contesti funerari.

Guardiamo ora alcuni ipogei più da vicino.

1AR e 2AR

Le tombe 1AR e 2AR sono state scavate nell’anno 1982 dalla Soprintendenza Archeologica per le Province di Cagliari e Oristano e sono ubicate a nord dell’abitato di Sant’Antioco. In questa stessa area è stata individuata una discarica di materiale archeologico molto eterogeneo, proveniente da queste due sepolture.

I due ipogei presentano lo stesso orientamento est-ovest e sono costituiti da un corridoio d’accesso che porta alla camera sepolcrale. La maggior parte delle notizie della tomba 1AR, la più settentrionale, sono deducibili dallo studio dei materiali provenienti dalla discarica e a essa riferibili. Questi consistono di:

  1. brocca con orlo bilobato: presenta alcuni elementi di arcaicità come l’ansa geminata e il risalto tra la spalla e la pancia (riferibili al VII secolo a.C.), mentre il piede distinto è un elemento che porta all’attardamento essendo assente negli esemplari più antichi.
  2. anfora commerciale: sono osservabili un risalto esterno sull’orlo che è gonfio internamente, caratteristica riconducibile alla seconda metà del VI secolo a.C.
  3. anfora incompleta: è priva della parte inferiore della pancia e del piede. Presenta una decorazione a righe, fasce e punti che la ricollegano alla ceramica massaliota.
  4. frammenti di piatto: sono tutti acromi e sono confrontabili con quelli rinvenuti nelle più tarde tombe arcaiche della necropoli di Monte Sirai.
  5. due frammenti di brocca con orlo a fungo: contemporanei al materiale illustrato sopra quindi riferibili al periodo arcaico.
  6. tazza: presenta l’orlo aperto ed è riferibile a un contesto cronologico simile a quello dei reperti suddetti.

Quindi, sulla base della ceramica, si può affermare che la tomba 1AR deve essere stata utilizzata in un arco di tempo compreso tra la fine del VI e la fine del V secolo a.C., quindi nel periodo punico arcaico.(3)

Abbiamo maggiori informazioni, invece, per la tomba 2AR (Fig. 2): presenta un orientamento est-ovest, un dromos tendente verso sud e con una larghezza che aumenta man mano che si raggiunge l’ingresso alla camera. La lunghezza della tomba è di 10,5 m di cui 5,27 m riferibili al corridoio (dei quali 4,12 m di pianerottolo) mentre i restanti alla camera. Il portello è stato realizzato al centro della parete di fondo del corridoio, non presenta una soglia sopraelevata e ha un’altezza di 1,51 m. Da questo si accede alla camera ipogea di forma quadrangolare, che ha una superficie di 18,5 m e che presenta alcune nicchie realizzate nelle pareti: due, di dimensioni differenti, in quella orientale e tre in quella occidentale di fondo che ha conservato anche alcune tracce di decorazione. Queste consistono in linee in ocra rossa che circondano le nicchie formando dei riquadri geometrici.

Inoltre, lungo la parete settentrionale sono stati rinvenuti due blocchi parallelepipedi in tufo che si ritiene fossero dei sostegni per un letto funerario in legno di cui non si è conservata, però, alcuna traccia. Verso il centro della stanza, invece, sono stati identificati i resti di un sarcofago ligneo di 2×0,9 m realizzato con travi che, con ogni probabilità, furono montate all’interno della tomba, essendo nel complesso di dimensioni maggiori rispetto all’ingresso.

Analizzando il corredo funerario rinvenuto e la sua posizione è possibile individuare tre deposizioni. Questo è costituito da tre gruppi di materiali:

  • angolo nord-orientale;
  • angolo nord-occidentale;
  • centro della stanza e adiacenze dell’angolo sud-occidentale.

Le forme individuate sono quelle tipiche del rituale funerario: brocca con orlo a fungo, brocca con orlo bilobato e anfora domestica, riferibili al V secolo a.C.

