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Sulci

sulci

Sulci è un sito archeologico ubicato sull’isola di Sant’Antioco, nella provincia di CarboniaIglesias, nella parte sud-occidentale della Sardegna (Fig. 1), presente al di sotto dell’abitato moderno. La più antica menzione della città è presente nell’opera di Giovanni Francesco Fara del 1580, seguita dalle notizie contenute nel “Dizionario Geografico dei comuni della Sardegna” di Vittorio Angius (a cura di Goffredo Casalis), del 1836. Ma la descrizione più completa delle antichità fatta nel XIX secolo è quella realizzata da Giovanni Spano e datata al 1856-7.

Le prime vere indagini archeologiche che hanno interessato il sito sono state effettuate all’inizio del secolo scorso sotto la direzione di S. Taramelli. Queste hanno suscitato l’interesse anche di altri studiosi come S. Pugliesi, P. Mingazzini, G. Lilliu, F. Barreca, S. Moscati, P. Bartoloni, C. Tronchetti e P. Bernardini(1). L’intero comprensorio suscitano ha restituito attestazioni risalenti a una frequentazione indigena riferibile a un insediamento tardo-neolitico di cultura Ozieri (2) e a un villaggio proto-sardo datato alla prima Età del Ferro.(3)

È solo durante l’VIII secolo a.C. che i Fenici iniziarono a stabilirsi in modo permanente sull’isola e così, nel 770 a.C., fondarono la città di Sulci. Questa assunse da subito, e specialmente durante il VI a.C., un ruolo egemone, affiancando in questo Tharros. Queste due città erano le uniche a disporre di un ampio retroterra coltivabile e Sulci disponeva anche di un bacino minerario ricchissimo. La sua egemonia e il suo ruolo nell’isola cambiarono con l’attacco da parte di Cartagine nel 540 a.C. che trovò una dura opposizione da parte delle città fenicie alleate con le popolazioni indigene, che le inflissero una pesante sconfitta.

Questa fu seguita da un secondo attacco, tra il 520 a.C. e il 510 a.C., guidato dai generali Amilcare e Asdrubale, questa volta vittorioso. Tale vittoria portò alla conquista dell’isola e alla presa di alcune città sarde tra cui anche Sulci, che interruppe ogni forma di commercio esterno. Gli anni successivi passarono senza scosse particolari per le città sarde grazie anche ai trattati stipulati tra Cartagine e Roma. Purtroppo però i rapporti tra le due potenze si deteriorarono rapidamente, soprattutto a causa della spinta espansionistica della seconda, e nel 264 a.C. ebbe inizio lo scontro che coinvolse tutta la Sardegna, compresa la città di Sulci che nel 258 a.C. vide giungere una flotta romana nel Golfo di Palmas, dove i Cartaginesi furono sconfitti.

Negli anni successivi la Sardegna sembra essere esclusa dal teatro delle operazioni militari e quindi non subisce gravi danni. Alla fine delle ostilità, però, a causa della definitiva sconfitta di Cartagine, la Sardegna venne ceduta a Roma.

Per circa due secoli non si hanno più notizie della città di Sulci, ma deve aver seguito le sorti dell’isola. Si ha notizia di un suo appoggio a Pompeo durante lo scontro con Cesare in occasione delle Guerre Civili: ospitò nel suo porto una flotta che rifornì di derrate alimentari. Questa iniziativa fu punita da Cesare che le impose una multa di dieci milioni di sesterzi e la consegna dell’ottava parte del grano, piuttosto che la consueta decima.(4)

Le fonti antiche non ci tramandano altre notizie riguardanti Sulci nel periodo romano, ma deve aver recuperato il suo antico splendore come si può intuire dalle attestazioni di epoca imperiale messe in luce dalle indagini archeologiche. È riscontrabile una continuità culturale tra il periodo repubblicano e quello punico, attestata principalmente da alcune iscrizioni in lingua e scrittura puniche. In questa stessa epoca, la città divenne municipium, evento da datare con ogni probabilità al I d.C. e confermato da alcune iscrizioni che ricordano magistrature quali i quattruorviri iure dicendo, i quattruorviri aedilicia protestate e il consiglio dei decuriones.

Anche nel periodo romano la principale risorsa della città fu il commercio, testimoniato da una gran quantità di ritrovamenti riferibili particolarmente alla fase imperiale: anfore dal nord Africa datate dal II al IV d.C. e vasellame realizzato in sigillata chiara africana riferibile al II-VI d.C. Inoltre, è al II d.C. che va riferito l’arrivo di Antioco la cui storicità è confermata da un’epigrafe rinvenuta nel 1615 nella catacomba del Santo che dice: “beatus sanctus Antiochus pontifex Christi”.

Purtroppo le notizie riferibili al periodo bizantino sono molto limitate. Sappiamo che nel 705 d.C. Sulci fu interessata da un’incursione del califfo egiziano Abd-el-Aziz, alla quale ne seguirono altre che portarono gli abitanti della città a cercare sicurezza nell’entroterra dell’isola maggiore, abbandonando quel sito che tanta importanza aveva rivestito nel corso della storia.(5)


Fig. 1.
Pianta della parte sud-occidentale della Sardegna (in Bartoloni 1989, p. 12 fig. A).


Fig. 2.
Pianta generale del sito di Sulci (in Bartoloni 1989, p. 25 fig. B).

Monumenti di Sulci

I monumenti del sito archeologico di Sulci sono:

Tofet

Necropoli fenicia

Necropoli punica

Necropoli romana

Abitato arcaico (Cronicario)

Abitato romano

Catacombe

Castello

Mausoleo

Note

  1. Bartoloni 1989, pp. 21-22.
  2. La Cultura Ozieri è una cultura prenuragica che si è diffusa in Sardegna tra la fine del IV millennio a.C. e l’inizio del III millennio a.C., il cui nome deriva dal sito che ha restituito la maggiori attestazioni, la grotta di S. Michele presso Ozieri, nella parte settentrionale della Sardegna.
  3. Acquaro 1988, p. 61; Morigi 2007, p. 102.
  4. Bartoloni 1989, pp. 17-20, 79; Bondì-Botto-Garbati-Oggiano 2009, p. 213.
  5. Bartoloni 1989, pp. 79-81; Morigi 2007, pp. 103-104.

Riferimenti bibliografici

  • Acquaro E., 1988, Gli insediamenti Fenici e Punici in Italia, Roma.
  • Bartoloni P., 1989, Sulcis, Roma.
  • Morigi A., 2007, La città punica. Topografia e urbanistica, Lugano.
  • Bondì S.F., Botto M., Garbati G., Oggiano G., 2009, Fenici e Cartaginesi. Una civiltà mediterranea, Roma.

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