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Susa romana: Segusium

Susa romana: Segusium

Segusium, la Susa romana

Le prime notizie storiche di Susa risalgono a Donno, re delle tribù delle valli vicine al Monginevro sui due versanti. Egli si accordò con Cesare garantendo il libero passaggio ai Romani.

Gli succedette il figlio Cozio che, dopo un periodo di relativa tranquillità, combattè contro Augusto fino al 13 a.C.

In seguito a successivi accordi di pace, il re ottenne la cittadinanza romana nonché il comando sulla maggior parte delle tribù della valle e fu nominato prefetto della provincia delle Alpi Cozie, una parte del regno paterno divenuta provincia romana. L’accordo venne celebrato nel 9 a.C. con la costruzione dell’arco di Augusto.

La romanizzazione della valle fu molto lenta e alcune delle tribù tentarono ancora, inutilmente, di ribellarsi.

Dopo la sua morte nel 40 d.C. la sua linea politica fu continuata dal figlio, Cozio II.

Venuto a mancare quest’ultimo nel 67 d.C. e non essendovi discendenti, il regno venne unito all’impero romano. Di conseguenza Segusium divenne municipium ascritto alla tribus Quirina.

Urbanistica di Susa romana

La città nacque su un nucleo preromano che si presentava come un centro fortificato d’altura, sviluppato intorno alla dimora del re Cottius. Probabilmente si trattava di un agglomerato di capanne collegate alla Via delle Gallie, e che seguivano l’orientamento nord-est/sud-ovest.

Il processo di urbanizzazione romano tese a mantenere il modello insediativo del centro indigeno, apportando modifiche solo per regolarizzare la rete viaria e dislocare le aree a intensa frequentazione pubblica.

Il primo nucleo, protourbano, era situato nel settore ovest dell’attuale città, sull’altura del castello a sud della Dora Riparia, in posizione elevata; la Via per le Gallie attraversava la città come asse principale, risalendo la collina dal castello.

Mura

Le mura racchiudevano una superficie estremamente ridotta, dal perimetro all’incirca rettangolare, escludendo aree importanti come quella del foro, privilegiando il settore centro orientale, del quale abbiamo pochi dati archeologici.

Impianto viario

Successivamente nel I sec. d.C. la città si ampliò nell’area nord-est, con un adeguamento degli assi viari al pendio digradante da ovest verso est; tra essi gli assi viari privilegiati erano quelli dell’attuale via Rolando, via Palazzo di Città, via Castello.

La rete viaria di questa zona presentava una planimetria abbastanza regolare con insule quadrangolari.

La collina del castello mantenne anche in epoca romana carattere politico e religioso, mentre nello spazio pianeggiante a nord ovest di essa nell’area corrispondente alle attuali piazza Italia e piazza Pola, fino alla Dora Riparia, i rinvenimenti hanno permesso di stabilire che si trovasse il foro.

Edifici pubblici

Nella parte meridionale della città si trovava l’anfiteatro, datato al II sec. d.C.

Bibliografia

  • A. Mandolesi, Piemonte romano, Biella 2003.
  • E. Panero, La città romana in piemonte. Realtà e simbologia della forma urbis nella cisalpina occidentale, Cavallermaggiore 2000.
  • P. Ramella, Archeologia in Piemonte e Valle d’Aosta (con dati di storia antica), Ivrea 1985.

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