Il corredo è completato da oggetti d’arredo personale come un anello crinale in lamina d’oro con anima bronzea rinvenuto al centro della camera e che è ampiamente attestato in altri contesti funerari di questa stessa necropoli e in quella di Tharros. Inoltre, sul piano della nicchia a destra del portello d’accesso alla camera sono stati individuati anche una coppiglia in bronzo pertinente al sarcofago, quindici lingotti di piombo di piccole dimensioni e una parte di un astragalo di bovino adulto (Bos taurus).

Considerando, quindi, tutti gli elementi riscontrabili, la tomba 2 AR, presentando un corredo di tipo arcaico, viene datata al primo venticinquennio del V secolo a.C. e ha subito lo smantellamento tra la fine del V e la fine del IV secolo a.C., le cui tracce sono ancora visibili in situ.(4)

7 AR

La tomba 7 AR (Fig. 3) è stata indagata nel 1989 da P. Bernardini e si trova nel settore meridionale della necropoli. Questa, orientata in senso est-ovest, è formata da un corridoio lungo e stretto con numerosi gradini che portano a una camera ipogea bipartita per mezzo di un tramezzo che parte perpendicolarmente dalla parete di fondo. Questa presenta un tetto piatto e due nicchie nelle pareti, una in quella settentrionale e l’altra in quella meridionale.

Le sepolture individuate sono due: la prima era collocata lungo la parete di fondo del vano di sinistra e consiste in un feretro ligneo; la seconda si trova nel vano di destra, lungo il tramezzo ed è una deposizione in cassa lignea. All’interno della camera sono stati identificati anche alcuni elementi appartenenti al corredo, mentre non sono presenti ornamenti personali dei defunti:

  1. Sepoltura del vano sinistro: si sono conservate una brocca con orlo a fungo e una brocca con orlo lobato rinvenuti non distanti dalla nicchia, e un’anfora collocata al di sopra della cassa;
  2. Sepoltura del vano destro: sono stati identificate una brocca con orlo a fungo e una brocca con orlo lobato sul pavimento (anche se probabilmente dovevano essere collocati nella nicchia), e un’anfora rinvenuta nell’angolo nord-orientale isolata

Quindi, si possono fare alcune considerazioni:

  • essendo stata rinvenuta intatta, la tomba era destinata unicamente a due deposizioni nonostante il suo impianto permettesse la deposizione di un numero maggiore di defunti, e non è stata interessata da un riutilizzo in epoca successiva;
  • osservando il corredo si nota l’essenzialità della ceramica costituita da solo tre forme di cui due, le brocche, legate al rituale funerario.(5

6A

La tomba 6A (Fig. 4) è stata scoperta durante gli scavi effettuati nel 1988 nel settore della necropoli rinvenuto in proprietà Agus. Questa presenta un orientamento nord/est-sud/ovest ed è costituita da un dromos discendente e da una camera ipogea. Il corridoio d’accesso è del tipo a siringa, con undici gradini che terminano in un pianerottolo dal quale si accede alla camera per mezzo di un’apertura realizzata nel muro di fondo, chiusa da un lastrone dietro il quale sono state individuate le tracce di un muro di mattoni di fango. La camera è di forma quasi quadrangolare e presenta due nicchie nella parete opposta all’ingresso e una per ognuna delle altre due.

All’interno della camera sono state individuate tre deposizioni collocate negli angoli sud-est, sud-ovest e nord-ovest, poste su tavole lignee poggiate su pietre e mattoni di fango. È stato possibile ricostruire i corredi di ciascuna inumazione dato che, al momento dello scavo, sono stati identificati tre accumuli di materiali nei pressi delle inumazioni. Considerando la totalità dei corredi, sono presenti 28 reperti ceramici (di cui 8 brocche con orlo bilobato, 7 brocche con orlo a fungo, 9 anfore, 3 piatti e1 lucerna bilicne) e 1 vago di collana realizzato in pasta vitrea blu.

Inoltre, in una delle nicchie sono stati rinvenuti alcuni oggetti in posto: una brocca con orlo bilobato, un’altra con orlo a fungo e un piatto.

Sulla base dei corredi è possibile affermare che la tomba è datata al pieno V secolo a.C. e non è riutilizzata a causa dell’interro subito in età repubblicana per la realizzazione dei terrazzamenti per l’accesso al tempio sull’acropoli e del successivo anfiteatro di età imperiale.(6)

9 AR

La tomba 9 AR (Fig. 5) è stata rinvenuta intatta al momento della scoperta: il portello di chiusura era ancora ben fissato nell’apertura realizzata sulla parete di fondo del dromos. La tomba, che ha un orientamento est-ovest, ha una camera ipogea di forma quasi quadrata alla quale si accede per mezzo di un lungo corridoio composto da numerosi gradini. All’interno della camera sono state individuate dieci sepolture (con pochi resti delle casse lignee), di cui quattro a sinistra dell’ingresso e sei a destra, tutte disposte con orientamento est-ovest

Parte del corredo si è conservato per ogni sepoltura:

  1. Sepoltura 1: sulla cassa si sono rinvenuti un piatto, alcuni elementi di collana e uno scarabeo, mentre nelle vicinanze sono state identificate una brocca con orlo a fungo e un’anfora.
  2. Sepoltura 2: il corredo è costituito da una brocca con orlo a fungo e da un’anfora, ma sono stati rinvenuti anche, all’interno della cassa, una collana e un orecchino in oro.
  3. Sepoltura 3: ci sono due concentrazioni di oggetti, una verso la parete di fondo costituita da due brocche con orlo a fungo e un’anfora, e l’altra, collocata nel lato opposto e composta da una brocca con orlo a fungo, una con orlo bilobato e un’anfora. Inoltre, lungo il lato destro della cassa, è stata individuata una lucerna bilicne su stelo. Probabilmente appartengono a questo corredo anche alcune oggetti rinvenuti a poca distanza dal feretro, come una brocca con orlo lobato e una lucerna bilicne a destra, e un piatto e un’altra lucerna bilicne rinvenuti a sinistra.
  4. Sepoltura 4: il corredo è composto da due anfore collocate a ridosso dell’angolo sud-occidentale della tomba, da un piatto ubicato sulla cassa, e da 26 pezzi rinvenuti accumulati nella zona centro-meridionale, di cui 3 attingitoi, 7 coppe, 5 piatti, 1 anfora, 4 oinochoai, 2 brocche con orlo lobato e 4 brocche con orlo a fungo.
  5. Sepoltura 5: sulla cassa, nei pressi della parete di fondo, sono state rinvenute un’anfora e due brocche con orlo a fungo, oltre a uno scarabeo.
  6. Sepoltura 6: nella parte mediana della cassa sono state identificate un’anfora, una brocca con orlo lobato e una brocca con orlo a fungo.
  7. Sepoltura 7: presenta un corredo costituito da due anfore, una brocca con orlo lobato e un piatto.
  8. Sepoltura 8: nel terzo inferiore della cassa è presente unicamente un’anfora.
  9. Sepoltura 9: si sono conservati una brocca con orlo a fungo e un’altra con orlo lobato, oltre a una collana che era stata indossata dal defunto prima della sua morte.
  10. Sepoltura 10: presenta un’oinochoe sul feretro e, presso il lato superiore, una brocca con orlo a fungo.

Dall’analisi dei corredi, si può osservare che gli elementi ricorrenti nei corredi di tradizione fenicio-punica sono sempre presenti all’interno di questa tomba.(7)

10 AR

La tomba n. 10 AR (Fig. 6) è costituita da un corridoio d’accesso gradinato dal quale si accede alla camera, sigillata da una lastra, di forma quadrangolare e divisa in due vani da un tramezzo che parte dalla parete di fondo opposta all’ingresso. Le sepolture identificate all’interno della camera sepolcrale sono cinque, di cui quattro nel vano di sinistra, all’interno di casse lignee, erano disposte in posizione parallela tra loro e rispetto alla parete di fondo, e una in quello di destra, addossata al tramezzo. Nel vano di sinistra, gli elementi dei corredi sono stati rinvenuti nei pressi delle sepolture n.1, 2 e 4 e possono essere divisi in due gruppi:

  1. due lingotti in piombo collocati lungo il lato lungo del feretro 1; un ulteriore lingotto in piombo proveniente dall’interno della cassa; una brocca con orlo a fungo e un’altra con orlo lobato identificate tra la parete meridionale e la sepoltura n.1.
  2. due anfore, una brocca con orlo a fungo e una con orlo lobato collocate sulla cassa della sepoltura n.4; un’altra coppia di brocche proviene dall’area tra la parete di fondo e il muretto realizzato a ridosso della sepoltura n.4; infine, due anfore e un’ulteriore coppia di brocche collocata nell’angolo sud-occidentale della stanza, poco distante dall’angolo della cassa 4.

Considerando i reperti ceramici nel complesso, si evince che sono presenti 4 anfore, 4 brocche con orlo a fungo e 4 brocche con orlo lobato, un corredo omogeneo per ogni sepoltura, se si tralascia la posizione di rinvenimento. Inoltre, osservando questo contesto si può ipotizzare che questi quattro individui fossero stati sepolti contemporaneamente e che fossero legati da una parentela, anche se è un’ipotesi che non può essere confermata da dati scientifici.

Molto diverso è il contesto riscontrato per il vano destro che, oltre ad aver restituito un’unica sepoltura, presenta il suo corredo distribuito su tutta la superficie. Sul feretro sono stati rinvenuti una lekythos attica e due anfore, mentre gli altri oggetti del corredo sembrano essere stati concentrati in tre aree distinte:

  • lungo il tramezzo: tre brocche con orlo a fungo, tre brocche con orlo lobato e due anfore.
  • lungo la parete opposta al tramezzo: tre brocche con orlo a fungo, tre brocche con orlo lobato, quattro anfore e un askos zoomorfo.
  • lungo il lato lungo della cassa: tre brocche con orlo a fungo, tre brocche con orlo lobato e due piatti.

Inoltre, sono stati rinvenuti anche alcuni oggetti di ornamento del defunto come alcuni vaghi di una collana e uno scarabeo.

Si può quindi affermare che la forma maggiormente attestata è l’anfora, accompagnata dai due tipi di brocca legati al rito di preparazione del defunto.(8)

12 AR

La tomba 12 AR (Fig. 7) si trova nel settore meridionale della necropoli punica di Sulci ed è stata indagata durante la campagna di scavo del 1989. Questa, che presenta un orientamento est-ovest, è del tipo a camera ipogea singola con l’ingresso realizzato nel lato orientale dove è stata rinvenuta la lastra di chiusura in situ. A causa del crollo del soffitto e quindi dello stato di conservazione dei resti non è possibile definire con certezza il numero delle deposizioni, anche se i frammenti lignei delle casse fanno supporre che ci fossero almeno quattro inumati, di cui tre lungo la parete nord e uno presso quella sud.

I corredi di ciascun inumato non sono ben distinguibili ma sono abbastanza omogenei: dieci anfore, dieci brocche con orlo a fungo e dieci con orlo bilobato che rimandano alle forme riferibili all’inizio del V secolo a.C. Inoltre, sono stati rinvenuti due lekythoi attici, di cui una attribuibile al Cock-group caratterizzato dalla raffigurazione di un gallo con una lunga coda e per la forma riferibile alla Classe di Atene 581, e l’altra della stessa forma della precedente ma di qualità inferiore. Oltre a questi reperti, ascrivibili al V secolo a.C., sono stati rinvenuti uno skyphos di fabbrica ateniese leggermente anteriore, un pendente aureo di un tipo attestato tra il VII e il V secolo a.C., una protome femminile datata al VI secolo a.C. (Fig. 8) e un alabastron riferibile a un periodo compreso tra la metà del VI e gli inizi del IV secolo a.C.

Nella camera sono stati identificati anche 5 lucerne a conchiglia, alcuni vaghi in pasta vitrea e in ambra, e due amuleti raffiguranti l’occhio di Horo.

Quindi considerando nel complesso i corredi si può ritenere che la tomba sia stata utilizzata per una serie limitata di inumazioni in un arco di tempo non molto ampio, intorno alla prima metà del V secolo a.C. Il livello del gruppo familiare è medio-alto se si considerano gli oggetti di importazione, l’alabastron e gli ornamenti personali, anche se sono assenti altri indicatori di status come gli amuleti presenti invece in altri contesti sepolcrali della necropoli di Sulci.(9)

Di notevole interesse è anche un’altra tomba a camera che può essere considerata come un unicum della necropoli. Questa è costituita da un corridoio con tredici gradini che termina in un pianerottolo sul quale si apre l’ingresso alla camera sepolcrale. Questa ha una forma trapezoidale e presenta due nicchie su ogni parete, ma l’elemento che rende eccezionale questo sepolcro è la presenza di un pilastro all’interno della camera su cui è stato realizzato il rilievo di una figura umana stante, frontale, con il piede sinistro portato in avanti, il braccio destro sul petto e il sinistro lungo il fianco, con tracce di colore ancora perfettamente evidenti. Il modello iconografico è da ricercare in contesti egiziani ma difficile invece è l’identificazione del personaggio raffigurato. Questo potrebbe essere l’immagine di un demone ctonio o anche la raffigurazione del defunto stesso: quest’ultima ipotesi sarebbe supportata dalla mascheratura rituale con la pittura, in rosso, dei capelli, della barba, dei capezzoli e delle orecchie che richiama i riti di preparazione del cadavere attestati in contesti punici. Altra particolarità è anche la presenza di resti di due uccelli e di alcune uova di volatile rinvenuti all’interno di una nicchia. Infine, è stato possibile datare questo sepolcro alla seconda metà del V secolo a.C. sulla base del corredo ceramico, molto limitato e costituito da un’anfora da mensa, da una lucerna e da un piatto. All’esterno del sepolcro è stato rinvenuto anche un kernos a testa d’ariete ma non si può affermare con certezza se questo facesse effettivamente parte del corredo d’accompagnamento dell’inumato sepolto all’interno di questo sepolcro.(10)

Galleria di immagini

Sulci necropoli punica
Fig. 1. Area della necropoli di Sulci (in Bartoloni 1989, p. 117 fig. 20).

Sulci necropoli punica
Fig. 2: Pianta della tomba 2 AR (in Bartoloni 1987, fig.2).

Sulci necropoli punica
Fig. 3. Pianta della tomba 7 AR (in Bernardini 1999, p. 136 fig.1).

Sulci necropoli punica
Fig. 4. Pianta della tomba 6A (in Tronchetti 1990, p. 153 fig.16).

Sulci necropoli punica
Fig. 5. Pianta della tomba 9 AR (in Bernardini 1999, p. 138 fig.2).

Sulci necropoli punica
Fig. 6. Pianta della tomba 10 AR (in Bernardini 1999, p. 142 fig.3).

Sulci necropoli punica
Fig. 7. Pianta della tomba 12 AR (in Tronchetti 2002, p. 159 tav.II).

Sulci necropoli punica
Fig. 8. Protome femminile rinvenuta nella tomba 12 AR (in Tronchetti 2002, p. 165 tav.VIII).

Note

  1. Bartoloni 1989, p. 42.
  2. Bartoloni 1989, p. 45.
  3. Bartoloni 1987, pp. 57, 64-66.
  4. Bartoloni 1987, pp. 58-63, 66-67.
  5. Bernardini 1999, pp. 134-136.
  6. Tronchetti 1990, pp. 152-153.
  7. Bernardini 1999, pp. 137-141.
  8. Bernardini 1999, pp. 141-144.
  9. Tronchetti 1997, pp. 115-116; Tronchetti 2002, pp. 143-148.
  10. Bernardini 2005, pp. 63-80 

Riferimenti bibliografici

  • Acquaro E., 1988, Gli insediamenti fenici e punici in Italia, Roma.
  • Acquaro E., Aubet M.E., Fantar M.H., 1993, Insediamenti fenici e punici nel Mediterraneo occidentale, Roma.
  • Bernardini P., 1999, Sistemazione dei feretri e dei corredi nelle tombe puniche: tre esempi da Sulcis, in Rivista di Studi Fenici vol. XXVII, 2, Roma, pp. 133-146.
  • Bernardini P., 2005, Recenti scoperte nella necropoli punica di Sulcis, in Rivista di Studi Fenici vol. XXXIII, Roma, pp. 63-80.
  • Bartoloni P., 1987, La tomba 2AR della necropoli di Sulcis, in Rivista di Studi Fenici vol. XV, 1, Roma, pp. 57-73.
  • Bartoloni P., 1989, Sulcis, Roma.
  • Tronchetti C., 1989, S. Antioco, Sassari.
  • Tronchetti C., 1990, La tomba 6A della necropoli punica di Sulcis, in Bollettino di Archeologia 3, Roma, pp. 152-153.
  • Tronchetti C., 1997, La tomba 12 (A.R.) della necropoli punica di Sant’Antioco, in Phoinikes B Shrdn. I Fenici in Sardegna-nuove acquisizioni (a cura di P. Bernardini, R. D’Oriano, P.G. Spanu), Cagliari, pp. 115-116.
  • Tronchetti C., 2002, La tomba 12 AR della necropoli punica di Sant’Antioco, in Quaderni. Soprintendenza Archeologica per le provincie di Cagliari e Oristano, pp. 143-171.

2 Commenti su Sulci: necropoli punica

  1. Il dromos il pavimento e le pareti della tomba etrusca sono costituiti da pietra alberese gli stipiti il pilastro centrale gli architravi tutta la coperta e la stele sono in pietra arenaria… ..La tomba etrusca dellArciere si trova in Toscana a Montefiridolfi – circa 45 minuti da Firenze – ed visitabile gratuitamente tutti i giorni dalle 9 sino ad un ora prima del tramonto lunica limitazione consiste nel mantenersi nel sentiero segnato senza addentrarsi o sostare nelle propriet private circostanti. Mappa con il percorso per raggiungere la tomba etrusca dellarciere a Montefiridolfi la parte evidenziata in giallo – circa 500 metri di stradine campetri ben tenute e segnalate – va percorsa a piedi impiegando circa 10 minuti.

  2. Il Centro conduce ricerche nel territorio tra Toscana e Lazio allo scopo di ricostruire il periodo compreso tra let del rame e la fine dellet del Bronzo tra iil quarto millennio e il X a.C. che precede la civilt Etrusca e contribuisce alla sua formazione.I principali scavi degli anni passati hanno riguardato oltre che labitato del Bronzo Finale di Sorgenti della Nova Farnese Vt in corso di scavo dal 1974 le necropoli eneolitiche di Poggialti Vallelunga Pitigliano Gr e Fontanile di Raim Ischia di Castro Vt la grotta inghiottitoio di Poggio la Sassaiola sul Monte Amiata Santa Fiora Gr databile al Bronzo Antico – Medio la tomba della stessa epoca di Prato di Fra bulino Farnese Vt labitato protostorico e poi etrusco di Sovana Sorano Gr . Attualmente sono in corso gli scavi dellabitato monumentale di Sorgenti della Nova Farnese Vt quelli della necropoli di Roccoia Farnese Viterbo risalente al Bronzo Antico-Medio e la ricognizione del territorio tra Fiora e Albegna.

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